R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Dopo 40 anni (il primo brano fu concepito il primo gennaio del 1978) è uscito Cut The Tongue, primo album prog di Julius Project, dalla mente del tastierista (e avvocato leccese) Giuseppe Chiriatti. Un’opera che Julius pubblica insieme a storici nomi del prog nazionale e mondiale, dall’arrangiatore Paolo Dolfini a Richard Sinclair, leggenda della scena inglese di Canterbury, passando per l’ex Maxophone Marco Croci. Alla voce solista e nei cori c’è Bianca Berry, la figlia di Julius (con tanto di narratore, Profeta, Boy e family friend a parlare e cantare). Un album dalla genesi travagliata ed un progetto intenso che racconta in 18 brani e quasi 60 minuti di musica senza interruzioni il percorso interiore del giovane protagonista Boy, interpretato dalla voce di Bianca Berry. Boy è un ragazzo che si sente annebbiato perché la sua vita non ha senso: dapprima si chiude in sé stesso, poi, su indicazione di un amico di famiglia, si affida ad un “profeta” che gli decanta le meraviglie della ricchezza e l’importanza dell’apparenza, fino a quando, la notte di San Silvestro, Boy non si rende conto che si tratta soltanto di false illusioni. All’alba, in una dimensione onirica, ascolta la voce di uno spirito guida che gli raccomanda di “tagliare la lingua” (Cut The Tongue) ai falsi profeti… Alla fine Boy, troverà il significato della sua esistenza, accettando la solitudine come virtù (a tratti mi ricorda l’idea del fenomenale doppio LP del 1969 Tommy degli Who, una delle prime opere rock in assoluto della storia).

Altro richiamo o opera potrebbe essere Rael dei Genesis e dove il 22 novembre 1974 (2 LP su Charisma Records) è la data di nascita e di pubblicazione di Rael, teppistello portoricano protagonista del doppio album The Lamb Lies Down On Broadway dove Peter Gabriel, allora ormai icona mondiale acclamata nei tour, cambiò la pelle alla band.

Cut The Tongue passa in rassegna gli incontri, i sentimenti, le speranze e le illusioni del giovane protagonista Boy, un ragazzo normale che passa dall’incertezza dell’adolescenza all’influenza degli adulti, alla libertà di una solitudine necessaria per ritrovarsi uomo.

Cut The Tongue rispecchia alcuni episodi di vita vissuta dell’autore, ma non si può dire che si tratti proprio di un’autobiografia.

Giuseppe Chiriatti, classe 1956, vanta una lunghissima esperienza musicale e di palco, con numerose formazioni e una discreta fama nel suo Salento.  Uno dei brani “cuore” del disco e intitolato Clouds, risale al Capodanno del 1978 mentre buona parte degli altri sono stati concepiti nei tre anni successivi, tra cui l’ultimo Desert Way, completato nel gennaio 1981. Nelle intenzioni di Julius tutta la produzione era destinata ad essere eseguita dal suo gruppo dell’epoca, i Forum, i quali tuttavia, avendo abbandonato nel 1976 la musica prog a favore del rock-jazz, ritennero questi brani poco interessanti e superati. Le canzoni sono quindi rimaste nel cassetto per ben 35 anni fino al 2014, quando Bianca, la figlia maggiore di Julius, giornalista musicale con la passione del canto, riascoltando per caso le demo dell’epoca (in un cassetto polveroso trova vecchi manoscritti e provini registrati su musicassetta) e si accorge che non si tratta di brani “singoli”, ma che raccontavano una storia, avevano un stesso filo conduttore decidendo di riportarne alla luce l’originale valore e convincendo il padre a pubblicarle. 

A quel punto l’opera è stata ascoltata dal tastierista milanese Paolo Delfini, ex Jumbo, che entusiasticamente ha abbracciato il progetto, suonando le tastiere in diversi brani, curando gli arrangiamenti e dando il via alla realizzazione, consapevole del fatto che non sarebbe stato facile coordinare il tutto tra Lecce e Milano.

