L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

A distanza di oltre dieci anni, i The Veils, la band neozelandese guidata da Finn Andrews, sono tornati in Italia per promuovere il loro settimo album Asphodels. Già conosciuti e apprezzati in passato, il gruppo ha saputo mantenere vivo l’interesse intorno alla sua proposta musicale, unendo il rock alternativo con atmosfere cupe e malinconiche. Non è la prima volta che parliamo dei The Veils su Off Topic (leggi qui), ma ogni loro ritorno è sempre un’occasione speciale per riscoprire il fascino senza tempo del loro sound intenso e ricco di emozione.
Formatisi nel 2002 a Londra da Finn Andrews, cantante e compositore neozelandese, i The Veils sono diventati noti per un sound che mescola rock alternativo, folk e post-punk. Con il debutto The Runaway Found (2004), hanno attirato l’attenzione, ma è stato con Nux Vomica (2006) che hanno conquistato una notorietà internazionale grazie a brani come The Tide That Left and Never Came Back. Con una miscela di melodie struggenti e testi profondi, la voce di Finn è diventata il cuore pulsante della band, capace di evocare atmosfere emozionanti e a tratti drammatiche.


Nel corso degli anni, i The Veils hanno continuato a evolversi musicalmente, pubblicando album come Sun Gangs (2009), Time Stays, We Go (2013) e Total Depravity (2016), in cui hanno esplorato nuove direzioni sonore. Nonostante i vari cambi di formazione, Andrews è sempre rimasto il principale motore creativo del gruppo, un punto di riferimento per ogni loro produzione.
Il 10 febbraio 2025, i The Veils hanno regalato un concerto straordinario al Legend Club di Milano, che ha dimostrato ancora una volta il loro talento e la loro capacità di mescolare energia e introspezione. La serata si è aperta con l’esibizione di Dario Sansone, un bluesman partenopeo, che ha preparato il pubblico con alcuni brani del suo prossimo album Santo Sud, in arrivo ad aprile, creando un’atmosfera intima e coinvolgente.

Poco dopo le 21:30, i The Veils sono saliti sul palco, aprendo con alcuni brani tratti da Asphodels. Finn Andrews al piano ha guidato la band attraverso una scaletta che ha incluso Mortal Wound, The Dream of Life e The Ladder, pezzi che hanno messo in evidenza la maturità artistica del gruppo e la sua capacità di coinvolgere il pubblico in un viaggio emotivo. La sala era avvolta in un silenzio rispettoso, segno che tutti erano completamente immersi nella musica. Con il proseguire del concerto, la band ha preso una direzione più energica, con brani dal ritmo più variegato come Swimming With the Crocodiles e Not Yet, che hanno portato una ventata di vitalità e dinamismo. Finn Andrews alla chitarra ha dato sfogo a momenti di intensa passionalità, alternando attimi di calma a sfuriate più energiche, mantenendo alta l’adrenalina del pubblico. Un altro picco del concerto è stato raggiunto con Here Come the Dead, che ha suscitato grande entusiasmo tra gli ascoltatori.


La performance è proseguita con una selezione di brani storici della band, tra cui A Birthday Present e Concrete After Rain, seguiti dalla potente title-track dell’album Asphodels e dalla travolgente Jesus For the Jugular, che ha chiuso la parte principale del concerto. A questo punto, il pubblico, ancora entusiasta, ha chiesto un bis, e la band ha risposto con un’esibizione acustica di Lavinia e The Tide That Left & Never Came Back, prima di concludere con l’esplosiva Nux Vomica, lasciando i presenti in estasi.
In sintesi, il concerto dei The Veils al Legend Club è stato un’ulteriore conferma della loro straordinaria capacità di coniugare intensità e delicatezza. La voce profonda di Finn Andrews è stata il filo conduttore di un live di grande impatto, in cui la band ha mescolato alla perfezione i brani più rappresentativi del passato con le nuove sonorità di Asphodels. Nonostante l’assenza di alcuni brani iconici, il concerto è stato una performance eccezionale che ha confermato ancora una volta la maturità artistica dei The Veils e il talento di un artista come Finn Andrews, ancora troppo poco valorizzato.

Dario Sansone

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