R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

A 82 anni suonati Henry Saint Claire Fredericks Jr. al secolo Taj Mahal, nato ad Harlem, New York il 17 maggio 1942 stupisce ancora.

Una discografia di almeno una sessantina di album, un centinaio di collaborazioni con artisti solisti e band di ogni genere e una manciata di Grammy vinti nel suo curriculum.

Taj Mahal in una carriera folgorante, decisiva ed importante ha suonato, inciso, creato ed abbracciato ogni stile: blues, country-blues, Delta blues, Piedmont blues, rhythm & blues, soul, funky, folk-rock, reggae, ska, boogaloo, salsa, calypso, musica africana, musica hawaiana, jazz, in poche parole la “world music” in ogni latitudine e longitudine prima ancora che il termine stesso non fosse stato ancora coniato.

Questo nuovo disco in doppio vinile (edizione limitata con il vinile schizzato e in tre colori) e in compact-disc è stato registrato a The Church di Tulsa, Oklahoma. Un tempio della musica, una chiesa sconsacrata costruita nel 1915 a fini religiosi ma acquistata e valorizzata dal geniale Leon Russell dal 1972 diventando uno studio di registrazione e ufficio della Shelter Records.

Le 10 canzoni che compongono quest’album dal vivo pescano autentici classici del suo repertorio, riproposti con nuovi arrangiamenti ed una band davvero all’altezza della situazione e costituita da Trey Hensley (voce, chitarra acustica), Rob Ickes (dobro), Bobby Ingram (hawaiian steel e una chitarra Fender Stratocaster), il suo bassista storico Bill Rich e il suo batterista con lui da decenni Kester Smith. Taj Mahal (voce, chitarra, banjo, ukelele, piano) è ancora in piena forma, con il suo vocione fa ancora brillare di luce propria brani epocali come l’iniziale Betty And Dupree (il singolo originale su Atlantic Records è di Chuck Willis del 1957) e Mailbox Blues (titolo completo Going Up To The Country, Paint My Mailbox Blue) apparsa la prima volta sul suo album d’esordio The Natch’l Blues (Columbia Records, 23 dicembre 1968).

Personalmente amo tantissimo Queen Bee e Lovin’ In My Baby’s Eyes (quest’ultima la ricordo nel suo album PhantomBlues su Private Music del 1996 e che è qui cantata da Trey Hensley), entrambe sue composizioni assai differenti ma ugualmente di grande fascino.  

Lui è un impagabile custode di certe sonorità e di standard come Sitting On Top Of The World e Mean Old World di T-Bone Walker che la incise già nel 1942 e firmata con il suo nome Aaron Walker con Marl Youngol’affascinante Corrina (Corinna) composta dallo stesso Taj Mahal (già nel suo primo LP del 1968) con l’eccelso chitarrista nativo americano Jesse Edwin Davis III (1944-1988, R.I.P.).

Canzoni senza confini che appartengono al D.N.A. planetario quelle dell’enciclopedico multistrumentista, showman nato, maestro incontrastato da oltre mezzo secolo, poliedrico istrione e cantante Taj Mahal, è una sorta di guru per le decine e decine di revivalisti del blues acustico che supera sempre e brillantemente ogni barriera geografica e culturale.  

Un disco superbo, assai piacevole da ascoltare e apprezzare. 

Tracklist:

  • Betty And Dupree
  • Mailbox Blues
  • Queen Bee
  • Lovin’ In My Baby’s Eyes
  • Waiting For My Papa To Come Home
  • Slow Drag
  • Sitting On Top Of The World
  • Twilight In Hawaii
  • Corrina
  • Mean Old World

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