R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

A ben quattordici anni da quel primo disco solista Poste e telegrafi (che venne omaggiato nel 2008 dai Ceramic Dog di Marc Ribot!), giunge la seconda fatica omonima di Alessandro Asso Stefana. Un album che si compone di nove tracce, in cui l’ultima e lunga Continental Spazio (oltre tredici minuti) fa da controcanto con synth e sonorità “ambient” al brano di apertura, Fading Away. Suoni dilatati che percorrono ampi spazi, corde della chitarra come strisce di asfalto morbido e scuro, su cui viaggiare senza mai fermarsi. Scarnificare ogni struttura musicale per arrivare all’osso di quello che si vuole suonare. Alessandro Asso Stefana non ha certo timore della complessità nelle composizioni: ricordiamo i primi due album dei Guano Padano, un iperbolico divertente fuoco d’artificio di situazioni sonore: dal mariachi al giappone, da una sagra paesana a un assolato far west. Per non tacer di preziose collaborazioni: Mike Patton, Alessandro Alessandroni, Bobby Solo, Bill Frisell, PJ Harvey, Vinicio Capossela…

È il tempo del ripulisti? Forse.
È tempo di farsi respiro. Perché no.
È tempo di farsi portare dal suono ovunque esso sappia condurci.

Non ci sarà bisogno di correre, come suggerisce Farewell to dust, semmai di mettere un passo, forse incerto, dopo l’altro. E perfino quando tutto diventa più sicuro, la chitarra produce suoni delicati in Out of the Blue, perché qualcosa di malinconico fa “zoppicare” la nostra vista: un granello di sabbia oppure una lacrima, che attendeva paziente il momento di commozione per fare la propria comparsa.

Alessandro Asso Stefana è un lavoro sonoramente quieto, che non urla o si inerpica in inutili virtuosismi, ma passa lieve sulla superficie della terra lanciandosi nello spazio siderale (grazie tante, se l’ultimo brano dell’album si intitola in quel modo!).
L’autore non ha mai fatto mistero di quali luoghi lo attraggano: quelli in cui si può perdere, magari da qualche parte al tramonto, senza sapere dove stia andando.
Rispetto alla produzione (purtroppo non eccessiva, e quanto ce ne dispiace!) di Alessandro Asso Stefana, questo lavoro lo possiamo avvicinare per una certa vena folk, al terzo album dei
Guano Padano, Americana. Lo abbiamo inteso come suo ideale proseguimento.
In quell’occasione l’approccio musicale era rivolto e ispirato dai romanzi agrodolci di John Fante e John Steinbeck, e dalle pellicole cinematografiche anni Cinquanta e Sessanta. Si raccontava di reietti, immigrazione, strade polverose e assolate, tanta fatica che spesso finiva in nulla.
Questa volta, la forma tradizionale folk viene trascesa. Se ne assapora l’agro aroma sospeso nella voce, a tratti così tipicamente stridula, di
Roscoe Holcomb. I tre brani Born and raised in Covington, I am a man of costant sorrow e Moonshiner raccontano un comune modo di sentire. Soprattutto il secondo e il terzo, sembrano essere l’uno il proseguimento del precedente.

Siamo in un flusso sonoro, riflessi notturni di bagliori lunari. Siamo illuminati eppure rifulgiamo per le nostre parti in ombra. E sotto quel cappello e quegli stivali ciancicati, marchi di fabbrica e di stile di Alessandro Asso Stefana, potrebbe esserci dell’altro ma… that’s it! 

Tracklist:
01. Fading Away (1:20)
02. Farewell To Dust (1:58)
03. Out Of The Blue (3:06)
04. The Wandering Minstrel (3:29)
05. The House (5:25)
06. Born And Raised in Covington (3:22)
07. I Am A Man Of Constant Sorrow (4:10)
08. Moonshiner (3:51)
09. Continental Spazio (13:27)

Photo © Roberto Cavalli  

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