Tutti i pezzi sono stati ripresi solo nel 2014, dopo 33 anni di “sonno” nel cassetto. Per le registrazioni sono stati coinvolti diversi altri musicisti: al Nord, Paolo ha chiamato a collaborare innanzitutto una sezione ritmica composta dal figlio Filippo Dolfini alla batteria e percussioni e da Marco Croci (ex Maxophone, versione anni 2000 al basso e voce solista in Speed Kings), che hanno contribuito a creare l’ossatura su cui si è sviluppata tutta la costruzione del disco. La voce del protagonista è di Bianca, con il nome d’arte di Bianca Berry. In seguito si sono aggiunti gli straordinari contributi degli ex Jumbo Dario Guidotti (fenomenale e decisivo per il sound del disco al flauto e voce solista in You Need A Prophet) e Daniele Bianchini (alla chitarra in Cut The Tongue) così come poi c’è anche il lavoro di Flavio Scansani chitarra solista & 12 corde in Glimmers e Wandering.

Nel 2019 Julius (Giuseppe Chiaratti) tastierista e hammondista, compone l’ultima canzone chiamata proprio Cut the Tongue, su liriche dell’epoca. Ed è proprio in questo brano che si aggiunge la straordinaria collaborazione di Richard Sinclair, quest’ultimo bassista, chitarrista, cantante, solista e compositore britannico, classe 1948, ex Caravan dal 1968, Hatfield And The North dal 1973 al 1980 e di nuovo nel 1991, 2005 e 2006, nei Camel nel 1977-1978, National Health, dei Richard Sinclair’s Caravan of Dreams nel 1992 e 1993, leader dei Wilde Flowers negli anni ’90 (1994).  Indiscusso protagonista della scena prog di Canterbury che ha qui regalato un preziosissimo contributo cantato e che vive attualmente in Puglia. In Salento, invece, hanno contribuito alla realizzazione Francesco Marra e Mario Manfreda alle chitarre, Egidio Presicce al sax tenore in Clouds, e Martina Chiriatti, l’altra figlia di Giuseppe (Julius), che canta ed interpreta il ruolo del “Profeta”, voce solista in Mask And Money.

E se prog (progressive-rock) a fine anni ’70 significava (quando è stato concepito Cut And Tongue) King Crimson, Gentle Giant, Van der Graaf Generator, Yes, Pink Floyd, Emerson Lake & Palmer, Jethro Tull, i più sinfonici Moody Blues e Procol Harum fino agli italiani PFM e Banco del Mutuo Soccorso, un posto d’onore spetta agli stessi Genesis ed è chiaro come riecheggino quelle sonorità ed in particolare in In The Room, Glimmers e Wandering.

Le coordinate stilistiche sembrano far ritornare alla mente quelle del prog sinfonico, ai Caravan di Richard Sinclair o per certi versi ad alcuni gruppi nostrani come i Mangala Vallis, un gruppo di Reggio Calabria formatosi nel 1998, gli stessi Dream Theater (di Boston, Usa) o dei Transatlantic (quest’ultimi supergruppo statunitense nato nel 1999 con Mike Portnoy e Neal Morse) nell’iniziale The Fog.

Il disco è stato mixato e completato nell’agosto del 2020 ai RecLab Studios di Buccinasco (Milano), mettendo la parola fine ad un progetto iniziato nel lontano 1978.

Julius dal canto suo suona le tastiere, l’organo hammond (A 122 del 1964) in I See The Sea ed è voce solista nell’iniziale The Fog e in Wood On The Sand.  Un’opera omnia con ben 4 brani strumentali: Island, I See The Sea, Castaway e Wandering.

Disco prodotto con testi e musiche dello stesso Giuseppe Chiriatti per un album (compact-disc) variegato, visionario, complesso, a tratti epico e pomposo ma al tempo stesso riuscito e dove appaiono alcuni scampoli di musica prog che hanno spostato i confini e gli equilibri del pop verso l’infinito.

Tracklist:

  1. The Fog 
  2. In the Room 
  3. You Need a Prophet 
  4. Mask & Money 
  5. Welcome to the Meat Grinder 
  6. Speed Kings 
  7. Clouds pt. 1 
  8. Clouds pt. 2 
  9. Cut the Tongue 
  10. The Swan 
  11. Island 
  12. We Know We Are Two 
  13. I See the Sea 
  14. Glimmers 
  15. Castaway 
  16. Wood on the Sand
  17. Wandering
  18. Desert Way

L’album è disponibile in esclusiva per G.T. Music Distribution ed acquistabile presso questo link: https://www.gtmusic.it/it/compact-disc/4237-julius-project-cut-the-tongue-cd-8022556280820.html