L I V E – R E P O R T
Articolo di Nicola Barin, immagini sonore di Daniele Filippini
L’opinione comune è che la musica classica contemporanea sia sostenuta solo da un esiguo e sparuto numero numero di persone. La serata con il violoncellista siciliano ha certamente scardinato questa credenza: nella sala maggiore del Teatro Comunale di Vicenza la presenza era nutrita e vivace. Giovanni Sollima non ha certamente bisogno di presentazioni, classe 1962, violoncellista e compositore ha collaborato con le maggiori orchestre del mondo, per citarne alcune, la Chicago Symphony Orchestra, la Manchester Camerata, la Liverpool Philharmonic. Ha collaborato tra gli altri con numerose personalità della musica e dello spettacolo come: Riccardo Muti, Yo-Yo Ma, Ivan Fischer, Viktoria Mullova, Ruggero Raimondi, Mario Brunello, Kathryn Stott, Giuseppe Andaloro, Toni Florio, Yuri Bashmet, Katia and Marielle Labeque, Giovanni Antonini, Ottavio Dantone, Patti Smith, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Antonio Albanese.

L’energia con cui l’artista trascina l’orchestra è insuperabile, si parte con un brano dello stesso artista, Hell I per orchestra da camera, in cui troviamo la freschezza e la soavità della melodia suggestiva che si inerpica su sé stessa esponendo con la calma dovuta tutto il suo pensiero. Con Gaetano Ciandelli, Concerto in Do maggiore per violoncello, archi e basso continuo, ci viene proposto un autore caduto nell’oblio degno di attenzione e allievo di Paganini. Da apprezzare il virtuosismo tenace e la tecnica del contrappunto. Sollima incalza l’Orchestra con determinazione e grande volontà e la spinge continuamente a superarsi.
Con le proposte del compositore Francesco Zappa, Sinfonia n. 5 in Re Maggiore, e Frank Zappa, Wild Love, l’umore si polverizza trovando nuove direzioni. Francesco Zappa, autore misconosciuto, viene riscoperto dal ben più conosciuto Frank Zappa, che ne approfondisce la musica, e decide nel 1984 di riproporre alcuni lavori del suo omonimo italiano in un album usando il Synclavier, un synth digitale molto usato all’epoca. Wild Love contiene l’essenza della musica di Zappa: l’amore per le percussioni, la costruzione ritmica complessa e la musica folk americana. La teatralità gioca tutte le carte con Sollima che giunge con un megafono parlando al pubblico e l’orchestra che si alza e si muove suonando per tutto il palco. Chiude la performance il colpo di una mazza di legno del percussionista, su una sorta di panca di legno, fatta portare ad inizio brano.

Fecit Neap. 17 per violoncello, archi e basso continuo, di Sollima, ci assorbe nella musica barocca con alcune citazioni di modernismo del 900. Tutta la serata sprizza gioia e l’artista siciliano si muove con una energia gestuale che coinvolge l’orchestra, da cui pare strappare un’energia insondabile: la musica si fa performance visuale, gestuale, si inerpica, corre per il palco e inonda la platea che risponde con un applauso scrosciante nel finale. A chiudere Aria, un brano del Padre Eliodoro Sollima e una versione orchestrale di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.
Una serata che ha saputo unire tradizione e finalmente la proposta di autori del Novecento, lo stesso Solllima e soprattutto Frank Zappa, che, per tutta la vita ha scritto musica classica contemporanea ma non è rimasto famoso per questa. La gente esce dal teatro sotto la pioggia scrosciante ed è piacevolmente consapevole di poter condurre fino a casa una gioia che si espande e che infonde un profondo benessere.





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