R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Per “comprendere” la musica a me basta ascoltarla, ma se si vuole condividere con qualcuno questa “comprensione” è chiaro che sia necessario usare anche un altro medium, il linguaggio. Ma per comprendere questo intimo e accorato disco di Giancarlo Nino Locatelli, io credo ci possa aiutare la sua pagina Instagram, dove compare una lunghissima teoria di alberi (noci, pioppi, faggi)  fotografati in diverse ore del giorno e della notte, in estate come in inverno. Tra la struttura di un albero e i clarinetti c’è un legame molto profondo, anzi “sono alberi”, come dice lo stesso Compositore nelle note di copertina che commentano il magnifico ed intensissimo Tilietulum, nuovo cd in uscita per l’etichetta We Insist! Records.


Secondo Locatelli (e come dargli torto?), “i clarinetti rimandano al muschio, all’umido, all’acqua… Il contralto è imprevedibile, selvatico, lirico, rustico e obliquo”. Se non ci credete, provate allora ad iniziare l’ascolto dalla traccia n. 11, Tilietulum nona pars (senza stupirvi del fatto che la nona parte sia la traccia n.11, perché la prima parte è a sua volta suddivisa in tre parti). Il tilietulum è un piccolo tiglio ed è anche probabilmente il nome che dà origine alla Val Taleggio. Nulla in questo lavoro è citato a caso, poiché le sonorità che Locatelli propone hanno molto a che fare con i suoni quasi ancestrali della natura e del mondo agreste, in particolare con le “involontarie sonorità” legate al movimento delle mandrie al pascolo, ma anche delle stalle e delle mungiture. Il clarinetto e le “ciocche”, ovvero i campanacci appesi al collo delle mucche, sono gli stessi che Locatelli tiene al braccio e che accompagnano il fluire cavernoso del suono del clarinetto che diventa una naturale estensione del corpo del compositore e musicista. Anche la voce fa a tratti la sua comparsa: una voce asemantica, quasi un prolungamento dello strumento stesso, mentre il suono continua a propagarsi sospinto dal soffio del fiato e dal movimento del corpo in una modulazione simbiotica fra suono e corpo.

Ascoltare questo lavoro è una esperienza “amniotica” di azzeramento del mondo esterno e del suo fastidioso rumore di sottofondo quotidiano. Chi ha avuto la fortuna di ascoltare questo grande musicista dal vivo, ritroverà in questo lavoro tutta l’aura rarefatta e ctonia dei suoi concerti. A questo proposito mi fa piacere ricordare il concerto che Giancarlo Nino Locatelli tenne sotto l’antico portico di un vecchio mulino (ora andato sciaguratamente distrutto) nel Parco del Ticino, in occasione di NovaraJazz Festival di qualche anno fa (potete leggerne qui). Quattordici brani da ascoltare senza distrazione, anzi magari solo quella del godimento visivo di una cover raffinata, curata dalla instancabile Maria Borghi. Senso soave di soddisfazione…

Tracklist:
01. Tilietulum – prima pars I (1:17)
02.
Tilietulum – prima pars II (4:51)
03. Tilietulum – prima pars III (1:28)
04. Tilietulum – secunda pars (1.51)

05. Tilietulum – tertia pars (2:48)
06. Tilietulum – quarta pars (4:43)
07.
Tilietulum – quinta pars (1:09)
08. Tilietulum – sexta pars (1:02)
09. Tilietulum – septima pars (2.29)

10. Tilietulum – octava pars (1:29)

11. Tilietulum – nona pars (1:17)
12. Tilietulum – decima pars (1:49)
13. Tilietulum – undecima pars (2.01)

14. Tilietulum – peroratio (4:35)

Photo © Alberto Petrò

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