L I V E – R E P O R T
Articolo di Margherita Cattaneo
“Look at what we did together, BC,NR friends forever”.
Nessuno poteva intuire cosa sarebbe successo quando il 31 gennaio del 2022 venne annunciata la dipartita da una delle band più parlate del momento del cantante e principale paroliere Isaac Wood. La sua presenza nella band era importante, con costanti richiami personali all’interno dei testi delle canzoni (dove spesso Isaac si riferiva a sé in terza persona) e una voce catturante ed estremamente emotiva. Eppure, i Black Country, New Road non hanno perso un colpo: si sono subito impegnati a scrivere nuovo materiale da poter suonare in tour, e il 20 febbraio di quest’anno hanno rilasciato una registrazione di una performance dal vivo, Live From Bush Hall. A cimentarsi come cantanti principali troviamo stavolta Lewis Evans (sassofono e flauto traverso), May Kershaw (tastiere e fisarmonica) e Tyler Hyde (basso), accompagnati da Charlie Wayne (batteria e banjo), Luke Mark (chitarra) e Georgia Ellery (violino).
Avevo ascoltato solo un paio di volte Ants From Up There quando vidi l’annuncio per le 4 date italiane dei Black Country, New Road. Sapevo che il gruppo non era più lo stesso vista la dipartita di Isaac e ancora dovevo ascoltare il loro ultimo disco registrato dal vivo, ma essendomi predisposta l’obbiettivo di conoscere più gruppi del momento e capendo di trovarmi di fronte ad un progetto ben sviluppato, decisi di prendere comunque il biglietto. Mai avrei immaginato nei mesi a seguire la passione e la stima che mi sarebbero cresciute verso la musica di questi ragazzi.

Dopo un periodo iniziale di ossessione verso la bellezza trascinante che è il concept album Ants From Up There, mi sono inoltrata nell’ascolto di Live From Bush Hall per capire la nuova direzione della band, ed è stato come innamorarsi di nuovo. Un ballo di fine anno a cui chiunque è invitato, dove i brani mantengono quella bella autoconsapevolezza delle nuove generazioni che tanto piaceva nei lavori precedenti, apportando però nuove prospettive, nuove voci, nuove storie, tutte legate insieme con grande capacità e sofisticatezza attraverso l’orchestrazione della band.
Sul palco del Nova Festival arrivano con un ritardo di più di 30 minuti, ma vengono accolti così calorosamente tanto che a Evans basta intonare con il sassofono l’inizio di Up Song per esaltare il pubblico e far dimenticare l’attesa in mezzo al caldo bollente di Bologna. I sorrisi della band quando sentono tutti noi cantare queste note sono bellissimi e mi ricordano perché sono venuta a questo concerto. Si sente un senso di reciprocità e rispetto tra loro e noi, persone felici di suonare e persone felici di ascoltare.
Questo senso di reciprocità e uguaglianza è presente anche all’interno del palco e ben percepibile, soprattutto durante l’esibizione di Turbines/Pigs dove Kershaw canta e suona il piano accompagnata dal violino di Ellery, mentre tutti gli altri componenti della band si siedono sul palco ad assistere come se fossero a loro volta parte del pubblico, pronti però ad entrare con i rispettivi strumenti quando necessario a May, quando richiesto dalla musica.
La scaletta procede ordinata, con brevi interruzioni dove la band si assicura che nessuno si stia sentendo male oppure si scusa per le loro brevissime pause dovute al caldo cocente o alla difficoltà tecnica di sentirsi per accordare i numerosi strumenti. Sono giovani ragazzi tra i 21 e 23 anni, ma dimostrano un’esperienza ed una naturalità sul palco come se ci fossero nati sopra. È bellissimo sentire il pubblico intonare i ritornelli delle canzoni più memorabili e cantarle con la band, con grande rispetto verso di loro e verso i momenti più quieti dei brani, dove vige un silenzio ed un’attenzione al riguardo dei musicisti che catturano l’interesse di tutti i presenti.
Il concerto si distribuisce tra tracce più progressive e tracce dal sapore più intimo e acustico, come la emotiva I Won’t Always Love You, dove Tyler Hyde incanta il pubblico servendosi di brevi accordi di chitarra, seguendo un ritmo labile e malneabile sul quale intona il testo in maniera intensa ma fragile, rendendo pienamente il significato delle parole che sta cantando. Questi momenti più tranquilli si legano organicamente ad attimi molto più complessi e stratificati di altri brani dove come spettatori veniamo inondati da numerosi timbri e vibrazioni sonore, come durante la performance di Across the Pond Friend, nella quale l’interlacciamento dei diversi strumenti e della voce piena e proiettata nello spazio di Evans creano un’esperienza uditiva ed emotiva unica e incredibilmente piacevole da sentire e vivere.
Non esiste un vero e proprio frontman, non c’è un’unica star dello show. È una barca a vela con un equipaggio dalle mansioni intercambiabili, con un obbiettivo comune sincero di continuare ad andare avanti seguendo i venti.
Durante la serata abbiamo avuto anche il piacere di sentire due brani inediti tra cui Nancy Tries to Take the Night, un pezzo progressivo con diversi momenti strumentali che ricordano delle sonorità e dei ritmi vicini al loro primo disco For The First Time, mischiati al suono più pop dei loro ultimi pezzi, mostrando un sapore ibrido ma ben bilanciato e coerente alla loro discografia. Inutile dire che sono entrata esaltata per l’opportunità di sentire i pezzi di Live From Bush Hall e sono uscita con curiosità ed interesse verso un loro prossimo album.
(foto dal web)






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