L I V E – R E P O R T


Articolo di Nicola Barin, immagini sonore di Roberto De Biasio

Il Kronos Quartet compie 50 anni ma non li dimostra. In un Teatro Olimpico stipato, il quartetto di San Francisco si presenta con una line-up rivista: dopo i recenti ritiri di John Sherba al violino e Hank Dutt alla viola sono giunti musicisti di notevole valore come Gabriela Díaz al violino, Ayane Kozasa alla viola e Paul Wiancko al violoncello che accompagnano il fondatore David Harrington al violino.
La grande versatilità della formazione, nata nel 1973, che riesce a muoversi con facilità e consapevolezza tra il repertorio classico del 900, europeo e soprattutto americano, permette anche a chi non è amante della musica classica di amarlo e frequentarlo.

Le collaborazioni, cosi come le commesse da parte di molti compositori contemporanei, hanno dato loro una visibilità sconvolgente. La domanda che ci si pone è che cosa li renda unici e con un suono cosi autonomo? Probabilmente il fatto è che, pur mantenendo ogni strumento una sua peculiarità, dall’altra parte notiamo la perfetta coesione tra i componenti per cui la singolarità ritrova il suo essere nella possibilità di formare e di esistere grazie al lavoro di tutti.

Si passa da Ohio di Neil Young con le sue inflessioni country, fino ad Alabama di John Coltrane con il suo incedere meditativo.
For All We Know riceve un applauso sentito dal pubblico e subito le coordinate si spostano ai suoni diafani e ieratici della notevole compositrice islandese Hildur Guðnadóttir con il brano Fólk fær andlit: gli spazi si dilatano, il violoncello si occupa di sostenere un bordone continuo e gli altri tre reiterano la melodia. La pulizia  timbrica è perfetta.

La serata continua con un piccolo capolavoro, Triple Quartet di Steve Reich, commissionata dallo stesso musicista per il quartetto. Brano strutturato che mette in luce le dinamiche del fondatore del minimalismo che ben si adattano alle caratteristiche dell’ensemble. Gli sfasamenti delle frasi musicali, che si compenetrano, creano nuove direzioni pronte a soffermarsi sull’importanza del singolo scambio e suono. L’incontro tra le linee melodiche/ritmiche lascia spazio all’ascoltatore di captare le direzioni inattese, quasi improvvisate, che la musica riesce ad intraprendere.

Una serata che si chiude con una traccia tratta dalla colonna sonora del film Mishima di Paul Schrader, scritta da Philip Glass, e interpretata dal Kronos Quartet nel 1985.
Un concerto sublime, complice anche i bellissimi effetti di luce che hanno avvolto il Teatro Olimpico, un ensemble al massimo della forma che ci auguriamo di rivedere al più presto.

Photo © Roberto De Biasio, per gentile concessione del Vicenza Jazz Festival

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere