R E C E N S I O N E


Recensione di Nadia Cornetti

Vi devo un avvertimento, prima di cominciare: questa non sarà una recensione di semplice lettura. Per cui, chiedendo in prestito le parole al mio autore preferito, Walter Moers – in quello che, inspiegabilmente, è definito un romanzo per ragazzi – anch’io vi ammonisco: questa non è una storia per tipi dalla pelle sensibile e dai nervi deboli. Sarà presto detto il perché. Vi parliamo oggi dell’ultimo lavoro di Santoianni, giovane cantautore milanese classe 1993, che ha alle spalle un percorso di notevoli riconoscimenti e traguardi: dalla vittoria di Sanremo Lab nel 2009, all’impegno come autore e compositore per altri artisti; inoltre, uno dei suoi pezzi è inserito nella soundtrack di Holiday, lungometraggio a opera di Edoardo Gabbriellini. Cito anche la sua partecipazione al progetto dedicato a Claudio Chieffo, che ha coinvolto, tra gli altri, anche Giovanni Lindo Ferretti e Omar Pedrini; e, infine, la sua selezione come finalista a “Ciao-rassegna Lucio Dalla 2024” e la vittoria del Premio Bindi 2024 lo scorso 6 luglio.

Veniamo ora all’oggetto del nostro ascolto: si intitola La Soglia dei Trenta ed è uscito lo scorso 7 giugno (per Santoianni & Nufabric Records e distribuito da ADA Music Italia) l’ultimo album del cantautore, composto da otto tracce orecchiabili e scorrevoli musicalmente parlando dalla prima all’ultima. Musicalmente, lo ribadisco: la scrittura è tutt’altra storia, come capirete da soli.

