R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Il concetto di “Musica delle Sfere Celesti” nacque originariamente dalla mente fertile del filosofo Pitagora. La teoria della Musica delle Sfere si reggeva sulla convinzione che ogni pianeta nel suo muoversi nello Spazio emettesse un suono e che quindi l’insieme della totalità di queste vibrazioni rispondesse ai concetti matematici e alla visione armonica alla base dell’intera filosofia della scuola crotonese. L’album Astrografia di Vangelis Vrachnos – trentaseienne contrabbassista di Salonicco – e del suo quartetto, si presenta quindi come una sorta di manifesto filosofico-sonoro di un concetto antico ma rielaborato con spirito contemporaneo che abbraccia quindi il Mito, l’improvvisazione strumentale e la suggestione della tradizione musicale medio-orientale. Da sempre considerata una tra le porte principali tra l’Est e l’Ovest, la Grecia attualmente porta con sé non solo i fondamenti della cultura occidentale ma anche una stratificazione di costumi diversi, alcuni dei quali provengono dalla storia dei paesi arabo-mediterranei. Il racconto musicale di Vrachnos apre quindi uno squarcio sulla musica contemporanea greca – di cui personalmente conosco poco o nulla – e si muove attraverso una sintassi sfaccettata costruita pazientemente tra Occidente ed Oriente, dove fin dalle prime note si avverte un universo musicale che si distacca dalle radici esclusive della tradizione greca, aprendosi a una più ampia dimensione medio-orientale.

L’uso dell’oud, come uno tra gli strumenti più caratteristici di questo transire culturale, tinge le composizioni di una bruna tavolozza timbrica, evocando paesaggi lontani e archetipici. Gli strumenti s’intrecciano gli uni con gli altri in una tessitura musicale che rimane coerentemente organica, nonostante il carattere marcatamente improvvisativo che permea l’album. Sebbene il jazz non occupi il centro della scena, è proprio nella libertà dell’improvvisazione che il Vangelis Vrachnos Quartet esprime il suo spirito autonomo, mantenendosi ad una certa distanza dai linguaggi più usuali della musica afro-americana ma che tuttavia, sebbene in modo sottile e periferico, restano innegabilmente presenti all’interno del quartetto. Le otto composizioni originali di Astrografia si sviluppano come capitoli di un racconto che oscilla tra la contemplazione macrocosmica dell’universo e l’introspezione psicologica, quasi come un riflesso reciproco di una dimensione nell’altra. Ogni traccia sembra costruita per suggerire l’idea di un ordine universale, visto non quale espressione di rigida razionalità, ma come un organico flusso musicale che si muova all’interno di un unico, comprensibile mondo armonico. I brani, dal carattere fortemente evocativo, si aprono spesso con melodie essenzialmente modali e meditative, per poi espandersi in complesse interazioni strumentali che coinvolgono i cordofoni come appunto l’oud ma anche il persiano kamancheh – che si suona con l’archetto – e il contrabbasso, le percussioni e il sax contralto. Il risultato complessivo realizza un clima al tempo stesso terreno e celestiale, avvolgente e velatamente misterioso, denso di sapori terrigni ma nel contempo leggero come la luce. Si ottiene quindi una cosmografia amplificata dalla scelta consapevole di strumenti acustici, il cui calore si contrappone all’austerità intellettuale del concetto pitagorico. Questa tensione tra il razionale e l’emotivo mi pare possa essere una delle chiavi di volta di Astrografia. L’uso delle percussioni – spesso ipnotiche e pulsanti – crea un senso di movimento costante, quasi orbitale, che richiama l’idea del moto perpetuo delle sfere celesti. Il quartetto è costituito dal contrabbassista Vrachnos, da James Wylie che suona il sax contralto e il kamancheh, da Thomas Meleteas all’oud e George Klountzos alla batteria.
Il primo brano, Efterpi, è dedicato ad una delle nove Muse, figlie di Zeus e della titanide Mnemosine, cioè Euterpe, ispiratrice appunto della Musica. Si avvale di un intro di contrabbasso che precede il coinvolgimento progressivo degli altri strumenti, ultimo dei quali è proprio il contralto di Wylie, impegnato in un lungo assolo modale impostato prevalentemente in scala eolica. Il brano procede ipnotico con un andamento quasi tribale e mi ha ricordato la musica della Third Ear Band o anche quella degli italiani Aktuala, gruppo milanese operativo negli anni ’70. Kathreftis si svolge con un iniziale tema condotto all’unisono tra sax e oud, con il contrabbasso a tener le fila, tra una variegata e fantasiosa cornice percussiva. Anche questo brano si svolge secondo uno schema modale, tipicamente medio-orientale. Ascoltiamo l’assolo di Oud, seguito dal sax contralto e da un breve spunto di contrabbasso. Seguendo uno schema ABA consolidato nella musica a forte componente improvvisata, la ripetizione del tema viene poi ripresa alla fine del brano, dopo che gli strumentisti si sono creati il loro personale alone espressivo.

