R E C E N S I O N E
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
We come from the land of the ice and snow
From the midnite sun where the hot spring blow
The hammer of the Gods will drive our ships
To new lands to fight the horde
Singin and crying: Valhalla, I am coming!
(Immigrant song)
Questo articolo è un double dribble. Un pezzo che ne contiene due: concerto plus recensione di un album. Qui si dà notizia di un “concerto furibondo” e di un album, che ne è all’origine, altrettanto adrenalinico.
Sarebbe meglio citare lo stesso Francesco Bearzatti che, durante il concerto in occasione della XXVII edizione del festival Bollate Jazz Meeting, spiega come sia il blues la base di jazz, rock & hard rock.
Vabbè, niente di nuovo sotto il sole? Invece sì. La musica composta 50 anni fa da un gruppo di ventenni, i Led Zeppelin, fa ancora battere piedi e mani a un pubblico soprattutto… agé? Invece no. In sala vi sono numerosi giovani. Il rock è la musica dei giovani! Anzi stupisce il contrario: i numerosi over sixties and 70ies. Ehi, ma erano loro i giovani 50 anni fa!
Danilo Gallo, con cui abbiamo scambiato qualche battuta al termine della performance, ci spiega che in fondo “la musica è una!”. Già la musica è un’unica bolla in grado di inglobare gli animi e le teste di tutti gli esseri umani.

I nuovi standard della generazione di jazzisti che hanno tra 40 e 50 anni, derivano anche dalla musica che ascoltavano da ragazzi, anche grazie ai fratelli maggiori che sul piatto suonavano i vinili di Pink Floyd, Clash, Rolling Stones, Beatles, Jimi Hendrix e ovviamente Led Zeppelin.
Molti in questi anni i progetti-tributo di jazzisti dedicati al mondo del rock: Rita Marcotulli coi Pink Floyd, Roberto Gatto al progressive rock, Doctor 3 con gli scarafaggi di Liverpool, Luca Aquino ai Doors, Giovanni Falzone (sodale di molte avventure di Bearzatti) a Jimi Hendrix, Quintorigo a Frank Zappa…
We You need coolin’, baby, I’m non foolin’
I’m gonna say it, yeah! Go back to schoolin’
Way down inside, honey, you need it
I’m gonna give you my love
I’m gonna give you my love
Wanna whole Lotta love?
(Whole Lotta Love)
Il power trio che si cimenta con le vette dell’hard rock è composto ovviamente da Francesco Bearzatti al sax tenore e alla pedaliera (sull’album suona anche clarinetto, tastiere e Xaphone), Danilo Gallo al basso elettrico anch’egli alla pedaliera (in studio suona anche chitarra acustica e baritono, Stylophone e il 2 strings Ural bass), alla batteria Stefano Tamborrino (sul CD suona anche la chitarra e lo glokenspiel in Going to California).
L’album Post Atomic Zep e il concerto sono molto affini per intensità. Se vuoi cimentarti con un gruppo che ha fatto dell’energia e del groove il proprio marchio di fabbrica, certi aspetti nella musica che suoni sono imprescindibili. Così veniamo colpiti dalla scioltezza e dalla grande complicità dei tre musicisti. Sul palco è palpabile il loro divertimento: “Vai dove io andrò. Sarò dove tu sarai, anche un passo più avanti e so che tu ci sarai”. Affidarsi l’uno all’altro per suonare con un unico respiro: compatti, lievi, affilati.

-Ehi, come mai tanti aggettivi! – mi rimbrotta il direttore della rivista.
-Il rock dava fastidio all’establishment?
-Certo, e allora?
-Beh, gli aggettivi danno fastidio all’establishment della rivista.
-…
We Work so hard I couldn’t unwind
Get some money saved
Abuse my love a thousand times
However hard I tried
Heartbreaker, your time has come
Can’t take your evil way
Go away heartbreaker
(Heartbreaker)
Particolarmente apprezzabile il modo in cui i brani sono stati omaggiati, grazie alla loro destrutturazione e ricomposizione, mantenendo nello stesso tempo integro il tipo di suono e il mood orginari.
L’impressione, dal vivo e in studio, è che questi super classici del genere siano stati “risuonati dall’interno”. Il trio non ha avuto problemi a indossare Dazed And Confused, Black Dog, Moby Dick, Heartbreaker, Kashmir, Stairway to Heaven (tanto detestata da Robert Plant!) con piglio autoriale, frutto di un amore e di un rispetto sempre palpabile e vibrante sul palco e in studio.
Come ha detto lo stesso Francesco Bearzatti in una pausa dopo mezz’ora dall’inizio della serata: “I concerti dei Led Zeppelin avevano delle ampie parti improvvisate, proprio come facciamo noi jazzisti. Questo li avvicina molto al nostro modo di suonare e intendere la musica”.

L’altro aspetto che colpisce è l’uso della pedaliera, che è in grado di ampliare la gamma del suoni del sax e del basso. L’effetto “guitar” non è cosa nuova per Bearzatti, lo ricordiamo ad esempio nello splendido Monk n’ Roll. Che cosa accadrebbe se ai brani immortali di Thelonious Monk venissero accostati riff di AC/DC, Pink Floyd, Aerosmith e Led Zeppelin? Una bomba! Standards on new standars!
Scorrono i minuti sul palco e sul compact disc. Il trio vola sempre più in alto e lo fa con una tale naturalezza. Lassù si trova il dirigibile, omaggiato in questo periodo anche dal film Becoming Led Zeppelin.
L’album si chiude con Ode To JB dello stesso Bearzatti, dedicato a John “Bonzo” Bonham, il dio della batteria, scomparso davvero troppo presto. Purtroppo la sua dipartita mise fine anche al volo dello Zeppelin dell’hard rock, perché le cose senza di lui non furono più le stesse…
Tracklist CD – Post Atomic Zep (doKumenta Music, 2023):
01. Dazed And Confused (5:40)
02. Black Dog (5:01)
03. Intro To Heaven (1:10)
04. Starway To Heaven (7:05)
05. Kashmir (7:48)
06. Hearthbreaker (2:57)
07. Moby Dick (4:16)
08. Going To California (4:12)
09. Immigrant Song (2:50)
10. Whole Lotta Love (3:31)
11. Ode To J.B. (3:09)
Setlist Concerto 10.03.25 @ Bollate Jazz Meeting:
01. Dazed And Confused
02. Black Dog
03. Hearthbreaker
04. Going To California
05.Moby Dick
06.Starway To Heaven
07. Kashmir
08. Whole Lotta Love











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