La prima traccia, “Questa canzone non vale niente”, è stato il singolo che ha preceduto l’uscita dell’album; Santoianni appare da subito voler dare un’impronta cantautorale, vocalmente limpida e pulita alla propria musica, ma non tarda ad arrivare – in questo brano sonicamente ottimista – il messaggio pessimista, che sarà il filo conduttore di tutto questo prodotto (in perfetto stile cantautorato americano). “L’evoluzione della specie è un fallimento concordato”: è come se la musica fosse un mantra per infondere speranza e credere al miglioramento di un mondo oramai arrivato a un punto di non ritorno.Ma in fondo lo sappiamo tutti che è già tardi.
Quasi come se non si cambiasse canzone, la seconda traccia IA (intelligenza artificiale) descrive – con voce pulita, delicata, alla Federico Zampaglione – un futuro neanche troppo lontano, dove la disumanità progredisce a discapito dell’imperfezione che ci rende persone, e non macchine; anche qui torna il tema dell’evoluzione come fallimento, citando alla lontana, per opera della tecnologia esasperata, addirittura la quasi l’estinzione della nostra specie (“nessuno farà più dei figli, ma verranno disegnati su misura”). Nel mondo travolto dall’AI e dalle macchine volanti, però, Santoianni trova uno spiraglio di speranza (“solo con te mi sento come un tempo”): l’amore.
L’espressione “un tempo” ricorre nei testi sinceri di questo disco, a voler indicare la nostalgia del – seppur banale, ma veritiero – “si stava meglio quando si stava peggio”: ritroviamo il ritorno al passato, dunque, anche nella struggente Il cambio di stagione, una bellissima riflessione sotto forma di ballata sulla mancanza di semplicità che ci avvolge in questi tempi moderni: oggi abbiamo scadenze e incombenze che un tempo (quando la vita era certamente più dura, ma anche più semplice, dal punto di vista delle necessità dell’essere umano) non c’erano, a complicare l’esistenza. Pensateci: semplificare l’esistenza con il progresso significa anche inciampare e fare i conti con accolli imprevisti che il tenore della vita che avanza porta inevitabilmente con sé. Mi fa riflettere, molto, questo brano, su come la complessità della vita di oggi sia quel compromesso che, senza accorgerci, ci siamo guadagnati con il desiderio di essere sempre più comodi e, non essendo più abituati a difficoltà reali, “ci lasciamo abbattere dal cambio di stagione”. Pensate ancora più a fondo: non si tratta forse di una sorta di schiavitù, che ci siamo decisamente cercati?
Anche Nulla da Perdere condanna le azioni dell’uomo verso il mondo, in particolare la mancanza di umanità verso fratelli che, per disperazione, non possono far altro che migrare e tentare di avere una vita migliore altrove. Ma ci ho letto anche altro: con una visione lucidissima dello stato attuale delle cose, con parole crude, senza fronzoli, che descrivono quel che sta succedendo, ma si fanno anche metafora di un’altra realtà, è proposta una possibilità di ricominciare da zero, a patto però che si lasci affondare il progresso che è andato ben oltre quello che è sostenibile: “la soluzione più concreta è quella di lasciare che la nave affondi dopo aver fatto scendere la gente”.
Ho letto La Soglia dei Trenta, singolo omonimo dell’album, come un manifesto del demarcato pensiero di Santoianni sulla società: una condanna della vittoria a tutti i costi, del progresso estremizzato, dell’arrivare prima degli altri. Un bellissimo pezzo orecchiabile e scanzonato, che esalta la sconfitta, facendosi inno di rivincita degli ultimi; la cultura della vittoria a ogni costo vuole insegnarci che il primo posto è un traguardo che indica il valore di una persona, ma la tossicità di questo pensiero collettivo e radicato nella società – più di quanto crediamo – ci porta sempre di più a scegliere ciò che gli altri vogliono per noi, anziché – come è sacrosanto che sia – ciò che noi vogliamo per noi stessi. Un concetto che forse comprendi dopo, da grande. Alla soglia dei trenta, per l’appunto.
Il concetto del “primo a ogni costo” è ripreso e reso ancora più incisivo nella nostalgica e sognante (sempre musicalmente, s’intende) La Festa del paese, dove si immagina un posto libero dai retaggi culturali, dai moralismi. Posto che però non esiste, come, pesante come un macigno, ci ricorda l’inciso (inserito in sottofondo a metà brano) tratto dal “Monologo sulla Felicità” dello scrittore Tiziano Terzani: “..la prima cosa che gli insegniamo e gli imponiamo (a un ragazzino in età scolare, ndr) è essere concorrente del suo vicino. Lo deve far fuori per essere il primo della classe! E così, è tutto.”
Un aspetto ho adorato, in particolare, della scrittura di Santoianni: il linguaggio è limpido, i testi chiari, e non vogliono nascondere nulla tra le righe; certo, sarebbe interessante instillare curiosità, nell’ascoltatore. Ma non altrettanto efficace, probabilmente. E la musica si fa accompagnamento e sottofondo discreto al racconto del disagio nel vivere in un mondo difficile, sbagliato, è il caso di dirlo (ascoltate attentamente Non ce la posso fare, ve ne convincerete).
Chiude questo importante lavoro Come ci sono arrivato fin qua, una candida dichiarazione di quello che un ragazzo di trent’anni può aver imparato nella propria vita: non una dichiarazione saccente, ma una riflessione sulla difficoltà di vivere nel mondo, e l’ingenuo stupore per essere giunti a una situazione così, “dove la gente muore mentre va a lavorare”.

Non voglio aggiungere altro, se non un mio invito sincero all’ascolto dell’album: non vi farà scappare dal mondo in cui viviamo, non vi offrirà un conforto, certo che no. Ma vi presterà, se già non lo avete, un pochino di cinismo, molto realismo e una dose di coraggio: usateli per affrontare quello che è il vostro mondo, la vostra realtà che, per quanto sia brutta, è quella in cui vivete.

Tracklist:
01. Questa canzone non vale niente
02. IA (Intelligenza artificiale)
03. Nulla da perdere
04. La soglia dei trenta
05. Il cambio di stagione
06. Non ce la posso fare
07. La festa del paese
08. Come ci sono arrivato fin qua

Photo credit © Irene Trancossi

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