R E C E N S I O N E

Recensione di Lucio Vecchio

L’album 12 Angry Mushrooms della Bosque Sound Community è un progetto che riesce a evocare le migliori tradizioni della fusion senza cadere nella trappola della nostalgia sterile o del tributo meccanico ai grandi maestri del passato. Guidata dal bassista Milos Bosnic, questo ensemble di musicisti provenienti dalle scene jazz di Belgrado e dei Balcani porta avanti una proposta musicale che si nutre di quella curiosità creativa che caratterizzava la fusion degli anni ’70, ma con un suono decisamente contemporaneo e ben lontano dalle forme più convenzionali del jazz moderno. Occorre sottolineare che anche con questa proposta la A.Ma Records di Antonio Martino si è dimostrata lungimirante e come ho avuto già modo di sottolineare in altre occasioni, ci dà la possibilità di varcare i confini territoriali volgendo lo sguardo verso est, con proposte sempre molto interessanti.

La fusion è una forma di jazz che sfida le regole stabilite, mescolando stili diversi (jazz, rock, funk, musica latina, elettronica) in modo fluido e inaspettato. In un contesto musicale contemporaneo che spesso preferisce esplorare le evoluzioni del post-bop o incrociarsi con il minimalismo o la musica classica, l’approccio della Bosque Sound Community è una boccata d’aria fresca. 12 Angry Mushrooms non è un album che si limita a rievocare il passato, ma piuttosto lo interpreta in una chiave nuova, prendendo ispirazione dai grandi della fusion come Chick Corea, Joe Zawinul o dalla Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, ma sviluppando un linguaggio musicale personale e distintivo.
I brani sono costruiti su solide fondamenta ritmiche e armoniche che dialogano con l’improvvisazione, una delle colonne portanti della tradizione jazzistica. Tuttavia, qui l’improvvisazione non è solo un elemento di libertà espressiva, ma una componente che si intreccia con l’arrangiamento e la composizione in modo estremamente organico. Ogni pezzo è come una narrazione, in cui la melodia e l’improvvisazione si alternano in modo naturale, senza mai risultare forzate o gratuite.
Il disco si apre con
San Francisco Waltz, un brano che introduce l’ascoltatore in una dimensione sonora ricca di cambi di atmosfera e modulazioni armoniche. La lunghezza del brano, quasi quindici minuti, è un atto di fiducia nel tempo e nello spazio musicale: non c’è fretta di arrivare a una conclusione, ma piuttosto un continuo fluire che crea un’esperienza immersiva. La composizione porta con sé un senso di libertà, ma anche una forte connessione con la tradizione, come se fosse una testimonianza musicale di quel jazz che si faceva a New York o a Los Angeles nei primi anni ’70, quando artisti come Corea e Zawinul avevano abbandonato le convenzioni del jazz e stavano creando mondi sonori completamente nuovi. Svariati i cambi di fronte, dove tutti gli strumenti hanno la possibilità e lo spazio per dare il proprio contributo di arricchimento dell’opera che risulta sempre e comunque collettiva.
A livello strumentale, la
Bosque Sound Community si muove con eleganza tra un mix di strumenti elettrici e acustici. Le tastiere di Stevan Milijanovic e le percussioni di Aleksandar Radulovic sono sempre precise ma anche piene di groove, creando la giusta tensione con il basso di Bosnic, che guida il tutto con un ritmo ipnotico. Il sax soprano di Aleksandar Petkovic e il flauto di Milena Jancuric (leggi anche qui) danno a ogni brano un carattere distinto, senza mai cadere nel virtuosismo fine a sé stesso, ma con la capacità di comunicare emozioni pure e immediate.
Please One For Goodbye è uno dei brani più suggestivi dell’album, segnato da un intreccio di melodie che fluttuano tra jazz e soul, con chiari riferimenti alla tradizione jazzistica europea. Qui si fa largo una componente ambient, che dona al brano una qualità quasi cinematografica. L’introduzione di suoni eterei e dilatati dà a Please One For Goodbye una sensazione di malinconia, come un viaggio notturno attraverso una città ideale, dove ogni angolo risuona di echi lontani.
In
Arsen D, il gruppo porta avanti un altro momento cruciale dell’album: qui la fusion viene reinterpretata in modo più aggressivo, con un ritmo ipnotico ma che non abbandona mai una struttura armonica complessa. Dopo una lunga intro di piano e flauto, il basso diventa protagonista e il pezzo cambia pelle, la sezione ritmica sembra quasi volersi staccare dalle convenzioni jazzistiche, per abbracciare una visione più libera e personale della fusion.
Le tracce eponime,
Twelve Angry Mushrooms (Parte 1) e Twelve Angry Mushrooms (Parte 2), rappresentano forse i momenti più “funky” dell’album. Il groove della prima parte sembra incarnare l’energia di un brano disco-funk-soul, mentre la seconda parte evolve verso una sonorità che riporta alla mente le atmosfere dell’Elektric Band di Chick Corea, con un basso robusto che si fa carico di un compito importante: il trasporto emotivo e l’improvvisazione. Il cambio tra i due brani è fluido, quasi come se fosse una continuazione naturale, con il sax soprano che gioca un ruolo di transizione melodica che rimanda ancora una volta a Corea ma anche a Miles Davis.
Una delle caratteristiche più interessanti di
12 Angry Mushrooms è la scrittura musicale di Bosnic, che sa bilanciare perfettamente la composizione e l’improvvisazione. Non ci sono mai passaggi che risultano ripetitivi o forzati: ogni frase musicale sembra avere una direzione precisa, ma allo stesso tempo è permeata di libertà espressiva. Le composizioni non sono mai statiche, ma evolvono costantemente, creando un’esperienza dinamica e coinvolgente. In un certo senso, il disco si può considerare un “concept album” che, pur essendo focalizzato sulla fusion, permette a ciascun musicista di esprimersi liberamente, mantenendo però una coesione sonora che non perde mai la sua unità.

12 Angry Mushrooms è un lavoro affascinante e profondo che riflette un’impeccabile maestria musicale, ma anche una straordinaria capacità di creare qualcosa di nuovo e originale partendo da una tradizione ben consolidata. La Bosque Sound Community non si limita a ripercorrere le orme della fusion, ma riesce a darle una nuova veste, un nuovo respiro, che permette a ogni brano di raccontare una storia diversa, ma sempre riconducibile a un’unica visione creativa. Il risultato è un disco che piacerà non solo agli amanti del jazz, ma anche a chi cerca una musica che si spinga ai confini del possibile, senza paura di sfidare le convenzioni. Un’opera che, senza alcun dubbio, si inserisce di diritto nel panorama della musica contemporanea di qualità.

Tracklist:
01. San Francisco Waltz (15:12)
02. Please One For Goodbye (09:40)
03. Arsen D. (07:06)
04. Twelve Angry Mushrooms (Part 1) (05:57)
05. Twelve Angry Mushrooms (Part 2) (07:18)

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere