R E C E N S I O N E


Articolo di Laura Savoini

L’autore russo Vladimir Nabokov possedeva una caratteristica: era un sinesteta. Era quindi in grado di associare ad ogni parola o lettera un colore diverso. La sua scrittura più che essere percepita come tale, può infatti essere interpretata come un quadro che rivela nuovi particolari a seconda che ci si avvicini o ci si allontani.
Se si dovesse dare un colore all’estate 2024 questo sarebbe uno e uno soltanto: il verde fosforescente. Chiaramente a stabilirne la supremazia è stato Brat, l’ultimo l’album di Charli XCX. Eppure, c’è un’intera gamma di colori neon che ha segnato un punto altrettanto iconico nel mondo della musica.
Romance è il terzo album dei Fontaines D.C. e non solo. «Maybe romance is a place» canta la title track, ma in un’intervista per Rumore, il bassista Conor “Deego” Deegan spiega che è molto di più. Romance è un luogo indefinito dove a regnare sovrano è il romanticismo, inteso non solo come quello delle relazioni romantiche, ma come quel sentimento che permea ogni istante delle nostre vite. Tuttavia, Romance non è solo un non luogo, ma anche una metafora in cui tutti possono identificarsi. Ed è proprio qui che sta la chiave del successo dei Fontaines D.C. Murder Capital e Idles non sono meno fondamentali per il Rinascimento del post punk irlandese, eppure c’è qualcosa nel gruppo di Carlos O’Connell, Conor Curley, Conor Deegan, Grian Chatten e Tom Coll che li differenzia e non è una questione di bravura.

La capacità di bilanciare autobiografico con universale è ciò che segna il passaggio dall’individuale al collettivo. I toni surreali dell’album, sia da un punto di vista sonoro che da un punto di vista visivo dei video musicali rilasciati su YouTube, plasmano una realtà instabile, quasi onirica in cui il tempo è sospeso. Questa convivenza fra ciò che è familiare e ciò che è estraneo evoca un senso di angoscia che aleggia su tutte le tracce del disco. Il perturbante di cui parlava Freud indicava il passaggio repentino tra quotidianità e orrore. Starbuster, per esempio, parte proprio da un evento della vita privata del cantante: un attacco di panico avuto nella stazione di St. Pancras a Londra. Questo evento così personale, scaturito da un senso di frustrazione e immobilità, raccontato nel 2024 è in realtà un amplificatore di una serie di disagi intergenerazionali, in cui sia i millenials che la gen z possono sentirsi rappresentati. Salute mentale, depressione e amicizia non sono solo i temi affrontati in Romace, ma un manifesto di cosa significhi cercare di costruirsi una vita in questi ultimi anni. Sono le idee a costruire il mondo dei Fontaines D.C. il loro talento va oltre quello musicale e si espande fino alla capacità di raccontare con sincerità paura e coraggio, rotture e rinascite. La malattia della vita viene curata attraverso la scrittura. Il filosofo Paul Tillich scrisse che l’angoscia altro non è che una parte del nostro io. Essere consapevoli della sua esistenza, dà vita a una lettura esistenziale della realtà che ci permette di scoprire il mondo. Negare questa nostra proprietà significa abbandonarsi all’ignoto.

Se la scrittura è la cura dei Fontaines D.C. la letteratura è la ricetta per la sua massima efficacia. Proprio come nei lavori precedenti, anche in Romance le influenze letterarie sono state fondamentali per la riuscita dell’album. Horseness Is The Whatness trae il titolo dall’Ulisse di James Joyce. La grandezza di quest’opera risiede nell’uso di due generi che per quanto simili devono essere distinti: il flusso di coscienza e il monologo interiore. Il primo è un discorso mentale e casuale, che si svolge tramite una catena di sensazioni. Il secondo invece associa a quest’ultime, pensieri riflessioni ed elaborazioni. Nell’Ulisse, il monologo interiore struttura il flusso di coscienza, ordinando ciò che sembra apparentemente causale. Questa continua ricerca di un senso è presente tanto nella letteratura dell’autore irlandese quanto nella musica della band. Il brano è un esempio di come la struttura allegorica della scrittura possa servire per scavare nella profondità della psiche per combattere quell’apatia che minaccia l’esistenza umana.

Con la letteratura di Joyce è iniziato il percorso dei Fontaines D.C. e sempre con i suoi scritti sta proseguendo. Ciò che è stato più dibattuto su questo nuovo album è l’allontanamento dall’Irlanda. Dogrel, A Hero’s Death e Skinty Fia erano tutti accomunati da un forte senso di appartenenza e orgoglio di essere irlandese. La scelta di distanziarsi da questo tema potrebbe sembrare a primo impatto un punto di rottura con le radici del gruppo, ma l’unica cosa ad essere cambiata è il punto di osservazione delle cose. Non si parla più di soggetti definiti, ma di sensazioni, di loro, di noi e degli altri. I Fontaines D.C. sono approdati in un nuovo universo e non hanno alcuna intenzione di lasciare indietro ciò che sono stati e chi li ha sostenti. Ma bisogna ammettere che restare aggrappati al passato non serve a niente. Sono passati solo sei anni dall’esordio della band di Dublino ed essere già nostalgici per quello che sono stati è corrosivo se non si riesce ad apprezzare quello che sono e soprattutto quello che potranno essere. In Romance tempo e spazio diventano un tutt’uno e per quanto sia quasi inevitabile fare paragoni con le prime uscite della band, quello che ci viene insegnato con questo album è di catturare ogni istante del presente, il non tempo per eccezione, che non lascia spazio ad ansie e cinismo, ma solo a un racconto scorrevole, in continuo mutamento, indefinibile e bellissimo.

Tracklist:
01. Romance (02:33)
02. Starburster (03:41)
03. Here’s The Thing (02:43)
04. Desire (03:39)
05. In The Modern World (04:26)
06. Bug (03:02)
07. Motorcycle Boy (03:42)
08. Sundowner (03:25)
09. Horseness Is The Whatness (03:07)
10. Death Kink (02:23)
11. Favourite (04:16)

Photo © Simon Wheatley

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