Compare poi la title-track Astrografia, introdotta dall’evocativo suono del kamancheh in solitudine, somigliante al timbro dello shamisen giapponese, benché quest’ultimo possa essere suonato sia con l’archetto che pizzicato con un plettro o con le dita. Poi quando partecipano gli altri strumenti parte un unisono condotto in trio, contrabbasso, kamanchech e oud, seguiti dalle percussioni. Lo schema modale tende a ripetersi ma passa attraverso l’assolo di Wylie innestando un dialogo tra lo strumento d’origine persiana e le corde basse gestite da Vrachnos. Si finisce tutti insieme, tra l’alternarsi di vuoti e pieni, in uno dei brani più singolari dell’album. Metamorfosis è un’effusione melodica, questa volta portata in primis da oud e sax con il contrabbasso che lega assieme i due strumenti. Il canovaccio espressivo è sempre uguale ma nel contempo si fa differente per Meleteas e Wylie che si scambiano i ruoli solisti. Nichterini Plexi è il brano più lungo dell’album in cui la componente meditativa e ipno-inducente raggiunge il massimo insieme alla rarefazione musicale. Contrabbasso e percussioni sorreggono i numerosi assoli sincroni tra oud e sax contralto e l’impressione di uno spazio dilatato, terrestre o cosmico che si viene ad organizzare attorno agli stessi strumenti, viene sottolineata dal rituale arcaico dell’uso di labirintici melodismi di chiara ispirazione orientale. Ritorniamo a parlare di Muse ispiratrici con Terpsichori, questa volta alludendo alla danza. Il brano sembra più sincopato dei precedenti e pare allontanarsi in parte dagli schemi collaudati, vuoi per l’incedere ritmico in tempi complessi, vuoi per il giro di contrabbasso che diventa quasi un riff di sostegno per le escursioni di sax e di oud. In poche parole ci si avvicina maggiormente ad un’idea più di avant- jazz allontanandosi pur di poco dalle impronte tradizionaliste fin qui esplicitate. Moonrise prosegue ancora verso quest’ultima deviazione, giocando sui riff di sax in apertura e sull’ostinata nota di contrabbasso che funge da drone, sulla quale il contralto di Wylie e l’oud si sovrappongono spesso in una comune progressione melodica discendente. A metà brano un cambio di tono – uno dei pochi in questo album – e quasi a sorpresa un assolo di sax che cerca di portarsi anche out of tune con qualche fraseggio sopra le righe. Finale con rientro verso il bordone ossessivo mantenuto da Vrachnos. Xorki chiude i discorsi con un lungo prologo di contrabbasso su cui comincia a cantare l’oud, seguito dal raddoppio spesso all’unisono del sax – tema quest’ultimo che si ripete più e più volte lungo il decorso dell’album. I fraseggi circolari del contralto assomigliano sempre di più alle sonorità del duduk armeno, permettendo all’espressione del brano di rimanere costantemente in ambito medio-orientaleggiante.
Con Astrografia, il Vangelis Vrachnos Quartet offre un’opera di buon spessore artistico, in cui la musica si fa veicolo di una riflessione di carattere cosmico e personale. L’album è una mappa stellare che invita l’ascoltatore a esplorare le intersezioni tra il mito, la scienza e l’umanità. Sicuramente non siamo all’interno di un sistema convenzionale, anche per l’insistenza delle armonie modali. Comunque l’album rivela concentrazione, sguardo d’insieme e volontà meditative che ci permettono di soprassedere a qualche momento di stanca, intrasentito qua e là.
Tracklist:
01. Efterpi
02. Kathreftis
03. Astrografia
04. Metamorfosis
05. Nichterini Plefsi
06. Terpsichori
07. Moonrise
08. Xorki






Rispondi