R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Quando si crea bellezza, in ogni dimensione artistica, intervengono sempre tre qualità fondamentali. La prima è legata alla pura impressione estetica e, come suggerisce il suo etimo, consiste nella capacità di accendere i nostri organi sensoriali e di percepire i segnali che li raggiungono. La seconda richiede l’intervento delle capacità cognitive, non solo critico-razionali ma – dopo gli studi di Goleman – anche di quelle emotive, perché attraverso le emozioni s’interpreta gran parte della realtà e dell’esistenza individuale. In ultimo, particolare spesso trascurato, quando la bellezza si è creata deve essere trasmessa e comunicata, in modo tale che non resti imprigionata in un’unica istanza ma si possa diffondere ed espandere il più possibile. La musica, forse più di altre arti, ha questa possibilità di coinvolgimento perché può arrivare oltre il limite tracciato dagli altri sensi – (le orecchie non hanno palpebre n.d.r.). Questo Dialogue’s Delight della pianista tedesca Olivia Trummer, realizzato insieme al batterista Nicola Angelucci, è un efficiente modello dimostrativo in cui il piacere di dialogare – musicalmente parlando – tende ad attrarre l’ascoltatore per tramite di note delicate, quasi premurose, verso un empatico nucleo emotivo. A cominciare dalla graziosa copertina del disco, nonché dalla presentazione del libretto interno, corredato dai deliziosi disegni ad opera dell’illustratrice Cecilia Valli.

Se la Trummer, di cui ricordo, tra gli altri, il buon precedente del 2022 For You, mette sempre in evidenza il limpido timbro vocale e la sua indubbia tecnica ed espressività pianistica, Angelucci dall’alto della sua ben rodata esperienza – ha registrato tre album da leader e attualmente è membro effettivo del quartetto di Fabrizio Bosso – sembra essere il partner ideale calibrando le sonorità della sua batteria e adattandole con elasticità alle necessità specifiche di ogni brano. In effetti l’esclusiva accoppiata piano-batteria è piuttosto insolita nel jazz ma è la stessa Trummer, nell’intervista pubblicata sul sito TGCOM24 il 22/06/23 e rilasciata a Beppe Ceccato, a spiegare come l’esigenza di restringere all’essenziale la strumentazione si adatti maggiormente all’abitudine della pianista di suonare spesso in solitudine e quindi di stringere lo spazio sonoro attorno ad un numero minimo di musicisti. Per la stessa ragione, quindi, in questo album manca il contrabbasso, anche per rimarcare l’allontanamento dal clichè della formazione a trio. L’incontro professionale tra Trummer e Angelucci risale al 2016 durante la prima tournée della pianista in Italia e da allora il sodalizio si è consolidato, creando occasionalmente vari intrecci professionali con la collaborazione di altri musicisti – ricordo la partecipazione di Bosso, di Bonaccorso e Rosenwinkel in For You – e, nello specifico di questo Dialogue’s Delight, con la presenza dell’ariosa fisarmonica di Luciano Biondini in quattro dei tredici brani che compongono l’album. Parlando della Trummer come pianista, ricordiamo la sua preparazione, in gran parte classica, conseguita nella sua città natale – Stoccarda – a cui si è aggiunto l’interesse per il jazz, perfezionato secondariamente alla Manhattan School of Music di New York. Ma considerando anche la predisposizione della musicista tedesca al canto, dobbiamo aggiungere che la timbrica espressa dalla sua voce non solo è piacevolmente fresca e delicata ma si abbina anche ad un’intonazione perfetta, qualità, quest’ultima, che personalmente valuto in prima battuta, al di là di ogni altra caratteristica vocale. I brani in sequenza nell’album – due standard su tredici – non sono mai invasivi né dimostrano spigolosità inaspettate e così come sono raccontati e interpretati alcuni appaiono alla stregua di bozzetti un po’ fiabeschi e un po’ malinconici, nei quali prevale la trasparenza delle intenzioni e la evidente traccia etereo-melodica che li anima. Altri invece vivono d’invenzioni ritmiche, arricchite da un pizzico di stravaganza, disarticolandosi a tratti quasi per gioco. Da notare come la fisarmonica di Biondini tenda a proiettare una luce tutta sua sui dialoghi di Trummer e Angelucci, una luminosità garbata accolta come terzo elemento dialettico nella comunicazione a deux tra piano e batteria. Altro particolare da rimarcare è che in questo lavoro non ci sono sovra-incisioni, almeno non mi è parso di coglierle, segno di come la realizzazione dell’album sia avvenuta quasi in modalità live, garantendo quella sensazione d’immediatezza e spontaneità che sembra trascorrere di brano in brano.
