R E C E N S I O N E
Recensione di Lucio Vecchio
Un teenager appassionato di musica può a volte fornire degli spunti inaspettati. Fra le molte proposte musicali che scova e mi sottopone mio figlio Nicolò ho selezionato questo disco perché è davvero notevole. Lo devo quindi ringraziare pubblicamente per la piacevole scoperta. L’album in questione, uscito per l’etichetta indipendente londinese Deep Matter Records, si intitola Don’t Forget to Have Fun (già di per sé è una bella esortazione) ed è stato prodotto e realizzato interamente in proprio da Don Glori, pseudonimo del produttore, compositore e polistrumentista Gordon Li originario di Melbourne (Australia). La musica di Don riflette un profondo fascino per l’improvvisazione, il jazz, la house music e la musica brasiliana, il tutto legato da uno spirito inimitabile nella creazione di groove. La sua musica intrisa come già detto di jazz, funk, soul, RnB, samba ed altri generi, è davvero difficile da descrivere e classificare.

Dopo l’uscita del suo LP del 2022 Welcome è stato protagonista di una veloce ascesa nel circuito dei festival australiani ai quali è seguito un tour in Europa, terminato il quale si è rinchiuso subito di nuovo in studio, anche se questa volta le cose non sono proprio andate per il verso giusto. “Don’t Forget To Have Fun è stato registrato in primis a metà del 2022 dopo diversi mesi di tournée con il mio primo album e in un momento abbastanza tumultuoso della mia vita” spiega Don “Aggiungete tre giorni difficili in studio: attrezzatura rotta, condizioni di salute non eccellenti, esaurimento dovuto al tour, caldo estivo australiano che ha toccato i 40 gradi e persino un incidente in bicicletta. Tutte queste cose combinate mi hanno fatto decidere di congelare le registrazioni della sessione DFTHF a tempo indeterminato”. Nel 2023, Don è riuscito ad attingere a una nuova vena creativa lasciando spazio alla sperimentazione. “Ho rivisitato l’album dopo essermi trasferito a Londra nel maggio 2023. Vivevo in una piccola stanza con pochissime attrezzature e il mio reddito, che proveniva dal piccolo tour che stavo facendo, veniva tutto destinato all’affitto e alle spese.” Racconta sempre Don. “È stata una buona opportunità per ridefinire le canzoni di DFTHF e iniettare loro nuova vita. Avevo appena finito di girare l’Europa, mi ero trasferito in una nuova città, non conoscevo nessuno e avevo tutto il tempo libero del mondo per sperimentare idee stravaganti e folli. Alla fine, ho ri-registrato molte parti del disco nella cucina del mio appartamento a Whitechapel, mentre i miei coinquilini erano al lavoro. Se prestate attenzione in alcuni brani si sentono in sottofondo le ambulanze che passavano vicino al mio appartamento mentre registravo”.
Questo approccio rigenerativo ha contribuito a distillare gli abbozzi iniziali dell’album in un melting pot di suoni e colori, con le tracce che condividono temi sottili e punti in comune che si ripetono in tutto il disco. Pur avendo composto, arrangiato e suonato tutti brani, Gordon si è avvalso di una nutrita schiera di collaboratori: Gordon Li: Basso, Contrabbasso, Piano, Tastiere, Sintetizzatori, Percussioni, Chitarra e Voce; Tim Cox: Batteria; Robyn Cummins: Congas, Bongos, Percussioni; Lachlan Thompson: Sassofono tenore, Flauto; Selene Messinis: Piano, Tastiere, Sintetizzatori; Josh Bennier: Trombone; Lewis Moody: Sintetizzatori; Isabella Lauritz: Cori; Hannah Mckittrick e Bianca Kyriacou: Voci.
Pause è il brano d’apertura dell’album; abbina influenze psichedeliche a un ritmo circolare e si concentra sulla ricerca di uno spazio sicuro che funga da rifugio. Come già accennato, e sarà poi una costante per tutti i brani del disco, all’interno del pezzo sono presenti cambi di fronte e di scenario. Prendendo ispirazione da Steely Dan, Brian Bennett e Azymuth, Emerald unisce il jazz rock e l’energia degli studi di Los Angeles degli anni ’70 con sezioni funk più veloci caratterizzate da percussioni, linee di synth e melodie vocali che si intrecciano dentro e intorno all’arrangiamento. La seconda parte è caratterizzata da un insistente riff di basso sul quale gioca il synth. Il finale è nuovamente funkeggiante come nella prima parte, quasi a voler affermare la ciclicità di questo pezzo. All Seeds è una miscela inebriante di samba e street soul brasiliano, con registrazioni eseguite nella vecchia casa di Don a Melbourne che forniscono ulteriori arricchimenti. È impressionante la naturalezza con cui Don affronta i cambi ritmici miscelando diversi strumenti come il sax, i synth, le percussioni e l’uso della voce rendendo tutto molto naturale. First Touch è il primo pezzo del lato B nella versione in vinile dell’album. È un brano downtempo intriso di suoni anni ’80 che scorre in maniera piacevole. L’atmosfera è sognante, complice il suono onirico del synth, i cori ovattati e un tema ripetuto ossessivamente. Il disco si conclude con una suite dal titolo Theme for a Dream divisa in tre movimenti che si snodano attraverso una composizione fluida, tracciando il corso disorientante di un sogno febbrile, attraverso seducenti viaggi astrali, eventi inspiegabili e momenti trascendenti. Nel primo movimento Lullabay il tema, che ritroveremo in tutti e tre i movimenti, è riproposto in loop con un arrangiamento che ricorda quello delle vecchie formazioni orchestrali jazz. L’effetto è proprio quello di una ninnananna che infonde un senso di pace e benessere nell’ascoltatore. In Swimming, Soaring, il secondo movimento, il tema viene proposto in maniera meno ricorsiva e dopo una lunga intro molto onirica, in cui il protagonista è un sax che crea una sensazione di smarrimento, si torna a casa e la sensazione è quella di liberarsi leggeri nell’aria. Come suggerito dal titolo Time To Wake Up, il terzo movimento, sancisce la fine del sogno e ci riporta alla realtà. Il tema in questo caso è affrontato in chiave più electro jazz. All’apertura ci troviamo nel dormiveglia per passare poi nella seconda metà del pezzo alla vita reale dove le contraddizioni della modernità tornano a farsi sentire.
Sul titolo dell’album, Don spiega: “Il nome Don’t Forget To Have Fun è un bel promemoria per me stesso sul viaggio intrapreso nel processo creativo ed interpretativo dell’album. Su come sia possibile cambiare la narrazione mantenendo un atteggiamento positivo, fidandoti del processo e sperimentando continuamente.“
Questo disco è perfetto per chi cerca un’esperienza di ascolto immersiva e suggestiva, per chi vuole lasciarsi andare al flusso della musica e viaggiare con la mente. Se amate il jazz sperimentale e i suoni onirici, Don’t Forget to Have Fun è un album da non perdere.
Tracklist:
01. Pause (5:14)
02. Emerald (9:07)
03. All Seeds (6:12)
04. First Touch (5:33)
05. Theme for a Dream – Pt. 1. Lullaby (3:10)
06. Theme for a Dream – Pt. 2. Swimming, Soaring (3:21)
07. Theme for a Dream – Pt. 3. Time to Wake Up (5:52)






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