R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mi piace pensare a questo lavoro di Chiara Orlando e Danielle Di Majo Nothing is in Vain – come al risultato di una meditata costruzione deduttiva, originatasi da un consolidato insieme di assiomi e di leggi generali proprie del jazz per arrivare gradatamente ad una visione musicale assolutamente personale e individuale. In un’intervista rilasciata a Carlo Cammarella per Jazz Agenda del 27/07/23, le due musiciste – tromba, flicorno e qualche intervento vocale per la Orlando con la Di Majo al sax contralto, soprano e flauto –  rivelano le loro influenze che coprono altresì uno spettro piuttosto ampio, da Tom Harrel, Chet Baker e Art Farmer per quello che riguarda la Orlando fino a Cannonball Adderly e Wayne Shorter per i riferimenti della Di Majo. Ma sarebbe fuori luogo pensare a Nothing is in Vain come ad un semplice esercizio di epigonismo. Nonostante si avvertano, ma non così pesantemente, le radici di certo jazz classico hard be-bop, le influenze calano con tatto e delicatezza all’interno delle composizioni dell’album, tutte originali e dovute alla mano felice della Orlando e del contrabbassista Pietro Ciancaglini, anima della componente ritmica assieme al batterista Alessandro Minetto. Completa la formazione il pianista Enrico Zanisi, non più ormai giovane promessa – il suo disco d’esordio, Quasi Troppo Serio, fu pubblicato nel 2009 a nemmeno vent’anni compiuti –  ma oggi affermato e rodato musicista. Nonostante questa incisione sia il debutto delle fiatiste come coppia di titolari, entrambe provengono da carriere autonome caratterizzate da buone scuole e diverse esperienze discografiche. La palermitana Orlando con la New Talents Orchestra, la Matthew Herbert Big Band e con l’album da titolare del 2019 A Place of Stilness. La romana Di Majo ha nel suo carnet un primo album con Eccedere di Blu (2010), un secondo freschissimo disco con B.I.T. – insieme a Manuela Pasqui –  Equilibrismi (2023), ed un precedente, sempre con la Pasqui, Come Again (2021).

Il jazz che ascoltiamo in questa produzione viaggia lineare, elegante, melodico e pieno di naturali armonie. Un’autostrada di suoni ben pensati e altrettanto ben realizzati – ottima incisione, tra l’altro, (tecnici del suono molto bravi ndr) – con assoli strumentali così fluidamente eseguiti che è sempre un gran piacere riascoltarli più volte. Le note non s’accavallano mai in nodi indistricabili, tutto si svolge, potremmo dire, alla luce del sole talmente è chiaro e limpido il messaggio che passa. Alle volte mi chiedo, dopo tanti e tanti anni di ascolti, quale possa essere il ruolo del semplice piacere nell’approcciare la musica, in modo particolare il jazz. Ricordo qualche decennio fa quando bastava, su certi palcoscenici, qualche nota melodica e qualche accordo ben armonizzato perché gli artisti subissero critiche di imborghesimento, di tradimento dei valori rivoluzionari, di essersi venduti alle esigenze mercantili ecc… Poi ho personalmente un certa riluttanza a parlare, nel caso di questa coppia di strumentiste, di jazz al femminile, come ho letto da più parti. A mio parere la musica non dovrebbe avere una connotazione di genere. Le donne nel jazz hanno da sempre espresso qualità e mancanze come del resto i loro colleghi uomini. Per cui i giudizi di valore dovrebbero riguardare solamente le capacità espressive, la scienza musicale e il complesso della umana creatività.

