R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

Se siete una di quelle persone che, come me, si fanno catturare dalla bellezza delle copertine, non potrete ignorare quella di Pellegrino, nuovo album dei Manuel Pistacchio in uscita il 28 febbraio 2025 per Brutture Moderne. Caratterizzata da una prevalenza del colore verde – che trovo in perfetta assonanza col nome della band – raffigura un prato su cui spicca in lontananza un albero e, più vicino, il profilo di una ragazza di spalle. La figura della donna che cammina in direzione dell’albero è caratterizzata dalla prevalenza del rosa, quello della sua pelle come quello del costume che indossa, che fanno da contrasto allo sfondo verde. La fotografia è stata scattata da Francesco Giampaoli, uno dei membri del gruppo, circa 30 anni fa con una macchina analogica “usa e getta”. L’immagine, spiegano i Manuel Pistacchio, è stata riportata alla luce quasi involontariamente in una cena tra amici mentre si parlava dell’album.

A tutti è parso come sei lei stessa volesse uscire dopo anni dai ricordi materiali di Francesco e comunicare con noi. È un’immagine molto potente che, non a caso, coincide con i versi rivoluzionari di Rimbaud. Per noi la fanciulla rappresenta la nostra essenza, l’anima di Manuel Pistacchio, che si fa pellegrina, devota, veggente, caricata dalla propulsione creativa. Un’energia che non proviene da questo mondo bensì dall’ignoto, dall’assoluto, da una diga infinita di forza che siamo portati a chiamare universo o Dio.

I versi citati di Arthur Rimbaud, poeta francese vissuto a fine Ottocento, sono i seguenti:
Al limitare della foresta – i fiori di sogno squillano, esplodono, rischiarano, – la fanciulla dal labbro d’arancia, con le ginocchia incrociate nel chiaro diluvio che sgorga dai prati, nudità che ombreggiano, traversano e vestono gli arcobaleni, la flora, il mare”.
Tratti dalla raccolta di poesie Illuminations (Enfance), questi versi racchiudono l’essenza di Pellegrino, terzo album in studio dei Manuel Pistacchio, trio composto da Diego Pasini, Lorenzo Camera e dal già citato Francesco Giampaoli. I Manuel Pistacchio, originari della riviera romagnola, sono attivi dal 2018 e fondono cantautorato italiano con sonorità sperimentali di ispirazione estera.

Il disco inizia con un brano omonimo, Pellegrino, che racconta l’essenza del “pellegrino”, che con parole evocative richiama l’instabilità di chi è “un passeggero”, e il cui corpo è “un treno” o “un sentiero”, come se cambiasse natura a seconda delle circostanze che lo circondano. Segue Solo sete, energico soprattutto grazie alla batteria, e Solo per amore, che tocca l’irrinunciabile tema amoroso con nostalgia e sonorità interessanti. Mi è piaciuta meno la voce, un po’ trascinata. Ho preferito Onda dopo onda per i suoni afro, con i tamburi che accompagnano sonorità rilassate, a ricordare appunto l’ondeggiare tranquillo dell’acqua marina. In Parole spiccano invece chitarra e bassi, che accompagnano un testo nostalgico, velato da un filo di rabbia ma anche dalla volontà di perdonare: “Per favore parole asciugate queste macchie pulite il mio passato, ogni sasso legato. […] Per favore parole trasformatevi in perdono./ Regalatelo a mio padre, datelo a mia madre, / nonostante tutto restare al mondo rimane un onore.

Anche Fili invisibili è caratterizzato da un tono malinconico, ma qui più che rabbia c’è emozione nel guardare indietro ai legami – i fili, appunto – che contraddistinguono i rapporti di colui che canta con altre persone. Questi fili sono “corde”, una parola con un’accezione che può essere negativa, ma anche “ponti” e “un canale di energia”, due tipologie di legami indubbiamente positivi. Finora i brani hanno avuto una lunghezza media di due minuti. Diverso è il caso di Fuochi d’artificio, della durata di quattro minuti, dal tono romantico: “Io mi sono trasformato in un fuoco d’artificio / per colorare il cielo grigio, / il tuo cielo grigio.” Il tema amoroso ritorna nuovamente in Amore Furibondo, titolo che parla per sé per quanto concerne il contenuto, e che si conclude con uno “spegnimento” dei suoni, quasi che lo stesso innamorato si fosse arreso all’amore che lo ha ferito.
I brani sono stati registrati presso lo studio di Giampaoli, che si è occupato della produzione del disco. “Lo Studio di Francesco è stato fondamentale in quanto si ha la possibilità di sperimentare vivendo e interloquendo con ogni singolo, singolare, strumento.” Commentano i Manuel Pistacchio. “Anche il rapporto con l’oggetto sonoro non è trascurabile. Abbandonando drasticamente l’uso di plug-in in
Pellegrino è come se si percepisse l’alchimia tra musicista e strumento. Quest’ultimo infatti diventa l’oggetto magico, il ponte tra l’intuizione e la scrittura attraverso la quale si porta sulla terra qualcosa che viene dall’alto”. L’ultimo brano riprende l’estetica del pellegrino e del suo movimento. Ma io corro è la parabola di una persona che fugge da qualcosa, forse da sé stesso, dato che afferma “guardo avanti se mi fermo mi ammalo dentro”. Una sensazione familiare a tutti coloro che temono di affrontare sé stessi e il proprio cuore. Ed è proprio il cuore il “tu” con cui i Manuel Pistacchio concludono il disco, consapevoli che solo lui conosce “il linguaggio di questo tramonto”. Un linguaggio che è fatto di parole, di suoni e di colori, le cui sfumature si possono trovare – diversamente declinate – in ogni brano di Pellegrino.

Musicisti:
Diego Pasini: voce, chitarre, synth.
Lorenzo Camera: chitarra,batteria, percussioni, synth.
Francesco Giampaoli: basso, batteria, percussioni, synth, cori.

Tracklist:
01. Pellegrino
02. Solo sete
03. Solo per amore
04. Onda dopo onda
05. Parole
06. Fili invisibii
07. Fuochi d’artificio
08. Amore furibondo
09. Ma io corro

Photo © Nicola Baldazzi



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