R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il 2020 è stato un anno strano ma direi che lo abbiamo già sentito abbastanza dunque passiamo direttamente alla musica. Ecco i 5 dischi italiani che ho trovato particolarmente interessanti per quanto riguarda il rap e la trap: un elenco che potrebbe anche aiutare chi non conosce il genere ma vorrebbe farsi un’idea senza perdere troppo tempo ascoltandosi i tantissimi dischi usciti in un anno. Un’osservazione prima di iniziare: è uscito anche Merce funebre di Tutti Fenomeni che si sarebbe meritato il primo posto ma ho preferito non metterlo essendosi allontanato, sia musicalmente che tramite le sue parole, dal genere in questione. 

5° miglior album 2020

Guè Pequeno – Mr.Fini

Il 25 Giugno, dopo un’elaborata campagna di marketing, è uscito il settimo album solista di Guè Pequeno. Un disco lungo e curato che si vuole porre come collossal. Un’altra volta Guè dimostra che a rappare come lui ce ne sono pochi e tesse un racconto gangsta da quasi un’ora in cui rientrano tutte le possibili sfaccettature: celebrazione del proprio lifestyle, esaltazione dell’ego ma anche lati più profondi. Tra strumentali eccezionali che riescono sempre a dare quel quid in più al singolo brano e un certo numero di featuring interessanti Guè ha deciso di porre il suo segno anche quest’anno. Un paio di canzoni dimenticabili ma tutte le altre magistrali.

4° miglior album 2020

Tommy Toxxic – La danza delle streghe

Dopo avermi sorpreso l’anno scorso con Ghost, quest’anno il rapper del duo romano Wing Klan, pubblica La danza delle streghe. Un disco meno impegnativo e difficile del precedente ma non per questo di minor valore. La prima caratteristica differente è che sono presenti cinque featuring contro gli zero precedenti. Le 15 canzoni prodotte da Crookers e Nikeninja riescono a declinare un nuovo passo nella carriera di Tommy T introducendo suoni più crudi e distorti che gli si addicono alla perfezione. La parte testuale invece si alterna tra episodi più cupi e introspettivi come in Ghost mentre altri, soprattutto nei brani iniziali, più leggeri ed autocelebrativi.

3° miglior album 2020

FSK Satellite – Padre figlio e spirito

Arrivato a Settembre cerca di cambiare le carte in tavola, di rompere argini musicali e di sperimentare suoni sempre più inediti per il genere in questione, e questo è il suo principale merito. Il trio, accompagnato in tutti gli episodi dalle produzioni Greg Willen (tranne due affidate a Drillionaire) passa da una intro elettronica, a brani più drill, produzioni quasi old school e lavori più melodici e questo solo nei primi sei brani. Il grande passo fatto rispetto al disco precedente è che ciascun membro ha trovato il suo spazio nelle singole canzoni. Prima infatti, ognuno aveva le sue particolarità, ma non venivano completamente a galla se non nei pezzi in singolo. Qui invece è tutto molto più fluido, in alcuni momenti compaiono Hook di Chiello inaspettati dopo Scream di Taxi B ai quali seguono strofe sbiascicate di Sapo Bully, insomma, è un disco che non si pone regole. E poi sono riusciti a portare Chief Keef e Tadoe tra i featuring, chapeau.

2° miglior album 2020

DrefGold – Elo 

A due anni dal precedente Kanaglia, il rapper bolognese torna con un disco di rara qualità. L’ascoltatore medio del genere probabilmente non apprezza questo aggettivo accostato alla musica di Dref ma per un fattore che ritengo prettamente ideologico. Questo non significa che a tutti debba piacere il disco ma sono convinto che non siano state capite a pieno le intenzioni di Elo. E allora quali sono? Molto semplice: lo svago, il divertimento, il dimostrare a se stessi di riuscire a fare una hit su strumentali completamente diverse (Elo, Bankroll, Calma sono tre brani lontanissimi musicalmente). Personalmente ho trovato questi 15 brani un susseguirsi di canzoni leggere che si possono ascoltare sempre, che ti fanno staccare il cervello e che è vero, dicono poco a livello testuale, ma ciò non è stato un problema che mi ha impedito di ascoltarmelo più o meno giornalmente.

1° miglior album 2020

Bresh – Che io ci aiuti

Dopo una lunga attesa anche Bresh, membro del collettivo Wildbandana, a Febbraio ha pubblicato il suo disco d’esordio Che io mi aiuti di cui qualche mese dopo è uscita la deluxe edition per un totale di 16 canzoni. Una boccata d’aria fresca in cui si mischiano ottimi testi caratterizzati da una narrazione semplice e anche per questo molto personale su produzioni, spesso suonate, che non si vergognano di strizzare l’occhio al pop dando peraltro al progetto una veste perfetta. Un disco sincero in cui si sente la provenienza ligure dell’autore e che riesce in un compito particolarmente ostico per questo genere: risultare leggero all’ascolto senza cadere nella banalità testuale di molti altri dischi. Da quando è uscito non ho ancora smesso di ascoltarlo e credo che sarà ancora per molto presente tra i miei ascolti principali di Spotify.