R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

What I’m trying to do I find enjoyable.
Inspiring – what it makes me do. It helps me play, this feel.

It’s like you have no idea what you’re going to do next.
You have an idea, but there’s always that spontaneous thing that happens.
This feeling, to me, leads the whole group.

Eric Dolphy on playing music with John Coltrane’s group

Chi ascolta Nexus da qualche decennio sa molto bene da che parte batte il loro cuore: rigorosamente jazz fine Sessanta inizio Settanta. Il nocciolo duro di questo pluridecennale atomico progetto musicale è frutto della collaborazione del batterista e percussionista Tiziano Tononi e del sassofonista Daniele Cavallanti.
Negli anni la formazione ha visto la collaborazione dei più importanti musicisti di jazz italiani e non solo: Attilio Zanchi, Beppe Caruso, Enrico Rava, Gabriele Mitelli, Giancarlo Schiaffini, Gianluigi Trovesi, Giovanni Maier, Mario Cavallaro, Paolino Dalla Porta, Pasquale Mirra, Piero Leveratto, Renato Geremia, Riccardo Luppi, Roberto Cecchetto, Roberto Ottaviano, Silvia Bolognesi, Tito Mangialajo Rantzer… Insomma la crème della crème!

I musicisti afroamericani che sono stati omaggiati in varie produzioni, anche in progetti contigui, sono stati manco a dirlo Ornette Coleman e Albert Ayler, John Coltrane e Don Cherry, Rahsaan Roland Kirk, John Carter, John Gilmore, Charle Mingus e ovviamente Eric Dolphy.

Red Records dà alle stampe Nexus plays Dolphy frutto di due registrazioni avvenute il 15 e 16 ottobre del 2023. E gliene siamo davvero molto grati!

Usually, when a man dies, you remember
– or you say you remember –
only the good things about him.
With Eric, that’s all you could remember.
I don’t remember any drags he did to anybody.
The man was absolutely without a need to hurt.

Charles Mingus about Eric Dolphy

E se Charles Mingus, che aveva un carattere tutt’altro che amabile, parla in questo modo di Eric, deve essere vero (nota biografica a margine: il contrabbassista ha dato al figlio il suo nome)..

Dunque, Eric Dolphy… ha bisogno di presentazioni? Sul serio! E va bene.
È un polistrumentista virtuoso di sassofono contralto, flauto, ottavino, clarinetto e clarinetto basso. Esordì come sassofonista bopper, travalicando in seguito le possibilità del linguaggio parkeriano del sax contralto. Usando anche il clarinetto basso e il flauto ha caratterizzato in modo significativo il suo suono con asperità e morbidezze inconsuete per l’epoca. Si è confrontato con diversi generi e stili: dal bebop all’hard bop, dal latin jazz alla musica da cabaret berlinese, dal free jazz a quella contemporanea.
I suoi solo sono vere e proprie lezioni di stile. Appena lo si sente suonare si capisce subito che è lui, sia che suoni con l’ensemble di Charles Mingus (lo considerava un fratello minore) o con quello di John Coltrane.
Ha collaborato con tutti i più importanti musicisti della scena hard bop e free jazz degli anni Sessanta: Chico Hamilton, Mal Waldron, Oliver Nelson, Max Roach, George Russell, John Lewis, Andrew Hill…
Un musicista molto amato e rispettato scomparso troppo presto, a causa di alcune complicazioni dovute al diabete mentre era in turnée in Europa. La superficialità della diagnosi del medico tedesco potrebbe averlo condannato prematuramente.     

Il jazz è l’unico, vero mezzo di comunicazione nel mondo di oggi,
capace di parlare in modo costruttivo,
con uguale intensità e pertinenza,
agli abitanti di tutti i paesi.

Eldridge Cleaver

Nexus plays Dolphy propone una rilettura molto rispettosa di sette celebri brani del repertorio di Eric Dolphy. Per l’occasione sono stati chiamati Achille Succi al sax alto, al clarinetto basso e soprano, Emanuele Parrini al violino, Alessandro Castelli al trombone, Luca Gusella al vibrafono, Andrea Grossi al contrabbasso e ovviamente Tiziano Tononi alla batteria e Daniele Cavallanti al sax tenore.

Dei sette brani proposti, tre fanno parte del suo album più celebre Out to lunch, che venne registrato nel 1964. In quello suonavano Freddie Hubbard, Bobby Hutcherson, Richard Davis e il giovanissimo Anthony Williams, che nello stesso anno avrebbe iniziato la sua luminosa avventura con il secondo quintetto di Miles Davis.
Hat an beard, Straight up & down e Out to lunch sono riletture molto fedeli nello spirito di quelle che furono le registrazioni originali. La delicatezza del vibrafono di Luca Gusella crea un’ottima amalgama per i solo di Succi e Cavallanti.
Aspetto evidente delle composizioni di Eric Dolphy è la matrice blues afroamericana. È il caso del secondo brano, 245, in cui a un andamento da ballad sopraggiunge il sax tenore vorticante di Cavallanti a scompaginare le carte e successivamente la chiusa liquida del vibrafono.
In Jitterburg waltz si alternano invece il trombone di Alessandro Castelli, il clarinetto di Achille Succi e il violino di Emanuele Parrini. Il brano, composto da Fats Waller, era uno dei prediletti del repertorio di Charles Mingus, che aveva affidato proprio a Eric Dolphy l’inciso e l’improvvisazione principale.

Ciò che abbiamo apprezzato di Nexus plays Dolphy è il rispetto del senso delle sue composizioni, il lavoro sul suono d’insieme, manifestando i due aspetti principali del modo di suonare di Eric Dolphy: la sperimentazione e la delicata poesia del suono.

Tracklist:
01. Hat And Beard (5:34)
02. 245 (12:54)
03. Jitterbug Waltz (11:10)
04. Lotsa Potsa (6:55)
05. Serene (9:55)
06. Straight Up & Down (5:22)
07. Out To Lunch (6:36)

Photo © Gianni Grossi

2 responses to “Nexus – Nexus Plays Dolphy (Red Records, 2024)”

  1. […] richieste per incidere colonne sonore e album, ma sono gli incontri con due musicisti, Eric Dolphy (qui l’articolo al recente tributo del gruppo Nexus al polistrumentista) e “Dark Magus” Miles […]

  2. […] Rantzer al contrabbasso – lo si trova con Nexus, Giancarlo Tossani e Claudio Fasoli – vedi qui, qui e ancora qui – e Roberto Pagliero alla […]

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