R E C E N S I O N E


Recensione di Paola Tieppo

Quando si dice che la musica è un viaggio… nel caso di Punti di Vista di Alessandro Di Liberto si coglie particolarmente nel segno. Il pianista cagliaritano ha scritto ed arrangiato dieci brani presenti nel suo ultimo lavoro, edito lo scorso gennaio da GleAM Records, descrivendo con le note altrettanti luoghi più o meno conosciuti della sua amata Sardegna. Ad accompagnarlo in questo peregrinare sonoro troviamo una sezione ritmica ‘classica’ composta da Sebastiano Dessanay al contrabbasso e Roberto Migoni alla batteria ed un’ospite speciale, Laura J Marras, per cui si è già spesa la definizione di astro nascente del sassofono. Tre conterranei che ‘sanno’ bene di cosa si sta parlando – anzi suonando! – e sono quindi un validissimo supporto alla riuscita di un lavoro che va, giustamente, riscuotendo ampi consensi.

Le foto di copertina anticipano visivamente l’esperienza uditiva in cui si calerà l’ascoltatore, fra rocce, arbusti, spiagge, il mare acceso dai bagliori del sole, mentre la nota introduttiva di Paolo Fresu rende, tra altro, merito a Di Liberto per aver scelto ‘strade’ meno battute, in ogni senso, ed aver posto “l’accento sul ruolo della musica nella società nonché sul valore dei territori introducendo così una riflessione sul presente e sul futuro del pianeta”.

Il viaggio di Alessandro parte dal nord dell’isola, esattamente da Castelsardo, nel Golfo dell’Asinara: un panorama unico caratterizzato da coste rocciose e dal Vento di Mare, da cui il titolo. Piano e contralto disegnano arabeschi dai colori intensi, poi si attenuano posandosi sul tappeto ritmico vellutato e sfumano fino a svanire piano piano nel silenzio, lasciandomi la sensazione di averlo sentito sul viso questo vento. La melodia rimane protagonista con toni da ballade in Spiaggia di Riso, scritta pensando ai minuscoli granelli di quarzo della spiaggia del golfo di Oristano, ma non è l’unica zona ad avere questa sabbia particolare. Gli strumenti si miscelano come i differenti sassolini per un risultato evocativo, sognante dove il sax brilla come il minerale dalle suggestive nuances. Il mare, sempre protagonista, ha ispirato Verde e Azzurro: la dedica è indubbiamente ai suoi colori, tipici della meravigliosa isola natia, alla Costa Verde e a Scivu in particolare, ed il dialogo cromatico è ben interpretato da Di Liberto e Marras in continuo scambio. L’Orologio del Tempo è l’unico brano del disco che non si ispira ad un sito preciso ma ‘riassume’ l’intero viaggio e forse anche di più: c’è una specie di ticchettio di fondo, opera ovviamente di Dessanay e soprattutto Migoni, che caratterizza lo svolgimento del pezzo più lungo dell’album, ma la principale coppia strumentale rimane sempre incontrastata protagonista. Un’altra ballade dominata dalla sezione ritmica, con le immancabili spazzole, e dal pianoforte di Alessandro si snoda lentamente per accogliere il contralto languido, avvolgente come una pashmina leggerissima e calda. Un bel contrasto questa dolcezza con la dura imponenza del faraglione di Pan Di Zucchero, simbolo della costa di Iglesias e affascinante monumento naturale del sud dell’isola, evidentemente ispiratore di pace e tranquillità, a cui è dedicata questa fotografia sonora. L’itinerario del pianista porta ora sulla costa orientale con una composizione cinematica e ricca di swing, Sulla Torre, dove la torre in questione è quella medioevale di Barì, eretta su una costa rocciosa. Riviera di Corallo ritrae in musica il rosso acceso delle barriere coralline di Alghero, nel nord ovest dell’isola, e si traduce in una melodia vivace, apportatrice di buonumore e positività, oserei dire di desiderio d’estate. Laura J Marras fa da guida Tra le Vie del Borgo e quale se non quello caratteristico di Bosa? Luogo ricco di storia, famoso per il vino dolce Malvasia, calice da cui i nostri hanno sicuramente attinto soavità e aromi divenuti armonie carezzevoli e fautrici di voli con la fantasia. Penultima traccia, nonché primo singolo rilasciato, è L’Isola dei Giganti che si riferisce ad antiche sculture ritrovate circa cinquant’anni fa nella penisola del Sinis, dando credito alla leggendaria presenza di uomini colossali in Sardegna. La resa musicale è, ancora una volta, intensa, piacevole e rilassante, perfetta colonna sonora per un viaggio solitario in auto. La conclusione si stempera in una ulteriore riuscitissima ballade, Tempio di Antas, sito archeologico del sud, un commiato breve, nemmeno quattro minuti, che lascia la voglia di ripartire da capo.

Un ottimo jazz contemporaneo, pregno di influenze e contaminazioni, in cui affiorano echi del passato, primo fra tutti quel Coltrane insinuatosi fra le note del sax di Marras che spesso pare rubare la scena a pianoforte e synth pad di Di Liberto. In realtà i due, che hanno dato insieme origine al progetto, vivono molti “punti di vista” in comune e la sintonia fra loro e la sezione ritmica di Dessanay e Migoni, già sodali del pianista in passato, regala un album da ascoltare e riascoltare, invogliando anche a scoprire vecchie storie e nuove mete, grazie all’itinerario paesaggistico musicale tracciato dall’autore.

Aspetto di trovare il quartetto su un palco, sicura che amplificherà la poetica del disco, nell’attesa… #eiovadoadormirefelice

Tracklist:
01. Vento di Mare
02. Spiaggia di Riso
03. Verde e Azzurro
04. L’Orologio del Tempo
05. Pan di Zucchero
06. Sulla Torre
07. Riviera di Corallo
08. Tra le Vie del Borgo
09. L’Isola dei Giganti
10. Tempio di Antas

Photo © Sara Deidda


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