R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi e Roberta Mangiacavalli
La notte porta sussurri e tenui raggi di luce, dove si aprono dei varchi verso qualcosa di ignoto. Il baluginìo non dura mai troppo a lungo ma è sufficiente a regalarci attimi di curiosa sospensione. Ci trascina fuori da noi stessi in un territorio dove i sensi sono tutti delicatamente allertati.
Night Birds di Sara Serpa e André Matos è un album così: soffuso, ricco di poesia, fatto di suoni molto calibrati che creano ambienti e visioni color pastello. Un lavoro che giunge dopo sette anni dal loro ultima fatica insieme e viene pubblicato dalla Robalo Records, registrato tra novembre e dicembre del 2022, tra New York e Lisbona.
Conta undici composizioni originali della coppia Serpa e/o Matos, più la rilettura delle Bagatelle, Opera 6 di Bartok.
I dodici brani raramente superano i quattro minuti e ciò risulta un pregio di questo lavoro, perché evita ripetizioni, sbavature ed eccessivi compiacimenti. Ogni composizione è un piccolo ritratto che in sé contiene davvero qualcosa di inaspettato.

Al progetto hanno partecipato il compositore e pianista newyorkese Dov Manski, il batterista portoghese João Pereria, la violoncellista sudcoreana molto attiva nell’ambito della musica contemporanea Okkyung Lee, la cantante svedese Sofia Jernberg e perfino il figlio della coppia Lourenço. E ovviamente alla voce Sara Serpa e alla chitarra acustica ed elettrica, al basso e alle percussioni André Matos.
Night Birds ci permette di assaporare un delicato lavoro di ricerca sulle possibilità espressive della voce e della creazione sonora strumentale, senza che venga meno il piacere dell’ascolto delle composizioni.
Sara Serpa dimostra di possedere un controllo estremo del proprio strumento senza necessità di ostentazione, rifugge infatti le asperità di un’espressività esasperata tipica di molta musica contemporanea, preferendo toni più delicati e soffusi.
La composizione dei brani, scritti anche a quattro mani con André Matos, di volta in volta segue, accompagna o aiuta a sviluppare dei disegni sonori assai intriganti. Ogni volta viene sviluppata musicalmente un’idea in modo coerente e originale.
Un altro carattere che ha affascinato il nostro ascolto riguarda il dialogo che la voce instaura con gli altri strumenti: sebbene essa sia molto presente, asseconda le sonorità dei partner e gioca con essi.
Vediamo in dettaglio qualche traccia di questo pregevole lavoro.
In Counting, ad esempio, una composizione di André Matos, ci affascina il modo di trattare il suono né eccessivamente dissonante né troppo tradizionale e riconoscibile. I richiami si spostano in diversi ambiti armonici che creano sempre nuovi ambienti sonori, sostenuti dal raffinato e morbido ritmo di João Pereira.
Bergman’s Island è connotato dal suono intenso e vellutato della chitarra acustica, cui si affianca il costrutto melodico vocale. Ogni volta che la melodia riprende, la voce crea delle piccole novità.
In Lost Whale apprezziamo il suono immersivo delle percussioni e la “voce” del violoncello della Okkyung Lee. Piano piano veniamo portati sotto la superficie dell’acqua per seguire il tragitto di questa balena dispersa.
In Family i loop vocali ricordano il minimalismo di Brian Eno, Steve Reich e Terry Riley, elaborato però in modo molto personale.
Watching you grow inizia con la voce del figlio Lourenço accompagnata dal piano di Dov Manski, a cui segue la parte vocale materna che, riprendendo e variando la melodia iniziale di Family, si intreccia anch’essa con lo strumento.
La voce di Sofia Jernberg (magnifica cantante) in Underwater, perfettamente integrata in questa realtà musicale d’avanguardia, regala intensità dipanandosi con abilità tecnica e perfetto controllo vocale tra tintinnii, filamenti percussivi, discrete frequenze elettroniche, grappoli di note.
In Night Birds diversi livelli sonori si sovrappongono, come – appunto – uccelli notturni in un bosco misterioso e incantato: sussurri fischi, mormorii (Jernberg), note più lunghe, aggraziate, eteree (Serpa), brevi e ripetuti frammenti melodici al pianoforte (ricordate le melodie raccolte e trascritte da Messiaen per Oiseaux exotiques?) e un affascinante luogo sonoro creato dagli altri strumenti.
Degrowth è un auspicio per una “decrescita” che dia respiro al pianeta e una possibilità di futuro per i nostri figli. Vi è un incedere lento di chitarra e basso insieme alle voci che procedono omoritmicamente a distanza di ottava e, come in contrasto, i movimenti nervosi del violoncello che gioca con glissando, armonici, tremoli e altri interessati effetti.
Ascoltare e riascoltare Night Birds di Sara Serpa e André Matos diventa perfino un atto politico da cui prendere spunto: è possibile fare un discorso originale senza urlare o esasperare i toni, esplorando stili e forme con gusto e freschezza.
Tracklist:
01. From a distance
02. Carlos
03. Melting ice
04. Family
05. Night birds
06. Counting
07. Underwater
08. Degrowth
09. Bergman’s island
10. Lost whale
11. Watching you grow
12. Bagatelle, Op. 6 (Lento)
Photo © Ebru Yildiz






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