R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Emilíana Torrini ritorna sulle scene con una nuova, interessante opera, Miss Flower, un album che racchiude in sé una storia tanto affascinante quanto misteriosa. Dopo dieci anni di silenzio discografico, l’artista islandese ci regala un’opera che esplora temi di amore, tradimento e spionaggio, il tutto ispirato da un sorprendente ritrovamento: una scatola di lettere appartenute a Geraldine Flower, la madre di Zoe – amica di Torrini e moglie di Simon Byrt, collaboratore di lunga data dell’artista.
L’intero album emana un’aura di seduzione e mistero, e avvolge l’ascoltatore in un viaggio voluttuoso e languido. Ogni traccia prende spunto da una lettera reale ed esistente, e si fa testamento musicale.

La scrittura è decisamente intima e curata, e rivela frammenti di vite vissute intensamente. La presenza di Geraldine Flower si sente in ogni nota, trasformando l’ascolto in un’esperienza quasi voyeuristica, dove ci troviamo a sbirciare tra le pieghe di un’esistenza segnata da passioni travolgenti e scelte coraggiose.

L’album si apre con Black Water, una traccia che ci immerge immediatamente in un’atmosfera cinematografica, con il suo basso profondo e le parole sussurrate che evocano ricordi e sensazioni perdute nel tempo. La voce di Emilíana, sempre delicata e sognante, ci guida attraverso questo mondo di segreti e memorie pregne di dolcezza; si passa poi a Lady K chiave transizionale che ci porta dritti tra le braccia di Waterhole che è probabilmente uno dei brani più sensuali dell’album: qui una voce maschile e lontana apre le scene, e Torrini sembra ammaliarlo e affascinarlo, con versi ripetuti in maniera ossessiva e ostinata. Dreamers è forse la mia preferita: c’è qui un’anima malinconica e tenera che si scontra in maniera quasi discordante con Miss Flower che è un vero e proprio inno alla lussuria e al desiderio. La chitarra latina e le percussioni accompagnano un’atmosfera palpabilmente intima e sensuale. Segue Black Lion Lane – la traccia pop e commerciale – che ben si allinea a Let’s Keep Dancing, in cui Torrini ci invita a un ballo sensuale e provocante. Love Poem – altro brano che ho adorato – indugia di incertezza e oscurità, e in qualche modo vibra in maniera diversa. L’album si chiude con The Golden Thread e  A Dream Through the Floorboards, un pezzo strumentale al pianoforte che ci lascia con una sensazione di riflessione e nostalgia. È come se, alla fine di questo viaggio musicale, tutte le lettere di Geraldine Flower venissero riposte in una scatola, pronte per essere scoperte nuovamente in futuro.

Miss Flower è un album che trasporta l’ascoltatore in un mondo di emozioni contrastanti, unendo folk, pop ed elettronica in un modo unico e affascinante. Emilíana Torrini dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di raccontare storie attraverso la musica. E stavolta sono storie reali, sfogliamo un diario segreto, e ogni canzone è una pagina intrisa di sentimenti e segreti sussurrati. È un viaggio immersivo e affascinante che invita a esplorare le profondità dell’anima umana, lasciando l’ascoltatore con una sensazione di nostalgia e meraviglia. Un ritorno trionfale per Emilíana Torrini.

Tracklist:
01. Black Water (4:58)
02. Lady K (3:49)
03. Waterhole (3:28)
04. Dreamers (3:45)
05. Miss Flower (4:03)
06. Black Lion Lane (3:17)
07. Let’s Keep Dancing (4:00)
08. Love Poem (5:57)
09. The Golden Thread (4:10)
10. A Dream Through The Floorboards (2:15)

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