R E C E N S I O N E
Recensione di Haron Dini
Il tema della fragilità per Giuseppe Peveri, in arte Dente, è sempre stato un elemento indispensabile per i suoi lavori. Da L’amore Non è Bello a Hotel Souvenir, è l’argomento cardine che scava nel profondo delle persone, non solo degli ascoltatori, creando scenari inequivocabili di un quotidiano monotono che diventa sempre più reale a chi non sa ancora bene come comportarsi nei confronti dell’amore, rivendicando però il fatto che è la cosa più importante dell’esistenza.
Santa Tenerezza riporta in auge un ambiente sonoro della canzone popolare, alla quale Dente oramai da diversi anni ci ha abituato, ma che rimescola le carte in tavola e ne rigetta nuovi pensieri, e la consapevolezza che ne esce fuori è un lavoro che in buona parte è collettivo.

Troviamo il contributo di Emma Nolde in “La Città Ci Manda a Letto”, e il cantautore racconta: “Questa canzone non doveva neanche entrare nel disco. Abbiamo fatto un provino insieme, ma in realtà è stato solo per il piacere di farlo. Ci siamo resi conto successivamente che poteva trovare posto in questo lavoro“.
Si tratta di un lavoro urgente: il cantautore viveva un periodo particolare e quello che ne è uscito fuori è un disco di getto, ma che ascoltato con un’altra prospettiva, libera una musica urbana, che riflette luoghi come Bologna e Milano: città dove il cantautore vive da vent’anni. In Santa Tenerezza esiste una lei, che si cerca sempre di tenere per mano, o perlomeno di sfiorare quella mano. Le visioni sono tante, molteplici, sfaccettate e oniriche e Dente si perde nei meandri della vita e delle sue anime che la popolano. Si riflette sulla relazione tossica nel brano Senza Di Me, oppure il tema della scomparsa in Favola – ti cerco sull’asfalto dei marciapiedi, dentro ai negozi, al tavolo di un bar, ti ho visto alla metro di Milano, ma non sono convinto che fossi tu – o un aforismi nello stile Battiato in Hey.
“Queste canzoni le ho sudate, non nel senso che ho fatto fatica a scriverle, ma tutt’altro. Le ho proprio espulse e le ho scritte tutte nell’arco di 10/15 giorni. Come dire, ho avuto una fiammata di ispirazione in un momento della mia vita dove non stavo particolarmente bene. Ecco perché si tratta di un disco urgente, perché ho sentito quell’urgenza di scrivere canzoni che non risentivo da diversi anni ormai. È una sensazione molto strana, anche buffa in qualche modo, che non provavo dai tempi de “L’amore Non è Bello” e stavo parecchio male allora. Ma riascoltando poi queste canzoni mi facevano stare bene, per questo parlo sempre del potere terapeutico che ha la musica“.
Ne vengono rimembrati anche i luoghi dell’infanzia, le colline e le campagne di Fidenza, e il definirsi romantico ci fa proseguire in Non Ci Pensiamo Più e Andiamo Via, forse il testo più fervido di tutta Santa Tenerezza – A cosa servono queste sere? Se non riesco neanche a piangere – dove qui Giuseppe riflette sul passato e lo trasporta nel presente.
“Viviamo nell’epoca dove le persone sono sempre più inebetite. Si è persa quella poetica perché si ha paura di interfacciarsi con il dolore. Io non posso farci niente. Se qualcuno ha il coraggio di fermarsi e ascoltare io sono ben contento. Purtroppo però il mondo è questo”.
Santa Tenerezza possiede l’animo invincibile di Dente, che si mette a nudo in un album che racconta il rapporto con la vita e con le persone, il magnetismo di esse, i loro segnali e il loro bisbigliare. Un disco gracile ma non cupo, una musica illuminata ma che racconta le ferite e lo “spoken word” che non rimane mai fuori campo. Santa Tenerezza è un lavoro che racconta anche di noi.
Tracklist:
01. Senza di me
02. Favola
03. Corso Buenos Aires
04. M’annegasti
05. Hey
06. Non ci pensiamo più
07. Andiamo via
08. Benzodiazepine
09. Lungomare
10. La città ci manda a letto (feat. Emma Nolde)
Photo © Lorenzo Zeno Reali




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