R E C E N S I O N E
Recensione di Antonio Spanò Greco
È uscito in questi giorni il nuovo lavoro discografico dei The Crowsroads, il combo dei fratelli bresciani Matteo ed Andrea Corvaglia, dediti al folk rock blues di stampo americano, sulla scena dal lontano 2012, quando esordirono con l’EP Same Sky Inside My Pocket, tenendo concerti in ogni dove, sia in duo che con la band, e proponendo i pezzi dei propri amori musicali alternati a canzoni scritte di proprio pugno. Nel 2016 realizzano Reels, il primo lavoro completo, registrato in presa diretta in un home studio, contenente tre brani inediti.
La svolta avviene con On The Ropes, edito nel 2019, contenente solo brani originali e tre collaborazioni internazionali di tutto rispetto, Sarah Jane Morris, Jono Manson e Frankie Chavez. Oltre ad aver aperto per diversi artisti nazionali, Treves Blues Band, Gnola Blues Band e star internazionali, Stef Burns, Robben Ford e Popa Chubby, solo per citarne alcuni, i Crowsroads ricevono anche consensi dagli operatori del settore e riconoscimenti quali il primo posto al concorso nazionale per musica originale L’artista che non c’era indetto dalla rivista specializzata L’isola che non c’era nel 2016. Vincono il contest nazionale dedicato alla musica blues, Italian Blues Challenge, nel 2022, e conquistano così la partecipazione all’European Blues Challange del 2023, svoltosi in Polonia, quali rappresentanti ufficiali dell’Italia.

Anticipato da due singoli e relativi video, Spaceship è composto da dieci tracce e ci mostra i fratelli Corvaglia nella lora maturità artistica, in possesso di tutte le armi che una band deve avere per confezionare un album godibile all’ascolto e con contenuti mai banali, curato in ogni aspetto, dai testi all’arrangiamento; un passo, anzi due passi avanti rispetto a On the ropes. «L’album ha canzoni autobiografiche, è il nostro passaggio nella vita adulta», così Matteo e Andrea dichiarano in una recente intervista, «parlano di crescita e di consapevolezza e sono nate lungo il percorso che abbiamo affrontato in questi anni».
I brani regalano momenti eterei e pulsanti vibrazioni, un connubio che risulta ben riuscito e innalza i fratelli Corvaglia a protagonisti della scena musicale italica, quella che dalle liriche del cosiddetto filone americana trae linfa per proporre con un proprio stile ormai consolidato, una musica piacevole, che stimola ricordi e accresce il nostro benessere psicofisico. Matteo e Andrea in questa avventura sono coadiuvati da Michele Belleri al basso presente anche nell’album precedente come chitarrista, Sebastiani Danelli alla batteria e Nicola Ragni al mix, al piano e alle tastiere in due brani.
Difficile citare un brano trainate, l’album va ascoltato nella sua interezza: se If It Wasn’t è avvolgente e ammaliante nei sui cambi di ritmo, Diy Reality è un treno in corsa, Theseus & The Moon prende lo stomaco, Spaceship fa sognare, Hot Blood / Weak Knees ridesta vecchi e insani istinti, More Than Everwhere li estirpa alle radici, Last Glimpse of You porta alla mente dolci ricordi, (Surfin on a) Pile of Mess cavalca i nostri dubbi, Isolate accompagna le notti insonne e per chiudere The Showdown ci sbatte in faccia la cruda realtà. Complimenti vivissimi a Matteo ed Andrea!
Tracklist:
01. If It Wasn’t (4:46)
02. Diy Reality (4:06)
03. Theseus & The Moon (3:33)
04. Spaceship (4:57)
05. Hot Blood / Weak Knees (4:22)
06. More Than Everywhere (3:08)
07. Last Glimpse Of You (4:51)
08. (Surfing On A) Pile Of Mess (4:12)
09. Isolate (4:39)
10. The Showdown (5:27)


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