R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Una “polpa” jazz vitale, dai costituenti in parte stagionati ma tuttora in fermentazione – ciò in buona parte grazie ai determinanti innesti rock, particolarmente nella sezione ritmica, laddove le punte solistiche chitarra elettrica e sax (combinazione in effetti nient’affatto inedita) non sono mera riproposizione degli innumerevoli antecedenti.
Nel debut-album Velkommen Håp (o “benvenuta speranza”) il titolo prende spunto dalle costrittive pressioni del primo grande lockdown (l’argomento da un po’ ha smesso di suonare nuovo) cui i quattro giovani norvegesi opponevano impellenza creativa alle costernanti limitazioni sociali ed interattive del recentissimo periodo.

Sul piano di energie e stile, indubbio il vitalismo d’insieme, ma ad ulteriore sorpresa il programma si palesa opportunamente differenziato, per stilemi quanto per umori: il soundscape dunque s’addomestica (solo in parte) nella solida sortita elettroacustica, fortemente permeata di blues, in Framsyning, importando una solida corrente scofieldiana in Barneblues (valida piattaforma d’esposizione del chitarrismo di Marius Hirth Klovning), concedendosi una transizione stralunata e destrutturata in Mellomspill, ed intessendo un godibile clima notturno e jazzy nella sensibile Jonas og hvalen.

Concitazioni e vaghezze ska nella dinamica Bleik myrk legg, giovanilismo e flusso danzante nel trascinante spirito di Pave Toten Totten, congedandosi nella ritmata e concisa Blomstrene, segnata dall’arcaico gioco ritmico tra contrabbasso e tamburi ovattati, scarno background per la nitida voce del sax e le ondulanti figurazioni delle corde elettriche.

“Abbiamo tutti bisogno di fuggire, di tanto in tanto” è tra i concetti portanti esposti nelle note, tralasciando le implicazioni allegoriche della “immagine” di copertina (mai fidarsi di ciò che ‘penzola’) vagamente pinkfloydiana, e nel caso del presente quartetto Flukten (“fuga”) la corrente di vitalismo tesaurizza (anche) quanto stagionato tra le collaborazioni svariate dei singoli, spazianti tra diversi combo quali Espen Berg Trio o gli irregolari Moskus o Skadedyr e non certo per ultima la referenziale e proteiforme Trondheim Jazz Orchestra; non unica tra le articolate e composite reazioni in arte all’inusitato clima di isolamento pandemico, la presente produzione palesa solidità ed intenti nel confezionare strutturata e fruibile “musica che celebra la vita e abbraccia l’incredibile”.

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Hanna Paulsberg: sax tenore
Marius Hirth Klovning:
chitarra elettrica
Bárdur Reinert Poulsen:
basso acustico
Hans Hulbækmo:
batteria

Tracklist:
01. Velkommen håp
02. Budeie boogie
03. Framsyning
04. Barneblues
05. Mellomspill
06. Jonas og hvalen
07. Tennis med Torstein
08. Bleik myrk legg
09. Pave Toten Totten
10. Blomstrene

Photo © Bjørn Opsahl