R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Tra le varie dimensioni, e relativi talenti, esplicitati dall’ormai affermata sassofonista e autrice Ingrid Laubrock, non è arrivato tardi l’investimento nella scrittura e, di poco successivo, nella direzione d’ensemble, come testimoniato sia dagli ambiziosi e recenti Contemporary Chaos Practices e Dreamt Twice, Twice Dreamt, ma anche dalla già numerosa serie di combos da ella capitanati o co-condotti (Sleepthief, Anti-House, Camino Cielo Echo etc.).
Dunque ulteriore espansione della dimensione autoriale e neo-formata line-up nel presente The Last Quiet Place, che arruola significativi talenti tra cui la violoncellista Tomeka Reid e la violinista Mazz Swift, completandosi il trio d’archi con la personalità di Michael Formanek. Abbastanza intuitiva la conferma al drum-set del partner di vita e d’arte Tom Rainey, laddove alle sei corde non ritroviamo la ricorrente Mary Halvorson quanto piuttosto l’emergente talento di Brandon Seabrook, d’autonomo profilo ma avvicinabile in parte alla cultura di un Bill Frisell nella particolare cura (anche) della roots-music, che lascia anticipare un’apertura del soundscape verso il recupero o comunque l’aperta influenza dell’ampia corrente tradizionalista “Americana” (ed in effetti Laubrock non dissente sulla pertinenza del proprio album anche a codesto grande canone).

L’apertura di certo conferma l’avvento e la freschezza di idee rinnovate; già il setoso incedere di archi e corde elettriche funge da suggestiva cornice alle sortite discrete dell’ancia, entro un passaggio (Anticipation) dall’andamento angoloso quanto scorrevole; più intricata e quasi belligerante la progressione in Grammy Season, innervata dal fustigante drumming e dal nodoso contrabbasso, che incitano le figurazioni saettanti del sax tenore.
L’eponima The Last Quiet Place aggrega sulle prime elementi di sintesi ‘methenyana’, gestiti però in termini di sottigliezza e di schematismo aperto, comunque connettendosi in termini idiomatici alla grande corrente tradizionale delle premesse, esitando in uno dei brani di più chiara fruibilità, pur non rinunciando a peculiarità compositive; di ben altro tenore lo spirito eccentrico e guizzante della fremente Delusions che, grazie al libero cesello degli archi e ricercati effettismi strumentali, punta verso un’organica destrutturazione.


Intenso il raccoglimento cameristico degli archi, configurando in Afterglow un autunnale passaggio di sensibile ed austero spirito impressionista, vivacizzato nell’intermezzo da turbolenze percussive e da mutevoli direttrici dell’ancia. Di maggior estensione nella contenuta sequenza, la conclusiva Chant II punta con le cospicue energie del collettivo verso un affresco dalla timbriche impattanti, entro uno spirito di jam intessuto da rimandi e poliedrico interplay, in cui tutti gli strumentisti si dispongono all’estremizzazione del ruolo individuale.

Dunque il passaggio verso la Pyroclastic Records da parte della talentuosa Laubrock ne segna e sancisce un relativo aggiornamento di profilo ideativo, confermando con evidenza anche il valore non soltanto della contemporanea scena newyorkese ma anche della convergenza creativa di importanti o emergenti alfieri di aree stilistiche ulteriori.

:
Ingrid Laubrock sax tenore e soprano
Mazz Swift
violino
Tomeka Reid
– violoncello
Brandon Seabrook
– chitarra
Michael Formanek
– contrabbasso
Tom Rainey
– batteria

The Last Quiet Place su Spotify

Tracklist:
01. Anticipation (6:35)
02. Grammy Season (8:30)
03. The Last Quiet Place (8:33)
04. Delusions (8:24)
05. Afterglow (5:46)
06. Chant II (11:16)

Photo 1 © Rodger Coleman
Photo 2 © Nicki Chavoya


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