I N T E R V I S T A


Articolo di Lucia Dallabona

Stefano Giovannardi, col suo progetto musicale dal nome Structure, nel marzo 2021 aveva pubblicato il secondo disco XX, del quale trovate qui la recensione.
Ora, avendo il piacere di ospitare in anteprima Marte, secondo video estratto, abbiamo pensato di riannodare le fila del discorso artistico, affidandone la descrizione, in prima persona, ai tre protagonisti: Stefano, che ha dato vita al progetto, Maria Devigili, che, oltre ad aver cantato, ne ha scritto il testo e curato le parti di chitarra, Luca Lezziero, che ha curato la realizzazione del video.

Stefano Giovannardi: Il progetto nasce dal bisogno di allargare i miei orizzonti musicali, cerco sempre un certo rinnovamento in quello che faccio, forse dipende anche dalla mia attitudine a scoprire cose nuove e raccontarle che è poi il mio mestiere, biologo, ricercatore, docente. Cosa c’è di meglio del chiedere aiuto ad altri artisti, in questo caso dovrei precisare artiste, che contaminino in qualche modo quello che emerge quando metto mano agli strumenti?
In passato ho avuto prevalentemente collaborazioni maschili quindi ero curioso di cambiare le carte in tavola, ritengo anche che nel panorama musicale italiano ci sia una certa discriminazione di genere, non tanto sulle interpreti, ma sicuramente sulle autrici. Inizialmente pensavo di concentrarmi su una sola cantautrice, poi ne ho trovate talmente tante di interessanti da non poter fare altro che coinvolgerle tutte. Altro fatto importante tutte le artiste coinvolte non sono solo cantanti ma suonano anche uno o più strumenti.
La consistente partecipazione femminile mi ha automaticamente suggerito il titolo dell’album; per un biologo XX significa una coppia di cromosomi X; nella nostra specie questi ultimi sono il determinante dello sviluppo di certe caratteristiche “strutturali” che definiscono il genere femminile.

Cercando il più possibile di mantenere una certa coerenza, ho assoldato una grafica per il progetto visivo dell’album, successivamente stampato come CD, ed una regista per la realizzazione del primo video.
Questo secondo video invece l’ho affidato a Luca Lezziero; lui, oltre ad essere il mio compagno di avventure musicali in un altro progetto chiamato due, fa un po’ anche da copywriter e consulente di immagine sui miei progetti a nome Structure; io contraccambio con contributi tecnico/musicali sui suoi, insomma siamo una sorta di team che condivide le proprie conoscenze e capacità.

Un po’ per caso la lingua usata nei brani è per metà l’inglese e per metà l’italiano; per par condicio abbiamo voluto valorizzare entrambi gli idiomi con un videoclip a testa.
Maria Devigili proviene delle artiste comprese nel “rooster” di Riff Records, etichetta che ha deciso di pubblicare e promuovere XX, io in un certo senso ne ero già parte, anche se indirettamente, per le collaborazioni con Cesare Malfatti, Alex Cremonesi, e Luca Lezziero, quindi perché non iniziare da lì con gli ascolti? Ho semplicemente pescato a caso alcune canzoni di Maria; mi sono subito piaciuti i suoi brani, la sua attitudine vocale e i testi, così le ho scritto. Lei, se ricordo bene, è stata la prima che è passata alla fase operativa e con cui è iniziato lo scambio di bozze per arrivare poi alla versione definitiva.
È stato tutto molto naturale, ho mandato alle artiste delle tracce preliminari poco arrangiate, con una più o meno vaga struttura di canzone ma aperte a suggerimenti; la scelta delle melodie e dei testi è stata totalmente affidata a loro, poi c’è stato un susseguirsi di adattamenti: cantato, suoni, accordi, struttura fino ad ottenere un risultato che soddisfacesse entrambe le parti. In particolare Maria ha ritenuto opportuno propormi un arrangiamento di più chitarre, una sorta di solo che trovate nella struttura centrale del pezzo. La maggior parte dei singoli sono stati realizzati a distanza ma in alcuni casi, tra cui proprio Marte, ho ospitato le cantautrici nel mio home studio per la registrazione degli inserti vocali. Alcune di loro le ho conosciute personalmente, altre non ancora, me ne mancano tre.
Ripensando a tutto il progetto, sicuramente sono stato fortunato e probabilmente ho fatto anche delle scelte accurate in partenza; non ho mai provato insoddisfazione nei confronti delle proposte ricevute. Era un po’ la mia paura, perché mi conosco, sono abbastanza esigente, prima di tutto con me stesso, e insomma con dieci teste diverse chi lo sa come va a finire? Non tutte le artiste coinvolte provengono da un mondo sonoro prettamente elettronico e cupo qual è il mio; sicuramente la loro sensibilità e bravura hanno giocato un ruolo fondamentale; mi riferisco sia alle intenzioni del cantato che ai testi, compreso il fatto di accettare la sfida e mettersi in discussione, sono molto contento di tutto questo e un po’… le amo tutte.