E con questo passiamo all’ascolto fattivo che parte dall’inizio dell’album con Ciko Against the Cat. Le note stampa che accompagnano l’album sono ricche di notazioni sul curriculum delle Autrici ma ahimè povere per quello che riguarda le informazioni sui brani stessi. Ad ogni modo questa traccia si presenta con una base di Zanisi al piano sostenuta da un essenziale supporto ritmico. Compare quindi un bel tema fresco di una levità quasi sudamericana portato in contemporanea dalla tromba, dal sax e da una sovraincisione vocale della Orlando. La stessa musicista imposta un assolo al suo strumento dai contorni molto netti e precisi, dimostrando da subito di avere le idee chiare per ciò che riguarda l’impostazione timbrica. Zanisi accompagna aggiungendo accordi ammiccanti prima dell’intervento della Di Majo al contralto. Grosso modo lo stesso tipo di commento fatto per la Orlando ben si adatta anche alla sassofonista. Le musiciste ci fanno riscoprire la bellezza di ascoltare due strumenti che non hanno fretta né ansie da prestazione. Ma quando è la volta di Zanisi nell’assolo non possiamo far altro che rilevare come anche il piano si allinei al modus operandi impostato per questo pezzo. Tutto si chiude con una specie di colloquio a tre, voce più tromba più sax. Primo brano, quindi, esposto con grazia e moderata euforia. Lullaby viene introdotta dall’archetto strofinato sulle corde del contrabbasso con un certo pathos da Ciancaglini ma sarà la comparsa del flauto della Di Majo ad apparire quasi inatteso, presto raddoppiato dal flicorno che si muove all’unisono e che imposta in un secondo tempo un piccolo assolo dalla morbidezza che ricorda Chet Baker. Il tema elegante viene poi sviluppato dai toni quasi fiabeschi di un flauto suonato con delicata accortezza interpretativa e ripreso dalla Orlando con eguale convinzione. Sembra che le due strumentiste abbiano un carattere, musicalmente parlando, molto simile, susseguendosi e sovrapponendosi in una sorta di armoniosa continuità intenzionale. La sonorità resta volutamente spoglia da orpelli inutili, mentre la ritmica si mantiene a discreta distanza e Zanisi mette sotto le dita un piano elettrico suonato con delicatezza. Papele si caratterizza per l’incipit alla batteria dell’eccellente e misurato Minetto. E qui entriamo veramente nel clima hard be-bop ma meno aggressivo e più addolcito rispetto ai riferimenti Blue Note della sua epoca aurea. Come i canoni di quel tempo ancora oggi suggeriscono, la tromba della musicista palermitana e il sax della sua collega viaggiano all’unisono seguendo diligentemente il tema scritto fino a quando i due strumenti si esprimono in un contrappunto che prelude all’assolo di Zanisi. Un timbro inizialmente un po’ distorto e grezzo del piano elettrico però condotto con buona immaginazione improvvisativa precede l’assolo di tromba, ottimamente eseguito, sulle cui avvertibili influenze di Chet Baker e Tom Harrel –  come segnalate dalla stessa Orlando –  non si può che essere d’accordo. Dopo la ripresa del tema ci si avvia verso un finale estroso con l’incrocio estemporaneo tra i vari strumenti. Nothing is in Vain è una bossa-ballad che rimanda ad atmosfere un po’ legate a Stan Getz e alla coppia Mulligan-Piazzolla con un contrabbasso che abbraccia la composizione di note calde e intime. Un sax molto suadente, dalla perfetta intonazione si misura con la tromba sordinata della Orlando. Ancora l’archetto di Ciancaglini che dimostra tutta la sua solidità tecnica di contrabbassista, oltre alla propria capacità emotiva ed espressiva. Sarà ancora la tromba a riemergere con l’improvvisazione, prima della ripresa del tema dove i due fiati si riannodano nell’abbraccio finale.

