L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Rossana Ghigo

Una notte Catartica, un viaggio mistico avvolti nel rosso più profondo. Un colore predominante che dalla copertina alla suggestione del palco tutto intrappola e canalizza. Riapparire e risorgere al contrario, in una dimensione del tutto nuova, in una contemplazione superatrice delle angosce del subcosciente. Sprofondare nel rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l’anima da ogni contaminazione. Un’estensione in prosa, cara a Cristiano Godano, che sviluppa la linea narrativa dei brani, non si vincola nelle regole metriche e ritmiche alla poesia ma da essa nasce e trae linfa.

Per Binario Festival… Rock & Dintorni – VII edizione, il piazzale della vecchia stazione di Cuneo ha vibrato di energia così intensa da diventare per una notte il centro assoluto del mondo. Un varcare la porta di casa con il manifesto musicale per antonomasia dei Marlene Kuntz. Linee di chitarra dal sound che è diventato simbolo assoluto di un decennio.

Il 13 maggio 1994 venne alla luce il disco che avrebbe consacrato i Marlene Kuntz all’Olimpo alternativo del rock generando un punto di non ritorno.  Distribuito originariamente dalla Phonogram, successivamente ristampato dalla EMI per l’etichetta discografica Consorzio Produttori Indipendenti. Qualcosa che entra nella pelle, il grunge e l’hardcore-noise ispirato ai Sonic Youth, ma con una corrente e un flusso di parole che solo la nostra penisola può partorire.

«Nuotando nell’ aria in volo libero» sublimando una rabbiosa melodia, «fragori nella mente, rumori, dolori lampi, tuoni e saette, schianti di latte, albori universali, scontri letali» si plasmano e diventano materia in una Festa Mesta che «sublima il lato selvaggio e carnale della poetica godaniana» così come venne definita in una recensione storica. Una penna scapigliata, che osa staccarsi dalla consuetudine, dalla superficialità e trova il proprio spazio in una società che restringe. Utilizza termini desueti, figure retoriche, un io narrante spesso misantropo. L’esaltare su carta la potenza della scelta linguistica, la cura maniacale dell’accostamento dei termini accresce e contestualizza l’ethos sonoro e ci si sente trascinare nel «rogo delle mie brame» in un «vociare di monete obsolete» fino a «perdersi in fondo all’immobile».

Grazie alla resilienza della Birrovia, locale unico nell’attuale panorama Cuneese in grado di coniugare convivialità, innovazione, buon cibo ed esibizioni live, un fiume di vene pulsanti, un’onda implacabile di sensazioni anima questa notte settembrina che fa risplendere tra le stelle Luca Bergia, batterista e fondatore della band, recentemente scomparso al quale il tour è interamente dedicato. Nelle parole di Cristiano una forte commozione e una delicatezza che incanta nel ricordarlo.

C’è sempre questa pulsione, una dicotomia che affascina tra il battere metallico, incessante della sonorità e la saturazione delle parole così intense e vibranti, vive e penetranti. Accostamenti nati quasi per sorta di un’allucinazione mentale, un viaggio introspettivo potente e a tratti prepotente. Non si può uscirne come prima, ci si spoglia di ogni orpello di banalità in una serata del genere, si schiudono le porte di un Ade dove un Virgilio disarmante ci ipnotizza e ci confonde tra la porta di corno e la porta d’avorio.

La formazione originale risale al 1988. Ne fanno parte il chitarrista Riccardo Tesio, il batterista Luca Bergia.  Nella sala prove a Confretia, piccola frazione di Cuneo, si aggiungono il chitarrista Cristiano Godano e Alex Astegiano, ex batterista dei Jack on Fire e prima voce del gruppo.  Astegiano propone come nome per la band Marlene ispirato dal fascino senza tempo della Dietrich e Godano, dopo aver ascoltato un brano dei Butthole Surfers intitolato appunto Kuntz, aggiunse questo termine parecchio dissacrante. L’attuale formazione composta da: Cristiano Godano (voce e chitarra), Riccardo Tesio (chitarra), Luca “Lagash” Saporiti (basso), Davide Arneodo (percussioni, tastiere e violino), Sergio Carnevale (batteria, ex membro Bluvertigo e Baustelle sostituisce Luca Bergia) ruba l’anima con una potenza interpretativa assoluta.

I brani zenit si susseguono in un crescendo di angeli e demoni che danzano in un fuoco sensuale, carnale e allo stesso tempo incorporeo e spirituale. «Sarebbe bello godere di questo rito incivile, con tanta gioia sacrale. […] E stiamo per eliminare chi non si sporca le mani e dentro al Cuneo muore». Questo prisma isoscele, usato per fendere o spaccare, è metafora perfetta in una città assopita che ha bisogno di una forza opposta e divergente per risvegliarsi.  In un’occasione così speciale sicuramente trova una violenta scossa alla quale non è abituata, «una breccia da dietro il sole… una confusione per incubazione, una babilonia di disagio e compassione». Essere parte viva di un appuntamento storico è «un lampo di infinità che non fa dormire, un soffio di vertigine».

Catturo con lo sguardo immagini randomiche di un pubblico che alterna sensazioni in un giro della morte frenetico e continuo passando dalla malinconia del violino all’irrefrenabile orgia di molteplici nuances timbriche della chitarra. È un amplesso senza fine che sfocia negli ultimi brani: Come stavamo ieri, Ape regina e M.K. Un miele colante nel vuoto che avanza, un’onda di parole che infiamma la terra sotto i piedi dove torna a sfrecciare un treno talmente potente da travolgere ogni cosa. Dalla mente al cuore, dal razionale all’irrazionale. I fedeli compagni di viaggio di questa band che segna da anni uno spartiacque marcato nel terreno musicale italiano ritrovano tutta la grinta e la dissacrante potenza interpretativa delle origini.

«Ti riconoscerò sul binario della stazione: nelle tue mani giunte terrai l’anima che il mondo mi ha rubato e me la restituirai – una piccola rosa bianca che torna a dare la sua luce» (Fabrizio Caramagna).

È con questa frase che ho deciso di chiosare e inchiodare alla mente queste ore vespertine perché questo ritorno alle origini, è un’attesa esaudita. Un profumo intenso di rose che rivela un onirico rarefatto che torna a casa.

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