R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
C’è una certa consistenza di crediti nella nostra lingua, di fatto non nuovi nelle produzioni di Ingar Zach, consideratone il più recente album (Musica Liquida) ed un ulteriore album del passato (Le Stanze), esibenti pittoreschi titoli in italiano.
“Percussionista del Nord con una sensibilità del Sud” (sarà! – e prescindendo dal valore delle definizioni in così globali tempi), il manager della vivace label Sofa (co-gestita insieme a Kim Myhr e Martin Taxt) transita verso l’etichetta belga Aspen Edities per segnarvi l’ottavo album individuale. Presso Aspen, Zach aveva peraltro già segnato diverse collaborazioni, ove locali talenti belgi incontravano omologhi norvegesi tra cui appunto Zach e Nils Økland, importandovi adesso la più nuova traccia del percorso solistico; potremmo immaginare che vi si tesaurizzi ulteriormente (anche) l’eterogeneo patrimonio di collaborazioni, in primis la realtà alquanto unica del quartetto ‘open’ Dans les Arbres oltre a diversificate partnership (non ultima la dualità percussiva con il nostro Michele Rabbia), ma nei fatti si rileva una certa coerenza, per non dirsi una caratteristica caparbietà stilistica rispetto a quanto più recentemente fruito.

Tripartito come il precedente, il nuovo strumento di etimo incerto risuona ulteriormente intessuto da dinamici mélanges elettroacustici in cui Zach sembra esser da tempo investito a trasfigurare la connotazione dei singoli, e spesso non identificabili strumenti, oltre ad un’eterogenea collezione oggettistica, insistendo oltremodo sul peculiare trademark timbrico, conferito dall’impiego di altoparlanti vibranti su rullante, e dalle infinite invenzioni sulla grancassa, ormai un must nella determinazione del soundscape zachiano.
Immediato lo slancio della pulsazione e delle corpose alonature nell’avvio di Chicchitaredu, in cui alla vasta pelle della grancassa viene conferito un assetto da ‘impulso madre’, e nelle cui scansioni s’assortiscono sfasature ritmiche e frementi textures di segnale.
Intensi stati vibratori alla base della sfingea sequenza Le Finestre I-IV, articolata con l’interpunzione di protratti silenzi, nel tratteggio di differenziati punti d’osservazione di panorami in apparenza disabitati ma suggestivi per tensione meccanicistica.
Meno aperto al dettaglio, il conclusivo Davoli permane più criptico ed ombroso, infittendo l’esposizione con micro-stati del pensiero e coloristiche macchinazioni.
Ennesimo saggio di creazione figurativa ed immaginifica, la triplice sequenza avvalora, anche in base a quanto premesso, la “incertezza dell’etimo” del coalescente “strumento” percussivo-vibratorio di Zach, e anche i tratti della sfuggente immagine di copertina sembrano confermare la “alienità” del complessivo messaggio musicale, o meglio dei flussi sonori, aprenti a meditazioni trans-dimensionali; la vibrante piattaforma di sortilegi animata dal Nostro persiste ed evolve la portata delle proprie traiettorie, tra personali ricerche sul groove e un peculiare spirito scultoreo..
Ingar Zach – grancassa, altoparlanti vibranti su rullante, timpani, voce
strumento di etimo incerto su Bandacamp
Tracklist:
01. Cicchitaredu (22:52)
02. Le Finestre I-IV (11:38)
03. Davoli (10:02)
Per approfondire: intervista ad Ingar Zach curata da Aldo Del Noce






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