R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Furlan
Heartland, la terra del cuore, il cuore della terra, appare uno spazio non solo fisico ma anche, e soprattutto, un luogo dell’anima, cui appartengono i sentimenti più intimi e profondi, dove ci si sente a casa, dove trovano sfogo disillusioni e frustrazioni. Lì ci rifugiamo, quando la vita presenta il conto ed è tempo di bilanci, quando cerchiamo delle risposte, quando l’unica possibilità è ripartire e dobbiamo trovare la forza per farlo. In questo contesto si muovono i protagonisti dei dieci brani che compongono il più recente lavoro di Fabrizio Coppola, disco che affronta questi temi ricorrendo a un apparato di testi decisamente personali, riflessivi e poetici, e a un suono di netta ispirazione americana, moderno, che guarda sia a Springsteen (una delle principali fonti d’ispirazione dell’autore) che alle più recenti produzioni di Sharon Van Etten, War On Drugs e The National. Rock d’autore, quindi, molto gradevole all’ascolto, coinvolgente e immediato grazie alla capacità di Coppola di unire sonorità d’atmosfera e pop raffinato, episodi tesi ed elettrici ed eleganti inserti di elettronica.

Heartland, quinto disco all’attivo del cantautore milanese, è stato affidato alla produzione artistica di Giuliano Dottori che ha concretizzato la visione di Coppola confezionando un album che ha parecchie buone carte da giocare.
Tutto questo blu, brano d’apertura, mette subito le cose in chiaro: è una ballata elettrica dai forti legami con l’attualità, pur essendo stata scritta prima della pandemia, prima delle strade deserte, prima della guerra sulla porta di casa. Quando tutto sarà finito, «quando anche l’ultimo tram sarà scomparso lungo i viali», o ancora «se le nuvole sono niente, un bel niente, da dove arriva allora tutto questo blu?», cosa resterà di noi. Per un attimo sembra tutto smarrito, perso. Ma c’è questo blu, il blu del cielo di Milano a marzo, foriero di primavera. C’è una speranza, è possibile ribellarsi, si può combattere. «Se voi belve feroci del circo volete la carne, venite a prendermi, provateci, venite a prendermi, mi troverete qui». C’è voglia di rivalsa, di non arrendersi.
Lettera a C. parla di amicizia, di ricordi, del tempo che passa, dei rimpianti che prima o poi vengono a trovarci. «Guardammo la notte cambiare colore, seduti sui bordi di una vita che non esisteva, adesso cosa fai? Come te la cavi adesso?».
In Roma Raccordo Anulare incontriamo un uomo in fuga nella notte: «precipito in strada proiettile senza una meta» in cerca di un senso, di una ragione cui aggrapparsi, «vorrei precipitare fino a te». Il ritmo incalzante, l’azzeccato riff di chitarra e la linea melodica decisamente attraente si contrappongono alla notte spettrale in cui si muove il protagonista e mutano il brano se non in positivo, quantomeno lasciando la speranza di non essere inghiottiti dal nulla; «acceleratore portami a dormire o lasciami marcire» canta Coppola, un verso che deve qualcosa allo Springsteen notturno di Open All Night («Hey ho rock ‘n’ roll deliver me from nowhere»).
Il ritmo si stempera nelle malinconiche Io che vado a fondo, introdotta dal pianoforte e un parco uso di elettronica, e Più forte di me, rarefatta ballata che racconta l’ineluttabilità della fine di un rapporto, lo spaesamento che provoca. Relazioni che sfioriscono, ricordi che si scolorano, esistenze pericolosamente in bilico, a un passo dal precipizio. Ci si chiede Dove va l’amore? quando finisce. Tornerà? «Lo affronterai indifeso, porgendo l’altra guancia, lui sparirà in silenzio in una notte come un’altra». La melodia ariosa di Dove sei tu prende atto della distanza tra due persone le cui strade si sono separate e non si incontreranno più. «La vita è un’altalena, ti butta su e giù, è un pugno nella schiena» recita Meno di pochissimo, brano classicamente cantautorale, «sai precipitare? Sai non farti male?».
Ancora gli affanni della vita e del cuore sono al centro della commovente Elegia per la Strada del Tuono che dispensa emozioni contrastanti, felicità e tristezza, nel raccontare la vita di una coppia con taglio cinematografico.
La versione migliore di me, tenera filastrocca dedicata alla figlia, chiude l’album con un bel messaggio positivo, la presa di coscienza che qualunque sia il percorso che ci ha portati ad essere quello che siamo, si può e si deve mettere un punto e ripartire con ottimismo. Forse, il segreto è lasciare che le cose accadano, la vita va così, non c’è niente di giusto o sbagliato, c’è solo quello che accade. Forse, il segreto è cadere e sapersi rialzare.
Heartland non è solo un disco ma anche un libro che lo accompagna, una raccolta di racconti, storie e poesie (compresi i testi delle canzoni) che amplia e completa gli argomenti trattati nell’album, allo stesso tempo intimi e universali. Nel suo insieme è un’ottima prova d’autore, matura, sia dal punto di vista musicale che letterario ed ha la grande qualità di stimolare la riflessione senza per questo appesantire il piacere dell’ascolto. Una confessione a cuore aperto delle proprie fragilità che non lascia indifferenti, una sorta di seduta terapeutica che non fornisce soluzioni immediate ma sicuramente indica una possibile via d’uscita.
Fabrizio Coppola, oltre ad essere un valido musicista, è attivo anche in campo editoriale come traduttore e editor, ha dato vita a Percorsi Americani, un corso di lettura sulla letteratura d’oltreoceano ed infine è autore e conduttore di Giocare col fuoco, trasmissione radiofonica di musica e letteratura in onda su Radio Popolare. Un artista decisamente interessante che vale la pena seguire nelle sue molteplici attività, così come Heartland è tra le cose più interessanti pubblicate quest’anno in Italia. Consigliato!
Tracklist:
1 Tutto questo blu
2 Lettera a C.
3 Roma Raccordo Anulare
4 Io che vado a fondo
5 Più forte di me
6 Dove sei tu
7 Meno di pochissimo
8 Dove va l’amore?
9 Elegia per la Strada del Tuono
10 La versione migliore di me


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