R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Impressions di Isabelle Olivier is a french affair per le origini francesi, che la legano a certa pittura e concezione musicale impressioniste di fine Ottocento e che hanno influenzato le sue composizioni. In quella musica, come in quella dell’arpista, veniva data molta importanza al timbro e al colore degli strumenti. Questa è la lezione che arriva, ad esempio, da Claude Debussy (antesignano, secondo alcuni critici musicali, del pianismo jazz!): la musica deve creare nell’ascoltatore suggestioni molto definite. 
Questo nuovo album, pubblicato da Rewound Echoes, è anche un family affair, perché vi suonano e arrangiano i figli di Isabelle: Tom Olivier-Beuf, al pianoforte e all’accordeon, e  Raphael Olivier, all’elettronica. L’arpista francese ha iniziato a comporre i brani pensando anche alla presenza di un quartetto di archi. Hanno infatti partecipato alle registrazioni Mathias Naon e Anne Le Pape al violino, Cyprien Busolini alla viola e Jean-Philippe Feiss al violoncello.

Impressions si compone di sedici brani: i due più lunghi durano meno di cinque minuti. Proprio grazie alla durata contenuta delle composizioni, viene condensata ogni volta in modo mirabile un aspetto peculiare di uno strumento dal suono così delicato come l’arpa. 
Possiamo, ad esempio, assaporare l’equilibrata combinazione di elettronica e suono acustico negli eco e nei riverberi di un brano come
Open A Window. Oppure la traccia di stampo decisamente impressionista come The Boating Party: l’introduzione del pizzicato degli archi si intreccia con l’accordeon “tanguero”, che danza con la sinuosa arpa sulla superficie dell’acqua di un fiume. Gli studi di musica classica hanno evidentemente influenzato il gusto per il suono e la composizione misurata di Isabelle Olivier. L’atmosfera si colora di sonorità più sospese e inquietanti con il brevissimo Fog On The Lake. Nell’album compaiono ben quattro brani che superano di poco il minuto. Eppure ciascuno di essi è un piccolo gioiello di nitore.

Sedici brani molto diversi per atmosfere. Dicevamo che l’arpista è stata influenzata nella composizione dei brani sia dai maestri della musica che della pittura impressionista francese. Scopo di questo genere era produrre una forte impressione nello spettatore, usando colori forti e contrasti vividi di luci e ombre. Non a caso il quarto brano dell’album si intitola Cezanne. Ma non basta, perché nell’immaginario sonoro della Olivier fanno irruzione anche l’Argentina e la musica contemporanea, da quest’ultima sono state epurate le asperità atonali ed eccessivamente sperimentali. Il titolo del l’album, Impressions, è anche quello dell’ultima traccia. È il celebre brano di John Coltrane. L’arrangiamento, in questo caso, si apre con un tappeto elettronico, su cui la melodia suonata dal pianoforte e punteggiata dall’arpa, s’intreccia con gli archi, cui segue una breve parte improvvisata di pianoforte e violino. L’arpa va poi a chiudere delicatamente, fondendosi nuovamente con il suono elettronico iniziale.    

Ogni composizione di questo album è appunto come un quadro, che racconta in modo assai delicato ma estremamente definito i molti volti sonori dell’arpa. È interessante come, grazie ad ascolti ripetuti, ogni frammento componga infine un arazzo sontuoso, dove il senso della misura e del gusto sfidano ogni inutile sperequazione stilistica.


Tracklist:
01. Fleurs de soleil

02. Eclats
03. Pizzicato Life
04. Cézanne
05. Bike
06. An Opening
07. Open a Window
08. At Night
09. The Boating Party
10. Fog on the Lake
11. Forlane
12. Evanescence
13. Wrong Colors
14. Tango
15. La gare
16. Impressions.

Photo © David Abecassis

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