Si parte con il primo dei due standard, cioè When I Fall in Love, un pezzo del 1952 composto da Victor Young & Edward Heyman, che fu cantato inizialmente da Doris Day nello stesso anno e poi nel 1956 da Nat King Cole. Questa traccia subisce una strana trasformazione, nell’ambito del colloquio dialogato tra piano e batteria. L’elemento passionale e la sottesa pulsione erotico-romantica a cui accennavano, più o meno esplicitamente, la Day e lo stesso King Cole, vengono traslati in una sonorità molto lirica ed aerea su cui si adagia morbidamente la voce della Trummer. Il piano misura le note una dopo l’altra e via via che il brano procede si allarga in accordi aperti e atmosferici. La batteria ricama le sue trame tra gli spazi mentre la voce – per altro molto bella – si sospende in una dimensione senza peso. Con il brano seguente entriamo nel novero delle composizioni del duo Trummer-Angelucci che affrontano in primis The Optimist (a.k.a. Stehaufmannchen). Una sequenza di note gravi della tastiera viene presto ad incrociarsi con il tema pianistico, ripreso dalla voce cristallina della stessa Trummer, che è anche l’autrice di questo pezzo. Non ci sono parole nel cantato ma l’idea che traspare è quella giocosa di un dialogo vivace, sostenuto dall’insistere del piano e dalla batteria in crescendo. Bisogna dire che in una situazione come questa non si avverte la mancanza di un contrabbasso e ciò va sicuramente a merito dell’affiatamento e dell’intercalarsi ottimale tra i due strumenti.

French Puppets è opera di Angelucci. L’intervento di Biondini regala al brano una piega popolaresca, con delle percussioni soffocate e una fisarmonica che inizia con poche e rade note. Un sapore retrò che viene rinforzato anche dal melodicissimo pianoforte che indirizza la composizione verso un tempo di valzer, preso per la mano da Biondini che gli costruisce sopra qualche veloce fraseggio. Un colloquio romanticamente rassicurante tra le due tastiere, con Angelucci che rimane dietro le quinte impegnato in un drumming quasi soffocato. Segue All is Well, di Trummer, che si sviluppa in un contesto più jazzy, rispetto al brano precedente. La linea melodica è complessa, con un canto in fase swingante che si avvale di frasi brevi e saltellanti e tuttavia mantiene una certa impronta di leggerezza, nonostante gli stretti cromatismi che appaiono lungo lo svolgimento del brano, soprattutto in fase di chiusura dove diventa più strettamente improvvisato. Con Strolling si ripresenta una composizione di Angelucci che si snoda quasi come uno standard jazz, pur non essendolo – almeno non ancora! Il suono felpato del Fender Rhodes si colora di sfumature notturne e diradate, non prive di qualche sofisticatezza nella struttura armonica. Bene come sempre la voce della Trummer, dai toni quasi sognanti. Valerio ha il respiro che gli infonde sia la fisa di Biondini che la voce sempre chiara e seducente della musicista di Stoccarda. Il brano mi convince meno degli altri, forse perché mi ha ricordato qualche colonna sonora di certi film italiani di costume degli anni ’60… Romance è intriso di romanticismo, con una lunga intro di pianoforte che s’indirizza verso un ¾ in modalità di ballad con qualche inflessione blues. C’è un po’ di manierismo alla Erroll Garner, tra le righe, però il brano, nel suo complesso, è molto piacevole e fa vibrare qualche corda interiore. Indifference ha un portamento alla Henry Mancini con un assolo di piano molto interessante e qualche dissonanza ben posizionata che dimostra l’inventiva strumentale della Trummer. La sintassi raffinata del brano fa si che ne risulti uno tra i migliori dell’album, dove la matrice jazz si fa più avvertibile. Poi è la volta di Inside