R E C E N S I O N E
Recensione di Nadia Cornetti
È uscito l’8 maggio scorso per Music Force, DeaR Me!, nuovo lavoro di Davide Riccio, in arte DeaR. L’album è stato scritto e realizzato in solitudine, tra dicembre 2022 e febbraio 2023: ne è uscito un lavoro curatissimo composto da ben 17 tracce, sia strumentali che cantate: queste ultime soprattutto in inglese, poiché il desiderio di Davide è di essere ascoltato e compreso ovunque.
Prima di immergerci nel racconto di DeaR Me! vorrei presentarvi, come merita, il suo autore, dal momento che si tratta di un personaggio con una lunga storia alle spalle: Davide Riccio è torinese e, oltre che come musicista, lavora come educatore per persone disabili in un centro diurno, ma scrive anche poesie e racconti, ha realizzato programmi radiofonici, interviste musicali, ha lavorato come autore, regista, voce e attore per fiction e documentari; non ama definirsi cantautore – e non lo faremo neanche noi – poiché la sua musica è sempre stata al di fuori dall’industria discografica e il suo genere non è certamente la musica leggera.

Veniamo al disco, dunque: la scelta di non lanciare singoli, e di realizzare un prodotto sonoro di oltre 75 minuti, come questo – contenente tutti i brani che ci stanno, non il numero canonico voluto e quasi imposto dal mercato discografico – è una delle provocazioni di DeaR. Non si deve badare alla lunghezza delle canzoni: ogni brano, invece, dura il tempo che deve durare, come è sacrosanto che sia.
Potrei definire, superficialmente, la musica di DeaR un po’ sperimentale, un po’ retrò, un po’ classica e un po’ rock, e ancora non sarebbe abbastanza. Ma forse non serve sforzarsi di trovare una definizione calzante: siamo abituati a incasellare tutto come se un brano o un artista non potessero stare fuori da un cassetto con etichetta “genere x”, pena l’esser divorati da un qualche fantomatico predatore di musica senza identità. Non descriverò dunque DeaR Me! con una miriade di aggettivi che, in fondo, a volte, a nulla servono se non a confondere e a far decidere con rapidità se l’ascolto vale o meno la pena: voglio lasciarvi una bella dose di curiosità.
Il titolo del disco è un’esclamazione che significa “Povero me!”, ma è anche un ovvio rimando allo pseudonimo del musicista. Menzionerò un aspetto che mi ha incuriosito moltissimo: i brani sono stati composti con un metodo che lo stesso Davide ha definito “planetesimale” (termine ripreso dall’astronomo Viktor Safronov); si procede componendo frammenti di musica, si crea una sorta di libreria di suoni e, in seguito – come la forza gravitazionale ha unito frammenti di massa per originare i pianeti – si unisce questa “polvere di stelle”, queste “spore” musicali (non posso esimermi dal citare volutamente i marlenici frammenti) fino a comporre dei veri e propri brani che, tra l’altro, come si può intuire, risulteranno tutto fuorché monotoni. Nella realizzazione non ci sono state difficoltà – racconta l’artista – l’album è nato spontaneamente e velocemente.
Il primo brano composto con il metodo citato è stato Planetesimals, appunto, un pezzo dalle sonorità lounge, composto da sax e fiati, trascinato dalla voce bassa, profonda e solenne di Davide (solennità che torna in diversi brani, come in Wind, dove mi risulta molto istintivo l’accostamento alla voce di Francesco Bianconi, o, a tratti, a quella di Dave Gahan).
Restando in tema realizzazione, la musica di DeaR Me! è una musica colta, dove emerge la forte missione di promuovere l’utilizzo di un vocabolario ampio (e anche internazionale, come abbiamo già detto), per combattere l’impoverimento del linguaggio: le parole non sono solo uno strumento per esprimere il pensiero, ma anche la condizione per poter pensare.
Se volessimo connotare DeaR Me! spazialmente, Torino è sicuramente riconosciuta dall’autore come una delle capitali ferventi della musica – e non solo, come è evidente dalla quantità di attività artistiche alle quali ha partecipato Davide, proprio in questa città – ma nell’album non è decisamente la location predominante, fa invece più da sfondo; i luoghi omaggiati sono, piuttosto, l’America, come in DeaR me! (Sweet Philly), dedica alla città e al sound di Philadelphia, oppure The Skyline, un pezzo di cronaca dedicato alla tragedia dell’11 settembre, o ancora Life After Life, che racconta dei nonni emigrati proprio in America e della fine del loro “sogno americano”.
Il disco non ha un filo conduttore, se lo trovate sappiate che non è stato intenzionale: DeaR Me! é nato dal tempo passato, ma Davide spiega di non aver cercato appositamente un tema: scelta – di nuovo – controcorrente, proprio in reazione al dilagante obbligo di averne per forza uno.
L’album si apre con la bella Eight seconds of fame, un brano dal ritmo fresco ma nostalgico al contempo (le trombe e altri fiati, molto presenti, riportano al sound anni ’80), arricchito anche da una seconda voce, femminile: si tratta di una risposta a chi schernisce i “baby boomers” e allo sterile conflitto pseudogenerazionale. Il titolo è un rimando a una triste verità: otto secondi sono oggi la soglia di attenzione media, di poco inferiore a quella di un pesce rosso.
Tra i brani troviamo anche le dediche a due personaggi del mondo musicale molto importanti per l’autore e scomparsi da pochissimo tempo: la prima, meravigliosa, To Bacharach, decisamente il mio pezzo preferito di tutto il disco – dove sembrano coesistere tanti ritmi e tanti mondi paralleli ma perfettamente fusi – nel quale DeaR omaggia il pianista e compositore statunitense Burt Bacharach; la seconda, l’eterea ultima traccia Cricket (for Klaus), dedicata al musicista tedesco Klaus Schulze.
E ancora, si parla di vecchiaia, di morte, di Dio, tutti temi che appartengono a un individuo maturo, che inizia a riflettere sulla vita, sul “dopo”. Solo uno è il collante di tutto ciò che ci dona DeaR: il desiderio di impregnare la propria vita con quanta più arte possibile, allontanando in questo modo la “fatal quiete”.
Quando i 17 brani di DeaR Me! terminano mi sento davvero arricchita, desiderosa di pensare e approfondire pensieri, protagonisti, luoghi ed eventi ai quali Davide Riccio ci introduce nel suo ultimo, prezioso e intenso lavoro. Un album controcorrente, sicuramente – ed è un pregio, sia chiaro – che trova la sua essenza nel puro piacere di produrre arte, e di trasmetterla, oltre che di diffondere nel mondo la ricchezza che solo una dedizione davvero disinteressata e senza secondi fini riesce ad avere.
Tracklist:
01. Eight Seconds Of Fame
02. The Art Of Decluttering
03. Planetesimals
04. Axis Mundi
05. Sequeri
06. Wind
07. Dear Me! (Sweet Philly)
08. The Skyline
09. Life After Life
10. Whales Weep Not!
11. Cockles Of My Heart
12. Otherness
13. Song To Grace
14. Shadows: My Soul
15. To Bacharach
16. I’m Older Than I (With No Younger Of The Two)
17. Crickets (For Claus)




![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)

Rispondi