R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Mosè Santamaria ha la voce dei grandi autori degli anni 80, la scrittura visionaria di un poeta mistico e l’abilità di intrecciare tutto ciò con basi elettroniche.
Come cani per strada, terzo disco, dopo #Risorseumane e Salveremo questo mondo, è una sorta di viaggio iniziatico alla riscoperta della felicità: ci si inabissa nelle profondità oscure del quotidiano, ogni canzone ti mette di fronte a un aspetto della tua vita alla quale hai dato il potere di fare di te ciò che vuole. I brani contenuti in questo album sono pillole di realtà, ognuna con un insegnamento. 

Come un Buddha sotto un fico invita a lavorare costantemente su se stessi, senza cercare la felicità come qualcosa di altro da sé, ma iniziando a pensare che la vera felicità arriva con la consapevolezza del presente e della propria esistenza. Il riappropriarsi una vita che corrisponda sempre di più a sé stessi è anche il messaggio che si trasmette in Occhi nudi e Yoko Ono: e se un mattino ti svegliassi accorgendoti che non hai vissuto una vita tua, ma che hai seguito l’effimero insegnamento di macchiette in tv o uno stile di vita imposto da uno stato sociale?
Epitaffio chiude il cerchio: apparentemente una canzone di addio, l’ultimo brano in reltà è un inno alla rinascita interiore, un invito a lasciare andare il passato, ad accogliere i sui insegnamenti e a guardare avanti.

È un disco che a un ascolto poco attento può risultare pop, ma che in realtà è un esercicio per guardarsi dentro e trovare magari degli strumenti utili per realizzare la propria autenticità.


Tracklist:

01. Intro
02. Come un Buddha sotto un fico
03. Occhi nudi

04. Skinny
05. Yōko Ono

06. Festivalbar
07. Epitaffio

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