R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

In occasione del Centenario delle Barricate di Parma, che si è celebrato nel 2022, Roberto Bonati ha composto Si erano vestiti dalla festa, il cui sottotitolo è proprio ‘Barricate 2022’. Il lavoro, registrato dal vivo, in occasione dell’esecuzione da parte della ParmaFrontiere Orchestra, al Teatro Farnese di Parma il 23 ottobre 2022, diretta dallo stesso Roberto Bonati, è diventato un raffinato cd, pubblicato qualche mese fa e distribuito da IRD. Le barricate di Parma, a cui allude il titolo, furono erette dai cittadini parmensi nell’agosto del 1922 per cercare di opporsi allo squadrismo fascista che di lì a poco avrebbe dilagato. Benché abbia sempre condiviso il pensiero gramsciano per cui “l’arte è educatrice in quanto arte e non in quanto arte educatrice”, non nascondo che l’arte (in questo caso la musica), puramente formale, mi ha comunque affascinato di meno dell’arte che addita, che indica un oggetto, che tematizza un’idea, che allude a dei fatti, che insomma si sia fatta “fecondare dall’elemento maschile della Storia” (anche se in tempo di polemiche sul patriarcato, quella di Benedetto Croce può sembrare una citazione pericolosa).

Fatte le necessarie premesse, non resta che lasciarsi trasportare dall’incanto di questo lavoro che, già ad un primo sommario ascolto, sembra destinato a farci immergere in quelle atmosfere tipiche della grande musica colta contemporanea. In quel liquido amniotico musicale mi sento completamente a mio agio, perché questa è musica che richiede dedizione, non un ascolto distratto, ma piuttosto una completa immersione. Già nel primo brano, Prelude, l’atmosfera è di attesa, attesa di un accadimento descritta da un tintinnio sommesso e lontano dei piatti della batteria di Roberto Dani, che introducono poi il soave coro muto di straziante malinconia di Oltretorrente che, detto per inciso, è il quartiere dove lo stesso Bonati ha abitato e da dove poteva vedere quella Via Bixio, dove furono erette alcune delle barricate dei resistenti. Ma l’idillio del ricordo sembra essere di breve durata poiché, già con Voici le soir il clima cambia e si fa carico di tensione e di attesa: “Voici le soir charmant, ami du criminel” scandisce la voce di Giulia Zaniboni su un testo di Charles Baudelaire. Come il destino che bussa alla nostra porta, nella Sinfonia n. 5 di Beethoven, sordidi “colpi” dell’intera orchestra fanno intuire che il quieto scorrere del tempo della vita è finito. Con Marionette nere, uno dei pezzi più articolati, la tragedia incombe e i toni dell’orchestra si fanno cupi. La disarmonia si insinua foriera di infiniti lutti, ben evidenziati nei lamenti vocali di Barricate dall’attacco sempre lieve e quasi sottotono, con quelle corde del contrabbasso di Andrea Grossi pizzicate e lievemente percosse, che vanno poi a fondersi con la voce recitante dialettale di un vecchio uomo che ricorda quei giorni drammatici. Un inserto cronicistico molto ben amalgamato con la composizione che assume i toni concitati dell’accavallarsi degli eventi, sottolineati dall’incalzare del sax di Gabriele Fava e dalla chitarra elettrica di Luca Perciballi. Sono il violino di Ingrid Berg Mehus, la viola di Elisa Zito e poi la tromba di Michael Gassmann ad aprire Vincenti per tutta la vita, allusione alla poesia di Attilio Bertolucci da cui trae anche origine il titolo del lavoro di Bonati che inizia proprio con il verso “Si erano vestiti dalla festa/ Per una vittoria impossibile…”, qui cantata da Giulia Zaniboni e che si conclude con un celebre verso: “Vincenti per qualche giorno/ Vincenti per tutta la vita”. E da qui, riavvolgendo il nastro, si torna alla musica che veicola significati e diventa scrigno della memoria: quelle barricate del popolo di Parma contro il fascismo nascente, altro non furono che la dimostrazione che resistere si poteva e si doveva, come ribadì poi la Resistenza, ma non lo ribadì “una volta per sempre”. Il lavoro di Roberto Bonati, e della sua multiforme orchestra, ce lo ricordano oggi, quando sembra che in molti abbiano perso la memoria: il brano conclusivo si intitola Arditi, riferito all’ardimento come valore di chi non abbassa la testa di fronte al potere o allo strapotere di turno. Tra i musicisti della ParmaFrontiere Orchestra non ancora citati, ricordiamo Riccardo Luppi al sax tenore e flauto, Daniele D’Alessandro ai clarinetti, Nicolàs Ernesto Cortes Castillo alla tuba, Tommaso Salvadori al vibrafono, mentre la direzione è naturalmente affidata allo stesso Roberto Bonati.

Un disco intenso, dove la forma musicale, complessa, articolata, come solo un’opera per orchestra può essere, ha anche un contenuto e, se vogliamo essere precisi, un contenuto etico di grande rilievo. È stato un peccato non aver potuto ascoltare il concerto dal vivo dell’ottobre del 2022 in un Teatro Farnese, trasformato in “Theatrum Mundi” da Piero Fornasetti che lo ha popolato con i silenti spettatori dipinti sui suoi piatti, un involontario monito perché non ci siano più spettatori muti e impotenti davanti alla nascita di una dittatura.

Tracklist:
01. Preludio barricate (9:05)
02. Oltrecorrente (5:47)
03. Voici le soir (7:03)
04. Marionette nere (11:28)
05. Barricate (15:10)
06. Vincenti per tutta la vita (7:12)
07. Arditi (8:25)

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