Danielle, come è suggerito da questo titolo, è dedicata proprio alla Di Majo ed è un bellissimo regalo, dato l’andamento swingante e coinvolgente del brano. Un bel suono in simultanea tra sax e tromba, una ritmica che incalza, un piano che riempie gli spazi e poi ancora Ciancaglini, questa volta con un pizzicato poderoso e carnale. Poi arrivano di nuovo i fiati, in ordine alternato. Le due musiciste sanno essere trascinanti, soprattutto durante l’improvvisazione, sempre con quel suono estremamente curato, pulito e all’unisono. C’è anche spazio per un guizzante assolo di batteria, prima della ripresa del tema. Insomma, un brano divertente, jazz filtrato e purificato da ogni scoria di eventuale barocchismo, una musica sgargiante di tinte accese che non può lasciare indifferenti. Con Relaxing at Vastillo ritorna il gioco in trittico della voce unita a sax e tromba. Un ritmo di base che riporta tutto verso un’immagine latina e dopo l’assolo di sax viene il piano di Zanisi con una doppia linea incrociata molto interessante tra le due mani, dove parte grave e medio-acuta della tastiera s’inseguono in un piacevole gioco ad incastro. Nessun fraseggio preconfezionato, in questa serie di assoli di sax e piano, ma si respira un’aria gioiosa che alita per tutto l’estendersi del brano. Con Right or Wrong il sax in apertura mi riporta alla mente certi passaggi alla Wayne Shorter, comunque anch’egli citato tra le influenze della Di Majo. Un lungo e convincente passaggio della Orlando precede Zanisi che si concede qualche maggiore libertà rispetto al solito, imbucando una serie di note pianistiche appiattite ai margini della tonalità di base. Ancora sax, credo fotografato nel miglior assolo di tutto l’album. Non c’è mai autocompiacimento in questi musicisti, decisi a fare il proprio lavoro senza indugiare narcisisticamente sui loro strumenti ed è così che i brani s’inanellano gli uni sugli altri con facilità, senza sforzo alcuno soprattutto per l’ascoltatore che ne coglie il fluire all’interno delle loro spaziose armonizzazioni. Sorgente è una melodia orecchiabile, almeno nel primissimo tema, con la voce dell’Orlando e i fiati ad accompagnarla. Quando tromba e sax tacciono è la volta del puro trio piano-batteria-contrabbasso che vive un momento di parziale e convincente solitudine. Tocca al pianismo di Zanisi sorprenderci più di quanto non ci aspettiamo con quella che è la sua migliore performance in questo album. Ancora formazione a trio quando attacca il pizzicato tonante del contrabbasso, con un controcanto vocale e fiatistico e la chiusura del tema principale. Unbereable You è un altro pezzo molto swingante e piacevole, anche se subentra, com’è naturale, una certa ripetitività di strutture e temi che via via ci portano verso le battute finali dell’album. Assistiamo comunque ad un pianoforte che si sta progressivamente liberando dagli schemi e che cerca soluzioni più contemporanee. Si chiude con la ripresa di Nothing is in Vain in un’alternative take in cui mi sembra che il sax sia leggermente in secondo piano rispetto alla presa microfonica, seguito da un morbidissimo flicorno che sostituisce l’intervento della tromba sordinata. Hanno fatto benissimo, le due musiciste, a tenere entrambe le versioni di questo stesso brano, anche se forse quest’ultima traccia alternativa appare più calda e apollinea proprio per la timbrica malinconica e meno squillante rispetto alla tromba.

Il vestito sobrio indossato da questo album si caratterizza per la misura e l’equilibrio con cui sono state confezionate tutte le sue parti. L’efficacia discorsiva dei due fiati si manifesta in un peculiare esprit de finesse come non frequentemente si ascolta nelle attuali produzioni internazionali. Ma direi che tutto l’ensemble si muove nella stessa direzione alla ricerca di un possibile e mai scontato piacere nell’esecuzione e quindi dell’ascolto. Quindi il periodare di un gruppo come questo vive di un’alternanza tra un certo, importante classicismo di riferimento e un proprio, soggettivo eros che scaturisce spontaneamente all’interno delle composizioni e le rende tutte equamente e garbatamente  raffinate.

Tracklist:
01. Ciko Against The Cat
02. Lullaby
03. Papele
04. Nothing Is In Vain
05. Danielle
06. Relaxin’ At Vastillo
07. Right Or Wrong
08. Sorgente
09. Unbearable You
10. Nothing Is In Vain (Alt. Take)

Photo © Massimo De Dominicis

 

 

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