Maria Devigili: Ho scritto Marte 3 anni fa mentre ero a Las Vegas, una città sorta nel bel mezzo del deserto.
All’epoca stavo guardando una serie intitolata The First con Sean Penn che parla proprio di un viaggio spaziale su Marte.
Penso però che il primo input che mi ha spinto a creare un testo ambientato nello spazio sia stata la dimensione sonora del pezzo.
I suoni usati da Stefano per questo brano ma anche in generale per altri singoli mi ricordano visivamente lo spazio, mi fanno sentire come dentro ad una navicella spaziale.
Marte parla di un viaggio spaziale ma anche di un viaggio astrale; parla di un salto nel vuoto, dell’abbandono di ciò che è noto per andare verso ciò che è ignoto, della paura e dell’emozione che questo comporta.
È una canzone fondamentalmente sulla morte e in fondo le due parole (Marte e Morte) sono pure simili.
Quando ho composto il solo di chitarra elettrica avevo in mente il lirismo epico di David Bowie e in particolare Space Oddity.
L’ho registrato in stile low-fi con un amplificatore da pochi dollari proprio nella mia “cameretta” a Las Vegas e Stefano è riuscito a sistemare i suoni in maniera egregia.

Luca Lezziero: Tutto è nato quando Stefano ha deciso di presentare live il progetto XX. Vista la complessità del disco (una voce per ogni pezzo) non tutte le artiste potevano essere presenti live. Abbiamo pensato Maria potesse e dovesse essere comunque un’ospite, per quanto virtuale sul palco!
Ho subito pensato che per far “sentire” la sua presenza come la desideravamo andasse fatto un playback con un primissimo piano e lo sguardo di lei in camera mentre si esibiva. Ci siamo immaginati Stefano, che a lato dello stage suonava i suoi Synt e un grande volto di Maria che cantava il pezzo nello schermo dietro di lui. Questa immagine chiave ha un po’ guidato le mie scelte di montaggio. 
Il Concept del video è di Stefano, che aveva visto foto molto interessanti di Marte in rete e ha deciso di usarle. Per l’edit ho pensato che sarebbe stato efficace sfumare i contorni di Maria, renderla una specie di creatura evanescente che emerge e poi si inabissa tra le immagini del pianeta.
Il fotografo che ha realizzato gli scatti ci ha concesso la possibilità di usarli, anche perché come ha detto Stefano, “tra ricercatori ci si intende”! Mi sembra molto bello questo dettaglio di collaborazione tra studiosi per un progetto creativo.
Credo sia determinante nei videoclip essere in sincronia con le dinamiche musicali del brano, aiutare a valorizzarle, accompagnarle, non tradire mai con il montaggio (se non in modo efficace e creativo quantomeno!) l’andamento sonoro del pezzo. Quindi ho lavorato per blocchi, usando un montaggio più lento e disteso nelle parti della strofa, per esplodere con immagini più psichedeliche e in timelapse nei ritornelli e nel solo, sottolineando certi punti ritmici con dei glitch (disturbi) grafici.
In seguito ho voluto aggiungere una tecnica che amo molto, si chiama wording, ovvero l’uso della grafica; un segno estetico ed anche un modo per sottolineare alcuni versi del testo. Credo sia importante far accadere “qualcosa” lungo tutta la durata del video per dare a chi guarda la sensazione costante di un’evoluzione visuale.
A causa della situazione pandemica abbiamo lavorato a distanza! Ho chiesto a Maria di realizzare da sola il playback, spiegandole il taglio che avevo in mente, abbiamo scelto insieme il look, poi lei ha girato da sola la sua clip e direi con un ottimo risultato!