R E C E N S I O N E
Recensione di Elena Colombo
È un omaggio musicale a Pier Paolo Pasolini la nuova uscita di Massimo Zamboni, chitarrista e cantautore con decenni di esperienza nel punk rock e del rock alternativo italiani. Il titolo è P.P.P. Profezia è Predire il Presente, ed è uscito venerdì 31 gennaio per Le Vele – Egea Records. Il disco è molteplice e ricco di sfaccettature. Le tredici tracce sono in realtà capitoli della storia complessa di Pasolini, nell’anniversario dei cinquant’anni dalla sua morte.
L’album comincia in modo originale, con una traccia che non è una canzone, benché non sia affatto priva di musicalità: E jo çanti, recitata magistralmente da Carlotta Del Bianco, è una tradizionale villotta friulana tratta dal Canzoniere Italiano, la poesia dell’altra Italia a cura di Pasolini. Nonostante la sua brevità, la voce femminile che “canta” per consolarsi introduce l’ascoltatore al clima di bellezza, tristezza e desolazione che caratterizza tutto il disco.

Segue La rabbia e l’hashish, che comincia con un pianoforte solenne accompagnato dal potente incipit “Here we go su gambe storte”, un mix linguistico che si ripete con qualche variazione nel corso della canzone. Il brano denuncia l’annebbiamento collettivo, la cui causa non è ben chiara: “sarà stata la nebbia, sarà stata la rabbia, o l’hashish?”. Si conclude con il seppellimento di un corpo femminile, forse metafora del nostro Paese, bellissimo e depredato.
La ballata popolare Canto degli sciagurati mi è piaciuta molto, per l’energia delle chitarre elettriche che danno ritmo alla canzone. Corrisponde al canto dell’insurrezione del “popolo cane” di cui scriveva Pasolini, in tutta la sua ferocia e vitalità. La ballata è cadenzata da un coro a due voci che rende con efficacia l’invocazione alla Madonna “degli sciagurati”.
Delicato è l’incipit, sulle note della chitarra classica, di Ora ancora, una risposta musicale a un comizio del 1954, quando in una Roma silenziosa Pasolini incontrò un corteo nel cui mezzo brilla “la fiammella fascista”. La soluzione sarà quella di andarsene “via da qua e non tornare”? Di fronte al rischio di “vedere piangere questo paese”, la scelta sarebbe legittima. Ma alla fine del brano sembra vincere il radicamento, seppur doloroso e faticoso, per la patria natale, che non annulla però il desiderio di allontanarsene.
Segue uno stacco con un brano diverso, in lingua portoghese. La storica canzone, il cui testo e musica sono di Josè Afonso, si intitola Grandola vila morena ed è l’inno della rivoluzione dei garofani portoghese. Il brano venne trasmesso poco dopo la mezzanotte del 25 aprile 1974 da un programma musicale notturno, dando così il segnale di inizio alla rivoluzione che mise fine alla dittatura portoghese di António Salazar.
La traccia Vorremmo esserci tratta invece del bisogno di sentirsi utili e presenti nella costruzione del futuro. Si citano i “libri allucinati”, un rimando agli Scritti corsari, raccolta di articoli pubblicati da Pasolini il cui tema centrale è la società italiana, i suoi mali e le sue problematiche, lucidamente analizzate dall’intellettuale a scapito di perbenismo e conformismo.
Sorella Sconfitta comincia con un recitato in cui il cantante parla del proprio corpo come un “passaporto falso”, un “sacro niente”, che “non è me”. Racconta del dolore della sconfitta, ma anche e soprattutto del suo valore, in quanto punto di partenza per rialzarsi. Tra il parlato e il recitato, la canzone riflette sul fatto che la sconfitta è il comune denominatore tra tutti gli esseri umani.
Segue Fermamente collettivamente, un racconto che parla della storia di una caduta, e di ciò che “conviene” a chi è parte di questo gruppo. Poetica e versatile, la canzone da delicata si tramuta in una marcia energica, per poi tornare, nella parte conclusiva, alla serenità iniziale. La traccia successiva è Cantico cristiano, brano inedito ed esplicito richiamo alle tematiche del Vangelo secondo Matteo di Pasolini, caratterizzato da arpeggi e suoni spiritual.
Il decimo pezzo è in realtà la fusione tra due grandi canzoni di Giovanna Marini, Lamento per la morte di Pasolini e Beati noi, tratte dal suo album I treni per Reggio Calabria. La voce di Zamboni riesce con duttilità ad esprimere le emozioni delle diverse canzoni: qui il tono è quello mesto e ferito di un canto funebre.
Il tema viene ripreso dalla successiva Tu muori, ultimo inedito dell’album, che con freddezza batte i minuti immediatamente successivi allo schianto, sottolineando quanti minuti i singoli organi continuano a vivere. Vi è una reprise del Lamento per la morte di Pasolini, che precede l’ultimo pezzo, Persona non grata. Il titolo rimanda a una locuzione latina che si usa nel linguaggio diplomatico per allontanare persone sospettate di spionaggio o come indice di malcontento. Sembra che il riferimento sia a Pasolini e alla sua scomparsa. La morte della persona non gradita conclude l’album, accompagnata da forti chitarre e dalle parole che esprimono la solitudine, l’isolamento e il dolore di chi è rimasto inascoltato.
Il disco è stata una scoperta nuova per me, che Pasolini l’ho affrontato un po’ frettolosamente tra la 5° superiore e il primo anno di università. Apprezzo sempre l’intento metartistico di chi esalta con il linguaggio musicale un autore di letteratura – anche se Pasolini è molto più di questo. Da ogni brano trapela il talento artistico di Zamboni, che con P.P.P. Profezia è Predire il Presente ha reso omaggio alla sfaccettata figura di Pasolini in tutta la sua complessità e soprattutto modernità.
Tracklist:
01. E jo çanti
02. La rabbia e l’hashish
03. Canto degli sciagurati
04. Ora ancora
05. Grandola vila morena
06. Vorremmo esserci
07. Sorella Sconfitta
08. Fermamente collettivamente
09. Cantico cristiano
10. Lamento per la morte di Pasolini / Beati noi
11. Tu Muori
12. Lamento per la morte di Pasolini reprise
13. Persona non grata
Photo © Andrea Dani




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