R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Se si va a suonare alla mecca del jazz, il Village Vanguard, ci si deve andare in gran spolvero. Troppi i musicisti che hanno inciso registrazioni memorabili in questo luogo sacro. Serve fare alcuni nomi? Va bene, allora ri(n)facciamoli: John Coltrane, Michel Petrucciani, Sonny Rollins, Chris Potter, Sun Ra, Allen-Haden-Motian, Bill Evans…
La compositrice e pianista Kris Davis, che si è aggiudicata anche un grammy, ha all’attivo 24 registrazioni come leader o co-leader. È stata vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti: nel 2019 il suo Diatom Ribbons è stato giudicato miglior album dell’anno da NPR e dal New York Times, entrando nella top five di JazzTimes e Downbeat.
Nel 2016 ha fondato la casa discografica Pyroclastic Records, con cui produce album propri e di colleghi musicisti tra cui Benoît Delbecq, Ches Smith, Mark Dresser… E quest’ultimo doppio album, Live at Village Vanguard, esce proprio per la sua etichetta.
Le collaborazioni avute negli anni sono di altissimo e risonante livello: il sassofonista e compositore John Zorn, il trombettista Nicholas Payton, il contrabbassista Dave Holland, la chitarrista Mary Halvorson, il bassista Michael Formanek, il pianista Craig Taborn, la bassista Linda May Han Oh…

La Davis è molto attiva anche sul piano dei diritti di genere nel mondo del jazz. Che questo sia sempre stato maschilista non è un mistero. Rare le musiciste e compositrici che si sono fatte rispettare nelle sale di registrazione e sui palchi nazionali e internazionali. A voi quante ne vengono in mente?
-Carla Bley…
-Ottimo! Poi?
-Erica Lindsay e Alice Coltrane.
-Molto bene, poi?
-Vediamo…
-Il suo nome lo abbiamo scritto appena sopra.
-Mary Halvorson.
Kris Davis, Linda May Han Oh e Terri Lyne Carringhton sono le uniche tre donne a essersi aggiudicate un grammy come miglior album strumentale di jazz!
-Ah, anche Rita Marcotulli e Amalia Gré!
Ma le note stanno cambiando.
Kris Davis in questo live si presenta col suo ensemble Diatom Ribbons, che dava il titolo all’album del 2019 che tanto successo ha ottenuto. La chitarra di Julian Lage, la batteria di Terri Lyne Carringhton, il basso di Trevor Dunn e l’elettronica di Val Jeanty. Il programma preparato è decisamente vario: dalle riletture di alcuni brani alle dissonanze minimaliste, dall’elettronica miscelata ad alcuni energici passaggi di jazz contemporaneo, perché le influenze sono molte e sono state metabolizzate. Questo si fa oggi quando si vuole suonare questo genere: non ci si può fermare a un modello.
Il doppio album raccoglie i momenti salienti delle serate del 27-28 maggio 2022 e si apre con Alice in the Congo del batterista Roland Shannon Jackson. I ritmi funky blues e la melodia cantabile vengono “sporcati” dagli innesti noise e vocal elettronici di Val Jeanty.
Il brano seguente, Nine Hats, grazie alla manipolazione sonora ci trasporta in spazi siderali tipici degli anni Sessanta. Sun Ra invenit? Maybe! Anche se la Davis ci informa che gli spunti per questa composizione li avrebbe tratti dal brano di Eric Dolphy Hat and Beard e da uno per pianoforte di Conlon Nancarrow.
Le altre riletture vengono eseguite su The Dancer di Geri Allen (ecco un’altra jazzista, che ci ha lasciato davvero troppo presto!) e Dolores di Wayne Shorter, che viene proposto in due takes sul primo e sul secondo CD. Trai due vi sono ovviamente delle significative differenze che ci dicono di quanto i Diatom Ribbons si siano divertiti a indagarne le possibilità espressive.
Il brano più articolato che occupa oltre 30 minuti della performance live al Village Vanguard è Bird Suite composto per i cent’anni dalla nascita di Charlie Parker. I titoli delle tre sezioni sono: Part 1: Kingfisher, Part 2: Bird Call Blues e Part 3: Parasitic Hunter. La parte 1 è stata inserita come ultima brano del CD 1, gli altri sono il secondo e il terzo del CD 2.
Proprio perché si tratta di una compositrice contemporanea, il tributo al genio del bebop non poteva essere filologico. Diverse suggestioni e nuclei sonori si avvicendano e interpolano con le voci di Olivier Messiaen il cui Petites Esquisses D’Oiseaux ha ispirato Bird Call Blues. In questa sezione compaiono anche le voci di Paul Bley e quelle di alcuni richiami di uccelli registrate nelle vicinanze dell’abitazione della Davis.
Parisitic Hunter ci trasporta negli sperimentalismi di certa musica contemporanea. In questa sezione Val Jeanty elabora alcune parti di un’intervista di Karlheinz Stockhausen del 1972 in cui parla di musica intuitiva: “Play the vibrations… Vibrations…” sentiamo ripetere al compositore.
Ed è quello che accade ascoltando questo magnifico concerto, ricco di derivazioni e intuizioni: si vibra di piacere.
Tracklist:
01. Alice In The Congo (12:17)
02. Nine Hats (6:19)
03. The Dancer (6:44)
04. VW (6:39)
05. Dolores (Take 1) (10:06)
06. Bird Suite, Pt. 1: Kingfisher (11:37)
07. Endless Columns (11:02)
08. Bird Suite, Pt. 2: Bird Call Blues (10:54)
09. Bird Suite, Pt. 3: Parasitic Hunter (11:00)
10. Brainfeel (7:30)
11. Dolores (Take 2) (10:43)




![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)

Rispondi