R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Quanta musica è già contenuta in quella che ascoltiamo ogni giorno alla radio, online, sui CD della nostra discoteca? Quanta musica conosciamo e abbiamo dimenticata o abbiamo riposta in qualche cassetto del nostro animo?
Partiamo dall’assunto che la musica è un tappeto magico in grado di farci volare molto lontano, anche quando la “spariamo” a tutto volume nelle orecchie con un paio di cuffie ultimo modello di quella marca…
-Quale marca?
-Ma sì, quella lì.
-Quale?
-Quella… quelle… le cuffie… che ti fanno venire due orecchie alla Mickey Mouse. Non senti niente di quello che accade fuori. È tutto dentro!

Qui dove il mare luccica
E tira forte il vento
Sulla vecchia terrazza
Davanti al golfo di Surriento

(Caruso, Lucio Dalla)

Ascoltando musica ci si predispone sempre a uno spostamento verso un altrove. Luoghi verso cui vogliamo andare, che ci aspettiamo di visitare, grazie alla spinta di quelle sette note, assemblate per l’occasione in una foggia quantomai brillante.
Ora, nel jazz questa pratica è molto diffusa. Ci sono i musicisti spericolati del free jazz e dell’avant garde che si fanno viaggi, che sono spesso tutti loro. A volte è assai impervio seguirli, da uditori. Se ne possono apprezzare le qualità tecniche, le spigolosità ritmiche, la frantumazione sonora, ma resta molto poco all’appassionato.
Poi ci sono i viaggi che si aprono inaspettatamente grazie a una celebre melodia di una canzone della musica pop, tradizionale o di quella lirica, che a un certo punto… partono per la tangente. La cantabilità rintuzza l’attenzione e il godimento nell’ascoltatore: “Ah sì, questa la conosco… Certo, questo brano è di…”.

Pecché quanno me vide
te ‘ngrife comm’ ‘a gatto?
Nenné che t’aggio fatto
ca no mme può vedé?
Io t’aggio amato tanto,
si t’amo tu lo saie.
Te voglio bene assaje
e tu nun pienze a me.

(Te voglio bene assaje, Raffaele Sacco)

Così giunge alle nostre orecchie la registrazione, immaginiamo solo parziale, (considerata la durata del CD di soli 38 minuti, davvero troppo, ma troppo pochi!), di un duo panistico d’eccezione: Stefano Bollani e Iiro Rantala.
Due maestri dello strumento che non hanno certo bisogno di presentazioni. Numerosi i progetti a cui hanno dato vita nel corso dei decenni.
Ci hanno deliziato sempre? Qualche volta sì. Qualche volta no, perché le case discografiche spingono per avere il prima possibile questo o quel progetto…
-Dobbiamo commemorare…
-… e se lo dedicassimo a…
-Un bel disco in chiave funk-classik noise-punk-r’n’b…

I musicisti ovviamente non si lasciano sfuggire certe occasioni, ma se avessero meditato un pochino di più forse… chi sa se… (polemichina a latere: magari il progetto su Frank Zappa sarebbe stato sviluppato meglio!).

Va, pensiero, sull’ali dorate
Va, ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal

(Nabucco, Giuseppe Verdi)

In questo caso tutto suona come si deve! La registrazione del concerto tenutosi il 1 febbraio del 2023, Jazz at Berlin Philharmonic XV, ha in scaletta alcune celebri arie della musica lirica (Prelude La Traviata e Va Pensiero di Giuseppe Verdi, Musetta Waltz di Giacomo Puccini), alcune che vi alludono (Caruso di Lucio Dalla), quella popolare italiana (Te voglio bene assaje di Raffaele Sacco), poi un brano di Stefano Bollani (All’inizio) e uno di Iiro Rantala (June).

L’intesa tra i due pianisti è una delizia. Il senso del concerto giocato sulla complice ironia e sul divertimento è quantomai palpabile. Lo si avverte anche dalle risate e dagli applausi calorosi della platea alla fine di ogni brano.
Possiamo immaginare, e invidiare, chi ha potuto assistere ad alcune gag a cui hanno dato luogo questi due fuoriclasse. È il caso, ad esempio, del finale del brano di Rantala, in cui nessuno dei due vuole lasciare l’ultima nota all’altro. 
Il gioco virtuoso dei due pianisti è al contempo rispettoso e “licenzioso”. Si sono presi delle libertà che da Giuseppe Verdi li hanno portati a sconfinare ovviamente nel jazz, en passant viene citato anche Thelonious Monk, ma non solo, perché non si è voluto rinunciare a quegli afflati tipici della musica lirica.
Per chi ama e segue da decenni Stefano Bollani, sa che non è nuovo a simili pastiche. Basti ricordare un’epica trasmissione radiofonica come Il Dottor Djembe, che vedeva la conduzione di un altro folle come David Riondino.

“La musique avant tout” scriveva il poeta simbolista francese Paul Verlaine.
Mais bien sur!
Senza dimenticare una dose sapiente di ironia.


Tracklist:
01. Prelude La Traviata (5:36) Giuseppe Verdi
02. Caruso (6:10) Lucio Dalla
03. All’Inizio (6:44) Stefano Bollani
04. Musetta Waltz (6:06) Giacomo Puccini
05. June (5:20) Iiro Rantala
06. Va, Pensiero (4:42) Giuseppe Verdi
07. Te Voglio Bene Assaje (3:33) Raffaele Sacco

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