R E C E N S I O N E
Recensione di Elena Colombo
Una voce potente, suoni che mixano analogico e digitale, un vivace ritmo cubano: ecco la ricetta per il nuovo, bellissimo album di Dayme Arocena, dal titolo Alkemi, uscito pochi giorni fa. Il titolo richiama la parola che in lingua Yoruba significa “alchimia”, intesa nel senso di una mescolanza di molti elementi con lo scopo di ottenere un risultato imbattibile, fatto di lucentezza e splendore. Una brillante “cosmovisione della trasformazione”, come spiega Arocena, la quale non a caso è raffigurata, nell’immagine di copertina, con la pelle parzialmente ricoperta di una polvere dorata lucente. La cantante, classe 1992, iniziò a studiare musica da bambina, quando a soli otto anni fu notato il suo prodigioso talento. Dopo gli studi al prestigioso conservatorio Amadeo Roldán, nel 2017 è diventata cofondatrice e membro della band del collettivo jazz cubano-canadese Maqueque, con il quale ha intrapreso diversi tour internazionali e si è guadagnata una nomination ai Grammy. È stata paragonata spesso a Celia Cruz, Aretha Franklin, Ella Fitzgerald: parliamo di una vera professionista.

Alkemi non è dunque il suo primo album, ma l’ultimo risale al 2019, perciò le aspettative sono tante. E non deludono. Il disco è stato anticipato dal singolo American Boy, una canzone che fonde pop progressivo, suoni di tamburi e la voce profonda della cantante. Le parole della canzone sono poche e ripetitive, ma non banali, e nel video vengono proiettate accanto ad Arocena, che le indica come per guidarci a cantare insieme a lei. La canzone parla dell’amore per un ragazzo americano, che andandosene ha rubato la luce di un lampione (“farola”), metafora della felicità della cantante.
Personalmente, ho trovato le tracce una più bella dell’altra: parlano di mare, di amore, di vita e di come la si può affrontare in modo diverso con una musica colorata e allo stesso tempo profonda. Faccio fatica a trovare le parole adatte per descrivere il romanticismo di Por ti, brano che riesce a far convivere contemporaneamente dolcezza e romanticismo, che emergono dal testo come dalle trombe e dalle percussioni. L’amore è anche il tema chiave di El amore la esperanza, dove l’elettronica si mescola con un ritmo di salsa, e di A fuego lento, cantata in collaborazione con il cantante dominicano Vicente García. Qui a dettare legge, dopo un inizio più elettronico, sono il neo soul e il reggae.
Parlando di Alkemi, Arocena spiega che l’album è stato uno “sforzo di gruppo”, perché si è potuta avvalere della collaborazione di molti musicisti, provenienti da Cuba, Puerto Rico, Repubblica Dominicana. Con il loro contributo ha rielaborato le tracce, la maggior parte delle quali erano già state abbozzate in precedenza. L’obiettivo finale? Ridisegnare la definizione stessa del pop latino. Il mio brano preferito è Suave y pegao, una canzone rilassante e ritmata, che costituisce un mix di jazz, bossa nova e stile urban, cantata con Rafa Pabön. Per capire il significato del titolo, il mio spagnolo un po’ arrugginito ha avuto la necessità di una rispolverata da parte di un amico ecuadoregno, che mi ha spiegato che in latino-americano la “d” nel mezzo delle parole spesso cade. Ed è così che “pegado” diventa “pegao”: una caduta di dentale che rende la parola molto più sensuale, e infatti indica quando si balla con i corpi il più vicino possibile. Un significato già intuibile anche ascoltando la canzone senza capire le parole: la corporeità si percepisce già ascoltando suoni e voci, morbidi e sinuosi.
C’è anche un brano in inglese, I rather let it go, accompagnato da un piano e una chitarra vivaci e dall’intensità della voce di Arocena, con alcuni cori in sottofondo che la enfatizzano. Questi ultimi sono presenti anche in Die and live again (titolo inglese ma lyrics spagnole), che conclude l’album, riprendendo il motivo iniziale di American Boy e quello del brano iniziale Que se lo lleve el mar.
Le vibes delle dieci tracce riflettono con prepotenza ed energia il luogo in cui sono state registrate: Puerto Rico, che ha affascinato la cantante a tal punto che ha preso la decisione di trasferirvisi, dopo aver vissuto, negli ultimi tre anni, in Canada con il marito. “L’ho chiamato e gli ho chiesto di venire a Puerto Rico e di portare tutte le mie cose. Non è stata una decisione consapevole da parte mia. È stato semplicemente amore a prima vista”. Daymè Arocena ha registrato l’album nel corso di cinque mesi, ospite dell’amico Eduardo Cabra, che ha contribuito alla composizione di Alkemi. I due si conoscevano da tempo, ma Cabra viene da un contesto più globale e commerciale; perciò, Arocena temeva che non avrebbe compreso le complessità sociali, psicologiche e personali che lei intendeva esprimere nel disco. La collaborazione è stata invece molto proficua, tanto che Cabra ha definito Arocena una delle musiciste più talentuose con cui abbia mai lavorato. Aggiunge: “Lavorare con lei era una gioia, perché sapeva esattamente il tipo di fusion che stava cercando: un incrocio tra le sue radici afro-cubane con la vena più contemporanea di sintetizzatori analogici, campioni e un po’ di elettronica. Volevamo che entrambi i mondi comunicassero, che fossero allo stesso tempo rispettosi e irrispettosi nei confronti dei colori ancestrali.” Posso dire che ci sono riusciti.
Tracklist:
01. Que se lo lleve el mar (1:30)
02. Por ti (3:17)
03. Suave y Pegao (4:16)
04. Coda (3:56)
05. American Boy (3:45)
06. A fuego lento (feat. Vicente Garcia) (3:19)
07. El amor la esperanza (3:30)
08. Como vivir por el (3:24)
09. I rather let it go (3:01)
10. Die and live again (2:56)
Photo © Joshpapi


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