The Rainbow, un pezzo di bravura di tutti e tre i musicisti coinvolti, con Biondini che lavora con la sua fisarmonica inseguendo uno stile argentino mentre distende le sue note sul bel pianoforte tematico della Trummer. In realtà il brano sembra diviso in tre parti, con un’introduzione melodica, una fase intermedia più drammatica ed una terza forma conclusiva con qualche spunto solitario dello stesso Biondini destinata a confluire poi nel tema iniziale. Angelucci, che è l’autore del brano, attesta le proprie capacità compositive in una traccia colma di evanescenti malinconie. Dialogue’s Delight è il brano che dà il titolo all’album ed è una bella canzone, anche orecchiabile, dove riusciamo ad apprezzare per intero la purezza flautata della voce della pianista, di nuovo in questo caso, al Rhodes. Da notare il sottile gioco di piatti e di percussioni dello stesso Angelucci, probabilmente suonate, inizialmente, direttamente con le mani. Portoferraio è uno dei primissimi brani, se non il primo in assoluto, che ha sancito l’incontro della Trummer con Angelucci attraverso una composizione a quattro mani di entrambi i musicisti. Bellissimo frammento che nasce dondolandosi all’interno di una coppia di accordi pianistici che con la partecipazione di Biondini sancisce una sensualità volatile, resa più tangibile dalla voce sospirosa della cantante. Un lieve incremento di ritmo ed un fraseggio da brividi del fisarmonicista umbro benedice il brano con la Bellezza di un incantamento magico. Per me si tratta del momento migliore dell’intero album. Li’l Darlin’ è una composizione del trombettista Neal Hefti del 1957 e resa celebre da Count Basie nel suo album The Atomic Mr. Basie (1958). La versione orchestrale di Basie rendeva più leggibile la melodia molto intrigante di questo brano. Questa di Trummer & Angelucci tende ad esasperare un poco le pause, cosicché la lettura definitiva risulta più difficoltosa a comprendersi per chi non ha mai ascoltato prima questo pezzo. L’ultima chicca dell’album che si contende la palma del miglior pezzo insieme a Portoferraio è Dear, di Angelucci. Un accompagnamento di tastiera che rimanda di sbieco alle prime note del gershwiniano I Love You Porgy ma sul quale interviene l’angelica – qui è veramente il caso di dirlo – voce della Trummer. Tra percussioni morbide e sequenza modale di cinque note reiterate al piano si finisce per accorgerci pienamente di quella bellezza a cui si accennava all’inizio della recensione.
Una musica che in fase di decollo punta decisamente verso il cielo, questa della coppia Trummer-Angelucci. Compaiono suoni di provenienza celeste – gli interventi vocali – sapientemente mescolati a vibrazioni più terrene, come il suono rauco del soffietto di una fisarmonica o il battito dei tamburi. Si viaggia in maniera disinvolta tra la punteggiatura ritmica e la piacevole esuberanza del pianoforte, o con la malinconia un po’ latineggiante dell’apporto di Biondini. Trattasi comunque di un sobrio passaggio tra le maglie di una musica carica di sentimento che conferma la bontà dei progetti della Trummer, alla ricerca di una sua dimensione personale, lungo un cammino fatto di incontri e di dialoghi, questo sì, ma anche di attimi fuggevoli in cui ci si fa volentieri portar via dalla levità delle emozioni.
Tracklist:
01. When I Fall in Love
02. The Optimist (a.k.a.Stehaufmännchen)
03. French Puppets (feat. Luciano Biondini)
04. All is Well
05. Strolling
06. Valerio (feat. Luciano Biondini)
07. Romance
08. Indifference
09. Inside the Rainbow (feat. Luciano Biondini)
10. Dialogue’s Delight
11. Portoferraio (feat. Luciano Biondini)
12. Lil’ Darlin’
13. Dear
Photo © Andrea Boccalini – Cover © Cecilia Valli






Rispondi