R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Sosteneva il filosofo tedesco Oswald Spengler, nel suo celebre e profetico pamphlet L’uomo e la tecnica, che il primo organo coinvolto nel valicamento dei propri limiti sia l’occhio.
Esso vede la linea dell’orizzonte, desidera raggiungerla per farla propria e in seguito superarla. Ciò è possibile solo partendo dal luogo in cui ci si trova. Ca va sans dire. Ci spingiamo verso l’ignoto perché abbiamo delle conoscenze acquisite che costituiscono la nostra base di partenza.
Così veniamo all’album di esordio del chitarrista Carmelo Venuto, Orizzonte, composto da otto brani che mostrano, anche perché non ne fa mistero, da quali “terre” sia partito e lo sforzo per approdare a nuove latitudini.
Occorre subito dire che l’ensemble formato da Rosario Di Leo (piano), Riccardo Grosso (contrabbasso) e Giuseppe Tringali (batteria), fornisce un solido e sodale contributo al lavoro compositivo del leader.
E così, il luogo da cui prende il largo Carmelo Venuto è il bacino del Mediterraneo: la melodia cantabile, come sottolinea bene Bebo Ferra, è un segno distintivo di molte composizioni.

Ci possiamo perfino divertire a riconoscere le citazioni contenute in alcuni brani, che siano di progressive rock, post bop, contemporary jazz o… Ma questo è soltanto un gioco. Perché poi seguiamo con interesse i passi del chitarrista verso il limitare del nostro “sguardo orecchiuto”. Ascoltando più volte Orizzonte possiamo apprezzarne la sapienza compositiva di ciascun brano, che alterna momenti più dinamici a pause riflessive di contemplazione: “Adesso da quale parte andiamo?”.
È il caso, ad esempio, di Snow Song (e per una recensione scritta in quella che doveva essere l’estate più calda degli ultimi 40 anni è tutto dire!). Ci godiamo il dialogo tra il contrabbasso di Riccardo Grosso, la sospensione creata dal lavoro sui piatti da Giuseppe Tringali, il soffice pianismo di Rosario Di Leo.
Empedocle irrompe con un robusto attacco rock che successivamente si ammorbidisce. A Porto Empedocle arrivano e prendono il largo molte storie. Crocevia tra oriente e occidente?
Onde propone, con un marcato pianismo ondivago, il movimento delicato dei carezzevoli marosi che contrassegnano l’ampia fluttuante distesa marina. Corre lo scafo sonoro su profondità di colore blu. Ci facciamo trasportare lontano e assaporiamo l’aria tiepida e la salsedine che viene a bagnare le nostre guance.
Un altro mezzo di locomozione che ci trasporta lontano, questa volta nel tempo e non nello spazio (ma come direbbe il buon vecchio linguacciuto Einstein: “È tutto relativo!”), è l’Alfa Romeo Giulia Nuova Super prodotta nel 1974. È bene ricordare che la Giulia fu uno dei modelli più venduti della casa automobilistica milanese e fu immortalata in numerosi film poliziotteschi degli anni Settanta: sparatorie e inseguimenti a ben 110 Km/h sembravano per l’epoca davvero rocamboleschi.
Giulia NS è un tributo alla musica di quel periodo, la stagione del progressive rock. L’intro del brano fa pensare (chi sa quanto a torto o a ragione) al monumentale gruppo britannico del fluido rosa. La progressione armonica incalzante alterna alla guida ora la chitarra ora il pianoforte che s’intrecciano senza mostrarne la conclusione, se non giungesse la dissolvenza della consolle del banco di regia a imporre il fine giochi.
Dalla spiaggia agrigentina di Sicca Rinni osserviamo nuovamente un po’ indolenti l’orizzonte. Il fruscio della piante basse intorno a noi ci suggerisce una melodia (il contrabbasso e il pianoforte la espongono all’unisono), che iniziamo a canticchiare allegramente. E questa cresce poco alla volta, prende piede dalla nostra testa e si fa strada nel nostro animo.
Orizzonte di Carmelo Venuto contiene molti luoghi sonori al suo interno ed è molto stimolante perdervisi.
Tracklist:
01. Rumble (05.25)
02. Giulia NS (05.25)
03. Calma (04.48)
04. Snow Song (06.39)
05. Empedocle (08.10)
06. Sicca Ranni (06.54)
07. Human Turtle (06.14)
08. Onde (05.50)




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