R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Uppers è l’esordio discografico per il progetto Tv Priest. La band si forma nel 2019 a Londra, per continuare la scia fortunata e di spessore, sul genere post punk. Il tutto nasce anche dal bisogno fisico, di creare insieme un sound nuovo e ricco di esperienza, per la stanchezza accumulata nel corso degli anni. Dopo i primi singoli rilasciati, il gruppo inglese è pronto al salto definitivo sulla scena underground del momento. Il primo lavoro è prodotto dall’etichetta Sub Pop Records, nel suo interno troviamo incognite politiche e culturali, che sfociano in una rabbia delirante dai toni forti. Durante la pandemia mondiale, come un lampo di genio esce un singolo House of York, che racchiude una ferocia incredibile, in un periodo avvolto nel caos e nella confusione più totale.
Il sound che troviamo all’interno del disco invece, spinge la band a richiami maturi, confermando già il grande successo di collettivi come Fontaines DC e Idles. Il frontman Charlie urla al mondo intero, tutto il suo odio e la sua frustrazione in questo clima desolato. Questa rumorosa macchina infernale prende il sopravvento in maniera tagliente e divertente, per tutta la durata dell’album lasciando di stucco l’ascoltatore.

La grinta fuori dagli schemi apre il suo percorso con The Big Curve, dove il basso acido e macchinoso, si contorce a dovere sulla tempistica noise della linea vocale ruvida. A seguire Press Gang è ispirata largamente al lavoro del nonno di Charlie, come fotoreporter e giornalista sui luoghi di guerra in Fleet Street nel Regno Unito, durante gli anni 50. Il brano parla sull’adeguato utilizzo di idee e diffusione di informazioni vicine alla verità, per un grande contributo delicato e storico. Nel videoclip diretto magistralmente da Joe Wheatle, si nota con ironia il mondo del giornalismo in maniera limpida e surreale. Leg Room è un’altra composizione particolare, che gioca sul tempo irregolare del loop di fondo distorto e una voce ovattata.
Diverso il discorso per Journal of Plague Year, qui la struttura è molto lineare, quasi ripetitiva soprattutto nel giro di chitarra semplice, ma carico di sfumature punk old school. Dopo il breve intermezzo delicato di History Week, ci soffermiamo su uno degli ultimi singoli. Stiamo parlando di Decoration, il brano migliore di questo lavoro, per quanto riguarda l’intensità e lo stile unico. Nella sua carica notevole, c’è tutto il fulcro di Uppers, una colonna sonora stupenda che cattura il mondo assurdo del vocalist, su uno scherzo infantile nella vita monotona di tutti i giorni.
Il groove incendiario di Slideshow, in chiave melodica danza sulle nostre teste con un infinità di riff distopici e senza tempo. Un’altra perla stupenda. Mentre Father and Sons è una composizione che lascia poco spazio alle parole, l’atmosfera del sound è un pugno allo stomaco, per il significato duro sul conflitto interiore padre/figlio. Dal profondo dell’anima invece arriva Powers of Ten, il suo testo si spegne lentamente su un  tappeto sonoro incredibile e il tiro commerciale fa il suo sporco contorno.
Prima di arrivare alla fine This Island apre gli occhi al passato e mette in grande spolvero la grande sintonia della band, su brani diversi sopra nuove forme, nel finale la botta spedita che prende vita è pazzesca. In Chiusura Saintless è il momento più personale e crudo, parla di un problema interiore del vocalist che scrive una nota al figlio dopo la sua nascita, dopo un periodo complicato che sua moglie si è trovata ad affrontare. La canzone mette a nudo il ruolo dei genitori, che delle volte possono fallire, ma che con la forza e il giusto calore riescono a ripartire ogni volta. Nel suo insieme la sfera micidiale di chitarre e sintetizzatori, gonfia il messaggio su un valore inestimabile.
Questo primo lavoro è una bellezza per le orecchie, il viaggio mentale carico di sentimenti si estende al di fuori di noi stessi, cercando un giusto significato di questo mondo sempre più colpito. Il disco perfetto per affrontare al meglio, questi giorni che sembrano non finire mai.

Tracklist: 
01. The Big Curve
02. Press Gang
03. Leg Room
04. Journal of a Plague Year
05. History Week
06. Decoration
07. Slideshow
08. Fathers and Sons
09. The Ref
10. Powers of Ten
11. This Island
12. Saintless