R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Salpa nel mare irruento contro i venti del pregiudizio di genere il nuovo album della cantante e violoncellista Naomi Berrill, Inish, con la prima traccia dedicata alla figura della celebre piratessa Grace O’ Malley: Sea Warrior.
Un ritmo incalzante che ci fa immaginare questa mitica figura alla guida di una ciurma di truci bucanieri contro un mare in tempesta (che poca fantasia la nostra, ce ne scusiamo!). Quello che c’è in gioco è molto più di uno stereotipo, è il senso stesso della propria esistenza: “I go I know I’ll get my way”. Il brano è stato scritto dopo una visita al castello della celebre piratessa.
Se pensiamo al passato, fa specie come sia proprio l’esempio dell’indipendenza e della forza di poche donne a ispirarne milioni oggi! E soprattutto come diversi aspetti della società patriarcale siano ancora in augee e stentino a tirare il fiato. Quindi una Grace O’ Malley che cosa può fare per le donne del XXI secolo, lei che visse nel XVI secolo? La domanda è retorica, la questione urgente, la risposta data.

L’album si compone di dieci tracce che raccontano dell’esistenza di due isole situate ad alcune miglia dall’Irlanda occidentale, Inishark e Inishbofin, dove la realtà si mescola con la schiuma della fantasia. L’oceano è una distesa che raccoglie e causa spesso dolore. Che a raccontarsi siano un’isola, delle divinità marittime umane, dei pescatori o stormi di uccelli si viene portati in luoghi ricchi di fascino e delicata inquietudine.
Per Inish Naomi Berrill ha collaborato con Lorenzo Pellegrini, in veste di produttore e musicista, e con Andrea Benitati, percussionista polistrumentista. In diverse composizioni dell’album fa la sua comparsa anche il silver cello, un violoncello di alluminio costruito dal violoncellista e fabbro Damiano Costagli. Possiamo apprezzare in questo album le delicate armonie dei brani che poggiano su tessiture vocali, raddoppi di voicing, la chitarra elettrica o acustica, il synth e le percussioni che colorano in modo mirabile e con estrema misura ogni brano. Nel disco compaiono anche samples e registrazioni di canzoni popolari irlandesi, rumori d’acqua e mare, una promenade in un bosco e giustamente uccelli delle isole Inishark e Inishbofin.
Se Inish è un luogo tra il mondo reale e quello del mito non possiamo giungervi a suon di trombe e fanfare, ma con passo lieve, quello della voce tanto delicata di Naomi Berrill, anche quando ci racconta di eventi dolorosi come la morte dei fratelli Martin e Michael Lacey e del cugino Peter Lacey, affogati in un tratto di mare più insidioso del previsto. Così Caoineadh è sia il titolo del brano che una tradizionale forma irlandese di lamento. Stessa dolente delicatezza per So it goes che tratta di un’altra perdita per mare: la moglie di un pescatore viene a sapere che l’amato non tornerà più a casa: “So it goes, only God knows/ last goodbye, let me cry/ restful, at peace now,/ gone forever”. La chiusa del brano è la giga irlandese Out on the Ocean. Lo spunto per questo componimento è stato dato dal poema Lost della poetessa Leanne O’Sullivan.
Nell’album compaiono alcune creature mitologiche a cominciare dall’isola di Inishark, disabitata dal 1960, che si racconta in Best Alone: “You admire my beauty but I am best alone/ it feels so good when you are here, but I am best alone”. E in un’epoca in tutto è in relazione, seppure virtuale, è tutto dire. È felice quest’isola? La Natura è, adesso. Una pietra, la vegetazione, i fiori sono, adesso. Lo vediamo in questo tempo di primavera: fiorisce la pianta di magnolia e già dopo una settimana i meravigliosi petali viola e bianchi sono a terra marcescenti. Eppure la pianta è. I petali sono. E l’uomo? Noi esseri umani viviamo “posticipati” rispetto alla percezione dipendendo dall’interpretazione razionale di quello che “vediamosentiamodoriamogustiamotastiamo”. Così di continuo subiamo uno sfasamento rispetto al hic et nunc. Siamo ma… appena dopo, nel migliore dei casi! L’animo delicato di Naomi Berrill giunge a immaginare poeticamente che all’isola forse le voci e le musiche degli esseri umani possano mancare. (Noi, cinicamente, pensiamo che Inishark possa avere tirato un sospiro di sollievo alla partenza degli ultimi 23 abitanti il 20 ottobre 1960!)
Tra i miti collegati al mare c’è Galatea, una delle ninfe Nereidi, o secondo la traduzione del termine greco γαλήνη la “dea del mare calmo”. Il brano omonimo racconta di un’isola che si può raggiungere solo sott’acqua dopo tre giorni di navigazione su di una nave magica o su di un bianco destriero: “Come take my hand now lay me down with you/ golden the morning the sunlight it shines through”. Ora che i miti siano tra loro collegati è fatto risaputo. Che vi siano figure che ritornano sotto nomi differenti è altrettanto noto. Così l’immersione che dura PROPRIO tre giorni fa pensare a quell’emersione dal mondo dei defunti di Gesù Cristo. Lungi da noi avventurarci in disquisizioni mitico-teologiche, ci premeva sottolineare una possibile analogia tra le due narrazioni di origine differente.
In chiusura, il luogo pensato, composto e delicatamente suonato e cantato da Naomi Berrill non mancherà di affascinarci ancora e ancora.
Tracklist:
01. Sea Warrior
02. Best Alone
03. Galatea
04. Heron
05. Blue
06. Caoineadh
07. So It Goes
08. Starling
09. The Lark in the Clear Air
10. Ebb and Flow
Foto © Edoardo De Lille






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