R E C E N S I O N E


Recensione di Monica Gullini

Emerging Narratives. Non poteva scegliere titolo migliore Kjetil Husebø per il suo nuovo disco, in uscita il 27 settembre. Husebø è uno degli artisti più innovativi della Scandinavia: forte di studi classici di pianoforte ha ampliato il suo bagaglio musicale prestandosi a stili diversi che annoverano jazz, pop, elettronica, ambient, crossover e persino il folk. È un virtuoso del piano e spesso si concede passeggiate nel lato selvaggio dell’elettronica usando la tecnologia a vantaggio dello strumento che meglio conosce: le sue performance dal vivo sono accattivanti ed eteree. In questa avventura Kjetil si cimenta spesso in questo dualismo elettronico – analogico e chiama a sé due fuoriclasse della scena scandinava, il trombettista Arve Henriksen e il chitarrista Eivind Aarset, mettendo a segno un colpo formidabile non solo dal punto di vista delle atmosfere, crepuscolari e magiche, ma anche del suono, perfetto in ogni sua sfumatura. Sono narrazioni pari a un enorme e continuo flusso di coscienza che non si arresta e traghetta verso lidi selvaggi e inesplorati.

L’album parte con dei piccoli colpi metallici, appena distinguibili, e uno sciabordio che lascia spazio a fiati ripetuti in lontananza. Chiudendo gli occhi sembra quasi di vedere una sconfinata distesa di ghiacci e il timido tentativo di un uomo di non sprofondare sotto la superficie, grazie anche a quei campionamenti che lo ancorano e lo tengono a galla. Il corno amplifica una tensione che diviene sempre più palpabile, mentre echi lontani di un passato remoto si affacciano su di un presente incerto. Reveries in Flow possiede un alone di misticismo e sacralità: parte con piccoli tocchi di piano e una chitarra appena accennata e si fa strada tra synth e rarefazione lasciando emergere il lamento di una tromba solitaria e dissonante, che piange senza sosta e spinge quel flusso in territori scarni e incontaminati. È un’altra dimensione quella che si apre davanti agli occhi, è un velo di Maya squarciato i cui brandelli rivivono in ogni nervatura sonora. Non si arriva al futuro senza il pesante fardello del passato, è questo che vuole dirci Husebø e le trame minimaliste di Aarset ed Henriksen rafforzano questo messaggio. Il trio abbandona l’atmosfera sognante e sacra del brano precedente dipingendo un paesaggio opaco e difficile da carpire col solo occhio umano: Fading Luminescence e i suoi campionamenti sono minuscoli bagliori in piena foresta. Come novelli scrittori di fiabe i tre musicisti ammantano tutto di buio e ombra, lasciando appena intravedere la flebile speranza che conduce lontano dall’inganno. Il ritmo è lento, il synth angosciante, quasi volesse approcciare tutte le sfumature di un non ritorno, corno e clarinetto accarezzano e trascinano l’uomo che a stento si era salvato dai ghiacci fuori dal bosco incantato. Nohtronica è uno dei pezzi più interessanti dell’album, a metà tra suggestioni vespertine, xilofoni spettrali e campiture di trombe ariose e beneauguranti. Henriksen abbandona l’andamento lineare della prima parte per conferire poi al suo strumento una connotazione quasi etnica (vengono in mente alcune composizioni del turco Ibrahim Maloouf), diviene più veloce al pari delle campionature, ipnotiche e sognanti. È il preludio perfetto a Tradition Reimagined, brano in cui la tromba spicca sovrana. È un canto pieno di dolore e tristezza quello di Henriksen, Kjetil ed Eivind gli lasciano totalmente la scena, accompagnandolo con delicati accenni di chitarra e tenui riverberi.

È il passato dell’uomo della neve che torna e fa capolino in mezzo alla natura selvaggia e matrigna. Qui la sperimentazione sonora alza l’asticella verso il cielo e sospesa tra le nuvole osserva tutto con una maestosità che mai offende e prevarica. Henriksen cede volentieri il passo ai suoi compagni di viaggio e attraverso un vorticare di corde, tasti e suoni elettronici scopriamo un pathos che ora esplode in tutta la sua potenza. Un tonfo apre a Ripples of Connection, tonfo che si ripete e dà nuovamente l’avvio ad Arve a tratteggiare una storia sospesa tra giorno e notte. Intorno suoni elettronici, chitarre distorte, bagliori crepuscolari e stridori metallici divengono sempre più forti e assordanti, mentre la tromba si cheta e si assopisce nel finale. La foresta si sveglia e con lei il gotico sentire di Phantom Quest: una landa desolata si apre li, davanti allo sguardo dello spettatore incredulo di essere sopravvissuto ai boschi senza fine. Synth e chitarra si avvitano su loro stessi fino a dipingere una penombra irreale, la tromba si fonde con i campionamenti e le corde vibrano ovunque, mentre sulla parte finale Henriksen emette piccoli vagiti che pulsano di immaginazione. A lunghi passi il trio si avvia a concludere una sperimentazione sonora geniale ed è Spectral Queries a riverberare di affascinante mistero grazie a tastiere ipnotiche e impulsi elettronici che tanto ricordano Blemish di David Sylvian, sospesa tra il misticismo e il silenzio più assordante. Non vi è però alcuna macchia nell’operato dei tre musicisti, o meglio, l’unico alone oscuro è quello che si snoda lungo tutto l’album, fatto di crepuscolo e buio pesto. La mente torna a quell’uomo sperduto in mezzo alla foresta che tanto ha faticato per non precipitare tra i ghiacci: restiamo lì, a fissare quella minuscola figura tentando di immaginarla in salvo, ma ora che il viaggio sta per concludersi restiamo col dubbio. Gli spettri sono riusciti nel loro intento demoniaco e lo hanno incatenato con le loro domande, o l’istinto primordiale dell’uomo gli ha regalato la salvezza?

A ognuno la sua conclusione. Nella mia mente, il cammino intrapreso da Husebø, Aarset e Henriksen non è ancora concluso.
Se il futuro riserverà loro capitoli altrettanto geniali, coinvolgenti e animati da straniante bellezza come queste Emerging Narratives, vorrei avere di nuovo l’onore di ascoltarli in anteprima.
Auguro anche a voi di cadere preda di questa oscura e conturbante malia. È il regalo più prezioso e sincero che possiate concedervi.

Tracklist:
01. Waves of Convergence
02. Reveries in Flow
03. Fading Luminescence
04. Nohtronica
05. Tradition Reimagined
06. Ripples of Connection
07. Phantom Quest
08. Spectral Queries

Photo © Magnus Rakeng, Rein Borgen


2 responses to “Kjetil Husebø – Emerging Narratives (Optical Substance Productions, 2024)”

  1. […] del compositore norvegese, al quale basta davvero poco per dare prova del suo estro (Emerging Narratives e Piano Transformed – Interspace ne sono mirabili esempi). I suoi racconti però non sono […]

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