R E C E N S I O N E


Recensione di Olivia Gazzarrini

Il 14 Febbraio non è una data casuale per fare uscire un disco infuso di testi e melodie che ci riconciliano con la parte di noi umana e che veicolano pace per i sensi, il cuore e l’anima. Tali organi sono minati da continue immagini e suoni di violenza, prevaricazione e distruzione ovunque, sovversione dei capisaldi di una società fondata sulla libertà individuale e di espressione, sul bene comune e collettivo, su uguaglianza ed inclusione che incarnano il concetto originale di democrazia, ovvero potere nelle mani e volontà del popolo come gli antichi Greci l’avevano concepita. Ed universale perché arrivata fino a noi. La grande civiltà ellenica è riuscita ad unificare popoli delle isole del Mar Egeo, delle coste del Mar Nero, della Sicilia orientale e meridionale, delle zone costiere dell’Italia meridionale, del Nordafrica, della Corsica, della Sardegna, delle coste orientali della Spagna e di quelle meridionali della Francia sotto la stessa cultura e lingua in maniera pacifica.

Our Calling, l’ultimo lavoro del cantatutore folk anglo-italiano Piers Faccini e del virtuoso strumentista maliano Ballaké Sissoko, in uscita per Nø format appunto il 14 Febbraio, è intriso di questo respiro e di correnti vibrazionali dall’elevato potere curativo. In tema di mari che univano popoli invece di dividerli e di spontanee e forzate migrazioni, il disco restituisce quel senso di libertà e di ricerca del divino naturale attraverso la conoscenza di culture diverse in dialogo e scambio. Il verbo sonoro della kora, fatta vibrare magistralmente da Sissoko, ne scandisce l’appartenenza e il distacco attraverso le riflessioni che le canzoni offrono dentro lo spettro emozionale, contestuale e materiale della migrazione.
E nello scambio lungo le rotte avviene l’incontro di un fine cantautorato folk inglese con le atmosfere delle musiche dall’Africa Occidentale, dove il Mali ha dato i natali a maestri come appunto Ballaké Sissokò, il suo omonimo Baba oltre al leggendario Ali Farka Touré.
La traiettoria tra i due continenti è stata percorsa non sempre e solo in esterno ma attirando entro i propri confini svariati musicisti occidentali per abbeverarsi alle fonti del suono puro ed essenziale, sincopato con il battito di madre terra nella stessa forma, funzione ed energia dei suoni naturali e incontaminati da cui è scaturito.
Artisti che della propria musica fanno uno strumento di comunicazione politicamente pacifica con la sola arma delle note e della parole sono nuovamente necessari ora come non mai.
La kora di Ballaké Sissoko e la voce di Piers Faccini sono strumenti sopraffini che si bastano e si accompagnano scambiandosi di ruolo in una danza acustica cortese ed elegante, intrisi e calati in un retaggio ancestrale dal sapore di antica festività paesana e pagana precolonialista del Sud del mondo. Il titolo dell’album evoca una chiamata rivolta a noi tutti come comunità terrestre e a quelli che sanno ricevere l‘arte come un’occasione di riflessione e contemplazione più profonda e un mezzo per travalicare i confini tracciati che tanta violenza portano e riportano alla condizione umana.

Di tutte le dieci tracce, così organicamente equilibrate in un’alternanza emotiva abilmente composta, emerge I Wanted To Belong, un’ode di eco barocco-celtica, dove incalzano un richiamo e una necessità dell’uomo di appartenere ad una terra e a delle radici nonostante la sete di avventura e di scoperta. La kora è così versatile che riesce a restituire un groove che si trasforma qui in un’arpa barocca che ti trasporta dentro navigazioni verso l’ignoto ad uno strumento che asseconda una progressione rock come nella quarta traccia Mournful Moon, sicuramente uno dei pezzi più coinvolgenti armonicamente e dal titolo potente, in cui si narra di una Luna che ruba il tempo per bruciare il giorno. Qui la kora è suonata da Sissoko in stile Mandè genere tradizionale della cultura maliana. Segue Ninna Nanna unica canzone dell’album non scritta dai due autori e che appartiene alla tradizione popolare del Sud Italia, in cui Faccini canta in perfetto dialetto napoletano, retaggio a cui appartiene e da cui proviene, a cui non è la prima volta che presta la sua voce, visto il suo legame con l’Italia e le precedenti collaborazioni con gli Afterhours e quella con il violoncellista Vincent Segal, che suona anche in questo disco. In Go Where Your Eyes la kora scava sentieri entro le nostre viscere in un’alternanza di percorsi che si succedono in cambi di registro ed emozionali imprevedibili in cui è accompagnata dalla ngoniba, uno strumento a corde africano tipico del Mali, composto da una cassa armonica coperta da una pelle di capra e da un collo di legno, suonata qui da uno dei virtuosi musicisti ed amici presenti nell’album, Badjé Tounkara. North and South è un ode all’incontro e la rincorsa tra le latitudini che regolano le geometrie planetarie ed astrali e il conseguente equilibrio dell’interno umano ed esterno naturale dove l’altro musicista amico Malik Ziad suona il guembrì, strumento a corde suonato tipicamente nella musica Gnawa e presente anche in Mournful Moon.

Ne consiglio un avvicinamento ed ascolto intimista sperando in una epifania prima lirica e poi collettiva.

Piers Faccini: voce, chitarra
Ballaké Sissoko: kora
Vincent Segal: violoncello (4, 5)
Badjé Tounkara: ngoniba (1), djeli ngoni (7)
Malik Ziad: guembri (4, 9)

Tracklist:
01. One Half of a Dream (4:13)
02. I Wanted to Belong (3:50)
03. If Nothing Is Real (4:05)
04. Mournful Moon (3:52)
05. Ninna Nanna (5:08)
06. Borne on the Wind (4:14)
07. Go Where Your Eyes (5:58)
08. Shadows Are (4:20)
09. North and South (3:17)
10. By Your Hand (5:03)

Photo © Sandra Mehl

Una risposta a “Piers Faccini & Ballaké Sissoko – Our Calling (Nø Førmat!, 2025)”

  1. […] che riguarda Vincent Segal, Off Topic ne ha accennato almeno in un paio di occasioni – leggi qui e qui – ma questo violoncellista e bassista, pur avendo pubblicato poco come titolare, è noto […]

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