R E C E N S I O N E


Recensione di Margherita Cattaneo

White knuckles on the counter in the kitchen
They don’t know how hard I’m kicking
To keep my head above
Setting sun and a starling murmuration
Amongst the devastation
I feel love

Dopo 6 anni di stasi discografica, i Soft Play (fino al 2020 conosciuti come Slaves) tornano con la loro esplosione punk presentando l’ultimo lavoro: Heavy Jelly. Un nuovo inizio per il duo composto da Isaac Holman e Laurie Vincent, che in questo arco di tempo si sono trovati ad affrontare traumatiche situazioni personali. La morte della moglie di Laurie e la lotta contro l’OCD di Isaac accostate all’incessante vita da star hanno portato i due allo stremo, spingendoli prima ad interagire tra loro solo sul palco e poi a perdere completamente i contatti. È stata la possibilità (poi mai realizzata) di aprire per i Blur a riavvicinare i due, che grazie a terapia e una migliore comunicazione sono tornati ad essere gli amiconi di un tempo.

Riallacciando i rapporti, comunicando onestamente le loro impressioni sono arrivati alla voglia di ricominciare a fare musica insieme, ma per permettere ciò alcune cose sarebbero dovute cambiare. La prima fra tutte è stato il nome del gruppo, nel quale non si riconoscevano ormai da tempo. Soft Play incarna meglio la loro immagine resuscitata, fondata su umorismo e sul fatto che sono ragazzi sensibili che non si prendono troppo sul serio pur facendo musica arrabbiata.

È con questi sentimenti che nasce Heavy Jelly: con l’obiettivo primo di fare musica che gli piace. Sì allora a suoni Nu-metal e a cameo di Robbie Williams, stanchi di quel panorama musicale dalla mentalità chiusa che non gli permetteva di divertirsi. Una sfrontatezza che si sente nel corso di tutto il disco, soprattutto nella sfacciata Punk’s Dead, primo singolo tratto dall’album: una risposta infuocata dove i Soft Play decidono di riportare direttamente i commenti critici ricevuti dai vecchi fan verso il cambio del loro nome, mettendo a luce l’infondatezza di queste opinioni e la loro ipocrisia.

Ciò che più colpisce di Heavy Jelly è l’accostamento di musica tagliente, urlata e picchiata, a dei testi che scherzano in maniera arrabbiata di vita quotidiana. Troviamo quindi Act Violently, dove Isaac fantastica di picchiare i guidatori di monopattini elettrici, oppure Mirror Muscles, dove il duo esprime il proprio piacere di frequentare palestre consapevoli dell’assurdità di questa passione.

Nel corso di tutto l’album si ritrova una doppia faccia tra scherzo e serietà, come nella divertente Worms On Tarmac: attraverso il racconto della vita di un lombrico in città, Isaac riesce a spiegare i sentimenti che prova lui nel vivere quotidianamente con un disturbo ossessivo compulsivo. Ci si ritrova quindi a ridere sentendo il ritornello che pare essere duettato con un coretto di vermi senza accorgersi della potenza metaforica di descrivere la propria vita come un verme che brucia sull’asfalto, costretto a vivere in un mondo che non è stato creato a sua misura.

Un desiderio di prendersi meno sul serio, dove l’impegno politico tipico del genere si può trovare nella libertà che essi si danno, nella consapevolezza di sé stessi e della capacità di prendersi in giro. Libertà di cantare di un bidone troppo pieno che viene fatto cadere oppure di sedute psicologiche, il tutto supportato da suoni che ti innestano una voglia sfrenata di lanciarti nel più spinto pogo.

L’album si conclude su uno dei suoi pezzi più convincenti, Everything And Nothing. Diversamente dal resto dell’album, nel finale troviamo un mandolino che accompagna l’urlo di Isaac mentre racconta la difficoltà e le incongruenze della vita in stato di lutto. Il brano è infatti dedicato a Bailey Spencer, un caro amico del duo che è venuto a mancare nel 2020, omaggiato anche nel video musicale dove sono riuniti i suoi amici e famigliari attorno alla band. Heavy Jelly si rivela quindi un lavoro che a primo impatto pare semplice e immediato, ma che rivela tra un salto e l’altro tematiche importanti e una freschezza sempre accettata di mostrarsi sé stessi sempre e comunque a scapito dei giudizi esterni. Questa rinascita dei Soft Play sembra quindi promettere solo buone cose e si confermano tra i gruppi da tenere d’occhio se mai dovessero mettere piede nella nostra penisola, perché un’ondata di energia tale non si può mancare.

Tracklist:

  1. All Things
  2. Punk’s Dead
  3. Act Violently
  4. Isaac Is Typing…
  5. Bin Juice Disaster
  6. Worms On Tarmac
  7. John Wick
  8. Mirror Muscles
  9. Working Title
  10. The Mushroom And The Swan
  11. Everything And Nothing

Photo © Thomas Davis

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