L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Rossana Ghigo
È una sera che porta dentro l’estate, la luce e il profumo degli oleandri in fiore che dal mare spira verso l’incantevole Finalborgo. Quando il sole viene inghiottito dalla notte che avvolge come seta ogni cosa ci ritroviamo per celebrare un compleanno speciale, quello di Deborah Ballarò che ha lasciato un segno indelebile e importante nelle persone che l’hanno conosciuta e, con la sua sensibilità e la sua cultura, ha realizzato nel finalese tanti lavori importanti sia come architetto sia come assessore alla cultura, guidando tutti gli alunni che ha seguito su un sentiero di correttezza e di passione. Se ne è andata da poco ma il suo dolcissimo sorriso e la sua energia sono sempre presenti e in questa sera speciale tanti amici si sono radunati per omaggiare la sua memoria attraverso i brani che lei amava di più, le parole che arrivano leggere ad accarezzare la sofferenza della famiglia e un progetto a cui lei teneva moltissimo. Un’occasione per portare avanti la sua iniziativa a favore del Walce Aps, organizzazione che si batte contro il tumore del polmone.

Da un’idea di Ferdinando Molteni e dell’Amministrazione Comunale di Finale si sono ritrovati e alternati sul palco tra musica ed emozione molti artisti: Elena Buttiero e Anita Frumento, l’attrice Chiara Buratti, la cantautrice bolognese Helle, la cantautrice Chiara Ragnini, il comico e cantautore genovese Fabrizio Casalino, l’albenganese Davide Geddo, il cantautore e scrittore varazzino Emanuele Dabbono, Paolo Archetti Maestri degli Yo Yo Mundi, Delfino e Molteni, Massimo Schiavon, Francesco Campidonico, Fabio Gallo, Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore, i Rebis, Alessio Briano con Angela Vicidomini, Roberto Grossi con Filippo Pampararo, Roberto Rosa e Nicola Viola. La serata è stata condotta da Sabrina Calcagno. Tecnico del suono Alessandro Mazzitelli.

Così, come una giostra fatta di amore e di leggerezza, il tema di Deborah di Ennio Morricone apre le porte ad un’onda interminabile di emozioni. Sotto le dita di Elena Buttiero e Anita Frumento il pianoforte vibra e conquista diffondendo una commozione che è difficile da trattenere. Un duo molto apprezzato nell’arte del pianoforte a quattro mani. Il loro repertorio nell’ultimo tour americano ha toccato compositori dell’Ottocento italiano in stretto contatto tra loro: il genovese Cesare San Fiorenzo, autore di pagine bellissime dedicate alla Divina Commedia di Dante, e Giuseppe Verdi con arie da La Traviata e Il Trovatore.
Dopo 35 anni di carriera come voce degli Yo Yo Mundi, festeggiati con concerti e una mostra dal titolo “Canzoni di fuga e speranza” in cui si ripercorre la storia della band acquese, Paolo Enrico Archetti Maestri pubblica il suo primo album da solista: Amorabilia, un termine inventato dall’autore, nato dall’incontro tra le parole Amore e Memorabilia. Sul palco, accompagno da Helle e i Rebis, ci propone L’ amore trova sempre la sua strada. Perché accada quel che accada l’amore dura sempre, sempre percorre nuovi sentimenti e trova nuove vie per farsi sentire e proteggere.
Prosegue il cantautore savonese Francesco Campidonico con La mia stella, Ferdinando Molteni e Marta eseguono Come il giorno (Dylan-De Gregori) perché una delle passioni di Deborah fin da piccola è sempre stata la musica del Principe.
Fabrizio Casalino decide di ricordare l’allegria di Deborah con uno scioglilingua genovese in musica: «A-o meu neuo gh’é neue nae neue: a ciù neua de neue nae neue a n’eu anâ». La storia di una nave che senza l’abbraccio collettivo della città non vuole più navigare. Questo a dimostrazione che gli abbracci sono importanti e possono veramente infondere una forza e un coraggio che sembrava perduto. C’è un albero sul greto del fiume, a quell’ albero si consegna un ricordo doloroso e si ottiene in cambio un ricordo felice.

