R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

È difficile trovare le parole adatte a descrivere Prima Danza, album di Agenda dei buoni propositi uscito l’11 aprile 2025. Si rischia di non dire la cosa giusta, o di cadere in banalità. Lancio quindi qualche ipotesi interpretativa, e prego chi legge di apprezzare il mio azzardo.
Partiamo dal titolo: forse la danza è la “prima” perché si tratta dell’album d’esordio di Tiziano Parente, pugliese classe 2002 che artisticamente si definisce Agenda dei buoni propositi. Anche in questo caso, un nome particolare, che forse rispecchia l’illusione che abbiamo tutti a inizio anno nel segnare su un libriccino ciò che di meglio vorremmo fare (per poi, spesso, dimenticarcene qualche mese dopo).
Da un album che contiene la parola “danza”, inizialmente mi aspettavo musiche dai toni allegri. Tutt’altro. Eppure, nemmeno il termine “tristi” è adatto a descrivere questi testi. I nove brani che compongono l’album sono profondi, simili e diversi tra loro. La presenza di suoni elettronici è costante, ma ben si mescola con il pianoforte e le chitarre (gli strumenti che mi è sembrato di sentire di più) e con la voce di chi canta.

Per capire meglio Prima danza, però, bisogna conoscere qualcosa della storia di Ellen West, perché otto canzoni su nove ne fanno riferimento. Non conoscevo questa vicenda, e l’album è stato quindi l’occasione di scoprirla.
Ellen West era una donna nata nel 1888, che fin da piccola aveva mostrato alcuni disturbi di tipo ossessivo. Giovane adulta, iniziò a essere angosciata dal desiderio di non ingrassare. Questa sua paura crebbe fino a trasformarsi in depressione. Il suo psichiatra, Ludwig Binswanger, le diagnosticò la schizofrenia e l’anoressia nervosa, un tipo di disturbo del comportamento alimentare. Purtroppo, la sua ossessione diventò tale da provocarne il suicidio, a soli 33 anni. 
Ma Ellen West (nome fittizio datole da Binswanger nei suoi reseconti) non fu solo un caso clinico: amava scrivere, soprattutto poesie. Ed è a questi scritti che Agenda dei buoni propositi si ispira per le sue canzoni. Già nel primo brano, 4 maggio, emerge l’impersonificazione del marito di Ellen West ad un mese prima della sua morte, unico momento nel quale lui afferma di non averla mai vista così felice nella sua vita.
Il pezzo è fatto di suoni contrastanti, corde che sfregano e rumori di acqua e sabbia che vi si sovrappongono. Poco dopo il primo minuto, la canzone si carica di suoni elettronici, arriva una voce che dice “portami via lontano da te”, con il rumore di zoccoli in sottofondo. È emozionante ascoltare questo pezzo e la sua energia trascinante.

La canzone è seguita da due intermezzi strumentali: Corpo (Prima Colazione) e Bagar, che rappresentano l’inizio della storia della protagonista del concept album. Inizialmente, la chitarra di Bagar sembra abbracciare l’ascoltatore, dandogli un tono di tranquillità, che gradatamente si tramuta in inquietudine.
Unica a ballare parte con un’intensità inaspettata. La prima metà del brano è costituita solo dai suoni elettronici, che si ripetono con forza ossessiva – forse la stessa di Ellen West. Segue una sirena, accompagnata poi da parole sconnesse, ribadite più volte fino a diventare incomprensibili.

Segue Ellen West, brano esplicitamente dedicato alla donna protagonista dell’album. Se si ascolta il disco tutto di fila, non c’è una linea di demarcazione netta tra questo pezzo e il precedente. Poi interviene un pianoforte con accordi ripetuti, a cui si aggiungono altri suoni di corde, di passi, e infine voci confuse.
A un certo punto, le parole emergono più chiare, e mettono i brividi. Ci sono suoni di campane, un ringraziamento al pane quotidiano, una voce infantile che ride e una che allegra dice “buon appetito piatto pulito”. Perché i brividi? Forse perché un’affermazione così semplice come l’augurio per un buon pasto può essere molto dolorosa per chi soffre di un disturbo alimentare. E perché forse – mia ipotesi – a dire “buon appetito” era la stessa Ellen bambina.
Così l’ho immaginato, dato che poco dopo giunge una voce maschile, che sembra quella di un dottore, come se fosse arrivata la terribile diagnosi. I suoni si fanno più cupi, le voci indistinguibili, c’è un crescendo di rumori confusi, finché non torna il “dong” delle campane iniziale, che però stavolta mi ricorda quello di un funerale. Questo brano è veramente interessante perché costruito con perizia cinematografica. Ascoltandolo, mi è sembrato di vedere le scene che si potevano in realtà solo udire, e che vi ho provato a descrivere.

Molto diversa è Creami, un brano delicato, l’unico singolo estratto prima dell’uscita dell’album, di cui è disponibile un visual video in bianco e nero realizzato da Antonio Stea. Le parole del brano sono una rielaborazione di una poesia di Ellen West, nella quale esprime il rifiuto del proprio corpo, il desiderio di vedersi in maniera diversa.

Creami
una seconda volta
Genera
Genera la terra
La terra il grano ed io
Resto incolta
Alle nuvole darò il mio
Respiro lento.

Seguono Glanze e Di notte, due brani con ritmica e intenzioni diverse, che tuttavia fanno entrambi parte della conclusione dell’album. Glanze presenta una parte ritmica intensa contrapposta a momenti dove la sola voce è accompagnata da sintetizzatori o da chitarre. Di notte, invece, è il brano più classico, meno innovativo ma non per questo meno gradevole. Comincia con i suoni delle cicale che si sentono nelle notti estive, accompagnate da chitarra – che poi è proprio il suono dello strumento che si usa d’estate. Il testo è più complesso e di stampo cantautorale.

Fin qui, il cantautore pugliese ci ha portato in un viaggio sonoro che rappresenta una sorta di “danza della liberazione” da un disordine alimentare che riflette quello mentale di Ellen West. Ma è venuto il momento di lasciare la protagonista, per ascoltare Biografia, che chiude l’album.
Come si evince dal titolo, è l’unico brano autobiografico. Contiene molti spezzoni cantati, e quasi parlati, che racchiudono ricordi d’infanzia. Dopo un’introduzione di circa 3 minuti, seguono rumori, suoni cupi, una parte centrale musicalmente scarna e infine un crescendo finale che conclude l’album lasciando l’ascoltatore disorientato.

“Prima Danza” è stato pubblicato dal label Dischi Uappissimi, distribuito da Artist First e impreziosito da un conturbante artwork realizzato da Noemi Mirata, che potrete ammirare sulla copertina del disco. Dall’11 aprile è disponibile in streaming e digital download, mentre nei prossimi mesi sarà realizzata anche una versione in vinile. Se amate la musica elettronica, e le storie un po’ tristi, quest’album fa al caso vostro.

Tracklist:
01. 4 Maggio
02. Corpo (Prima Colazione)
03. Bagar
04. Unica a ballare
05. Ellen West
06. Creami
07. Glanze
08. Di notte
09. Biografia

Cover album © Noemi Mirata
Photo © Siria Ettorre



One response to “Agenda dei buoni propositi – Prima Danza (Dischi Uappissimi, 2025)”

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