V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona 

Giuliano Dottori è cantautore, polistrumentista, produttore discografico ed ha all’attivo diverse collaborazioni importanti. Paolo Marrone è frontman del gruppo musicale dei Favonio, nonché vivace attivista culturale. Dal loro incontro, un paio di anni fa, scaturisce prima una collaborazione e poi un’amicizia, sfociate in un progetto decisamente fuori dall’ordinario: dieci scrittori, per la prima volta, quindi senza alcun riferimento o appiglio, provano a scrivere il testo di una canzone. 
I risultati, molto diversi nella forma, hanno però una caratteristica comune: tutti raccontano una storia. Ci sono voluti due anni per mettere in musica gli scritti, ma ora, finalmente, è appena uscito l’Ep con i primi quattro brani; i testi sono redatti da Marina ManderNicolai LilinMimmo Borrelli e Massimo Cassani. Più avanti, probabilmente a maggio, arriverà il disco completo.

Nasce da queste premesse un collettivo che prende il nome di Piume; prova infatti a scrivere canzoni che affrontano temi di spessore come l’emarginazione, la solitudine, lo stigma sociale, amori finiti male, ma con attitudine leggera. Ciò che rende originale il tutto è la scelta di esplorare linguaggi diversi: si va dalla musica, alla fotografia alla letteratura. Personalità diverse scelgono di interagire, accettano di mettersi in gioco con massima libertà espressiva e tematica.
Ad anticipare la nuova appassionata avventura è la canzone L’addio, accompagnata dal video ideato e diretto da Paolo Boriani. Le parole di quella che è la quarta traccia contenuta nell’Ep sono di Cassani, le musiche di Dottori e Marrone.
Lo scritto, afferma l’autore, è nato in un sabato pomeriggio di pioggia, e come tema ripercorre il suo più recente romanzo “L’ultimo ritorno”. La storia, mentre scorre ricca di poetica sensibilità, affronta il rapporto con le radici, la memoria, partenze e incerte riapparizioni.
È un’emozione immergersi in una narrazione così intima, impreziosita dalla delicata ma partecipe interpretazione di Dottori.


La pioggia batte sopra le spalle del protagonista mentre cammina lungo la banchina di una stazione. Ha con sé una valigia ma è vuota di parole, il contenuto resta invisibile, tutti i ricordi dell’uomo annegano nel tempo. Quando si avvicina il finale, la scena e il tempo evolvono: c’è un treno fermo lungo la vallata, il vento asciuga alberi e pensieri, lo sguardo si apre alla meraviglia del cielo, delle nuvole, le auto e i rumori si fanno musica. Torna così a fare capolino una preziosa consapevolezza, riassunta da una manciata di parole che ampliano la vista e rassicurano il cuore: 
c’è un porto vasto e una nave pronta che non equivoca…