Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

Incontriamo i Queen of Saba (Lorenzo Battistel e Sara Santi), duo elettronico, di Venezia.
La loro musica si muove libera e creativa tra le influenze più disparate: alternative R&B, Reggae, Hip-Hop e Funky. Il loro è un sound soft elettronico crivellato di beat penetranti, accompagnati da una calda voce soul femminile.
Sono tra i fondatori della neonata etichetta indipendente La Colletta Dischi.

Catchy sound per il vostro ultimo singolo “Chiodo fisso”; il desiderio e l’assenza sono i protagonisti, la venatura non è lo struggimento ma l’ironia, il mood giochi di parole che diventano espliciti, a fine brano risatina liberatoria nella dichiarazione all’evidenza:  è impellente fare sesso! Potrebbe essere la colonna sonora di tutte le coppie rimaste forzatamente distanti nel lockdown, no?
Questa è la prova che dalla frustrazione si può trascendere dando sfogo all’autoironia (e anche alla sperimentazione linguistica e sonora). Noi speriamo che ascoltandola non ci siano stati casi di PTSD, ma per noi di certo è stato un ottimo coping mechanism! Forse è stata proprio questa regressione allo stadio adolescenziale, con i genitori a casa, il coprifuoco, la difficoltà di vedersi, a scatenare l’estro di Sara per i doppi sensi.

Nella vostra presentazione ci sono queste parole: “Nessun limite, nessuna definizione, dribblando qualunque tentativo di incasellamento” Mi piace uscire dallo spazio della catalogazione, ma come parlare ai nostri lettori del vostro progetto senza usare definizioni? A voi le giuste parole!
Non è facile non definirsi! Gli esseri umani hanno bisogno di etichette perché hanno bisogno di avere controllo sul mondo: noi cerchiamo di lasciare il comando alla nostra ispirazione più istintuale, che non si distacca completamente dal mainstream ma si lascia attraversare dagli stimoli più disparati. Anche se ci piace parlare di noi come di degli alieni, la realtà è che siamo completamente immersi nel caos, come chiunque altro, e vogliamo essere espressione di questo caos incanalandolo nella nostra musica.

Il vostro album uscirà a breve, nella campagna di Crowdfunding avete annunciato collaborazioni con diversi artisti a 360°, potete farci qualche anticipazione di queste contaminazioni?
Alcune di queste collaborazioni vedranno la luce più avanti, non necessariamente con questo album, ma possiamo dirvi che per uno dei pezzi abbiamo deciso di riavvicinarci alla scena veneziana e alla vecchia guardia dell’Hip Hop nostrano, caratterizzato da grande ironia. Inoltre per il nostro prossimo singolo, “Fatamorgana”, che dà il nome all’album, ci siamo avvalsi della collaborazione di un quartetto di fiati, di un bassista, un chitarrista e un batterista: elementi inediti nella nostra musica creata principalmente con suoni elettronici. Non vediamo l’ora che esca!

Nel marzo scorso avete avuto la soddisfazione di portarvi a casa la Targa Banca Macerata alle audizioni di Musicultura, in cui avete presentato “Origami” e “Fulmini”. Che esperienza è stata quel palco?
Quel palco ce lo saremmo mangiato pezzo per pezzo, il Teatro di Macerata era splendido, il cibo favoloso, gli artisti sul palco con noi davvero speciali. L’unica insoddisfazione di quella serata è stata suonare in un teatro vuoto: speriamo con tutto il cuore di non dover mai più vedere tutte quelle sedie senza pubblico e che ora che si potrà suonare live come prima le persone tornino con rinnovata consapevolezza di quanto lo spettacolo sia un settore di cui non si può fare a meno. 

Dopo questo periodo di negazione di contatto, gli incisivi sulla pelle della copertina cosa comunicano, dacnofilia? Delimitano un territorio in maniera tribale? O il focus è alla peluria delle ascelle che stanno tornando prepotentemente glamour?
Ops, ci avete beccato. A parte l’interessantissima discussione sui gusti sessuali, l’immagine di copertina di Chiodo Fisso rimanda a un concetto che abbiamo sviluppato insieme al fotografo autore della foto, Giacomo Bianco, di Venezia: l’idea di un chiodo fisso non tanto come un’ossessione patologica ma come la traccia di un passaggio, di un incontro, di un amore, che tarda a sbiadire. E poi ovviamente i peli dovevano esserci! Sarebbe stato insensato chiedere a Sara di depilarsi per scattare la foto quando rivendichiamo dalla prima ora la libertà di non farlo.