L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore Daniela Pontello
In un Alcatraz gremito di fan di ogni età, tra nostalgici degli anni ’90 e giovani curiosi di riscoprire le radici del dream pop, i Ride hanno messo in scena molto più di un semplice concerto. È stato un viaggio, un attraversamento temporale tra passato e presente, tra distorsioni oniriche e nuove intuizioni elettroniche, che ha testimoniato la vitalità e l’urgenza creativa di una band che – a distanza di oltre tre decenni dall’esordio – non ha mai davvero smesso di reinventarsi. Un ritorno, ma mai un revival. Con Interplay, il settimo album in studio pubblicato a marzo 2024 via Wichita Recordings, i Ride hanno segnato un nuovo capitolo artistico. È il quarto disco dopo la storica reunion del 2015, ma forse il più coeso e coraggioso della fase post-reunion: un’opera costruita sull’interazione (interplay, appunto) tra i membri della band, che alterna groove ipnotici e sintetizzatori densi a melodie oniriche che richiamano l’estetica shoegaze originaria. Questa dicotomia è emersa in maniera dirompente anche sul palco milanese.

L’apertura del concerto è affidata ai pesaresi Soviet Soviet, autori di un set breve ma incisivo, in cui anticipano alcuni brani dal loro prossimo lavoro. Il loro post-punk atmosferico ben si sposa con il mood della serata, aggiungendo tensione emotiva e riverberi carichi di pathos.
Quando i Ride salgono sul palco, accolti da un’ovazione, l’attacco è affidato a Peace Sign, singolo tratto da Interplay e ispirato alla storia del free climber Marc-André Leclerc. È un brano emblematico: epico, riflessivo, stratificato, un ponte perfetto tra la spiritualità sonora del nuovo album e l’introspezione che ha sempre caratterizzato la band.
La setlist è un equilibrio attentamente costruito tra passato e presente. I fan storici esplodono sui riff liquidi di Leave Them All Behind, Vapour Trail e Seagull, brani-icona di Nowhere (1990) e Going Blank Again (1992), eseguiti con una maturità tecnica che non tradisce l’intensità originaria. Ma è nei brani di Interplay che si percepisce la nuova linfa della band: Last Frontier, Light in a Quiet Room e Stay Free dimostrano che i Ride non sono un gruppo ancorato al passato, ma ancora in piena evoluzione.

Sul palco, Mark Gardener e Andy Bell guidano la formazione con sicurezza. Lo show è accompagnato da visual minimalisti, luci dense e atmosfere sospese. L’elettronica è presente ma mai invadente: i sintetizzatori (gestiti in buona parte da Steve Queralt) si intrecciano con le chitarre, ampliando lo spettro sonoro e confermando la scelta stilistica del nuovo disco, in cui il rock “a cascata” dei primi anni si fonde con influenze più introspettive e synth-driven – un’evoluzione naturale, come ha dichiarato la band.
Gardener, in una recente intervista, ha sottolineato la difficoltà e le lotte affrontate per arrivare a questo album: dalla pandemia alla dolorosa rottura con il manager storico, passando per sfide economiche comuni a molte band che non vivono di sola nostalgia. Eppure, in Interplay tutto questo dolore si è trasformato in arte. “Se non facciamo nuova musica buona, non possiamo andare avanti”, ha affermato con lucidità. Sul palco, questa determinazione si è vista tutta.

I Ride del 2025 non sono i ragazzi un po’ sfrontati che incendiavano i palchi all’inizio degli anni ’90. Sono uomini che si dividono tra famiglia, lavori “normali” e passione per la musica. Ma è proprio questa consapevolezza, questa sincerità disarmante, che rende il loro ritorno ancora più potente. Non cercano di imitare il passato, ma lo integrano in una narrazione nuova, personale, emozionante.
“Throw your hands in the air / Give me a peace sign”, cantano in Peace Sign. E il pubblico risponde, tra braccia alzate e occhi chiusi, rapito da un’esperienza sonora che è prima di tutto un incontro – tra generazioni, epoche, linguaggi.
Il concerto del 7 maggio all’Alcatraz non è stato solo una celebrazione della carriera dei Ride. È stata una dichiarazione d’intenti: la musica può ancora essere uno spazio di autenticità, anche nel caos dell’industria odierna. E i Ride, con la loro umanità, fragilità e immenso talento, sono ancora tra i suoi più fieri e poetici custodi.

Setlist – una scaletta che attraversa epoche:
Peace Sign
Jump Jet
Vapour Trail
Last Frontier
Leave Them All Behind
Future Love
Seagull
Light in a Quiet Room
Cali
Twisterella
Stay Free
Encore:
Dreams Burn Down
Taste











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