Un racconto dolcissimo letto da Fabio Gallo e tratto dal romanzo di Massimo Cotto Il re della memoria. La bimba consegna all’albero il ricordo dell’odore della morte. Un odore che ha toccato e segnato tutti noi ma che può essere trasformato in delicatezza, malinconia che ha il profumo di un fiore simile a gelsomino nella mia mente.
Emanuele Dabbono, nota penna per alcuni dei testi più profondi di Tiziano Ferro, Giorgia, Michele Bravi,Alfa e tanti altri incanta al pianoforte con il brano Quando non ci sarò più.
Avvolta di chiffon rosa come una nuvola che fa da ponte tra cielo e terra Chiara Ragnini dedica alla memoria di Deborah In ogni angolo del mondo. Con il suo carisma travolgente, attiva da più di un decennio nel panorama della musica indipendente, riesce sempre a trascinare il pubblico con eleganza e complicità.
«Il dolore è rosso, caldo e forte», come ci canta Davide Geddo in Angela e il cinema, un brano che, ricorda il cantautore ingauno, aveva strappato a Deborah un magnifico sorriso per il testo fatto di nonsense e irriverenti passaggi che celano però una sensibilità eccezionale.
Helle (nome d’arte di Lisa Brunetti) è una giovane cantautrice bolognese dotata di un sublime talento per la scrittura. Un processo creativo raro, una voce che attira in un universo parallelo dove tutto è onirico. «E ora fantasmi di polvere danzano nel salone la prigione orizzontale dalle veneziane tu mi hai dato una vita che io non sapevo di avere» con questo incanto e incontro di parole e visioni vince il premio La casa in riva al mare Musicultura 2024.

Un poderoso crescendo di voci femminili meravigliose in questa seconda parte di serata e ora si spalanca nella notte un sole talmente forte da accecare quello di Alessanda Ravizza che con Andrea Megliola firma il duo Rebis: tradizioni folk, un connubio felice che parte dal Mediterraneo, dal suo calore e dalle sue musiche perdute, toccando ogni riva linguistica, saggiandone l’armonia. Un progetto originale sospeso nel tempo che abbraccia la profondità e i canti di tanti popoli ora in sofferenza estrema.
Senza respiro, segue la magnificenza delle corde vocali di Angela Vicidomini accompagnata al piano da Alessio Briano. Mentre esegue La Rondine del mio adorato Mango mi sono ritrovata a pensare che per la prima volta in assoluto ho sentito dopo di lui un’interpretazione tanto intensa. Un brivido che non si spegne, decisamente unica.
Nonostante Deborah sia la rondine andata via, forse non è in un cielo sbagliato e l’amico Lorenzo Monguzzi la ricorda con il brano Senza Titolo in un dialogo a due profondo e intimo che lega indissolubilmente anche oltre la morte. Un cantautore eccellente che a metà degli anni ’90 dà vita con Piero Mucilli e Simone Spreafico a una formazione orientata alla musica acustica: i Mercanti di Liquore. Il repertorio è costituito inizialmente da brani rivisitati di alcuni grandi cantautori italiani, primo fra tutti Fabrizio De Andrè da cui traggono idea per il nome. Con il passare del tempo Monghuzzi avrà collaborazioni importanti e firmerà numerosi album con testi di grande impatto emotivo.

Ancora un omaggio alle preferenze musicali di Deborah da parte di Massimo Schiavon che al piano e voce interpreta Sempre e per sempre di De Gregori. Fine protagonista del panorama musicale ligure Schiavon è un artista a tutto tondo che vanta partecipazioni ad importanti appuntamenti di musica d’autore come la rinomata rassegna del Premio Tenco di Sanremo, il Festival della Parola di Chiavari, Raccontami di Pavia e importanti collaborazioni come quella con Jannacci.
«Il Tempo (capitolo secondo) ha il diritto di intromettersi in tutto, bene o male che sia. Tuttavia – lui che sgretola montagne, sposta oceani ed è presente al moto delle stelle, non avrà il minimo potere sugli amanti, perché troppo nudi, troppo avvinti, col cuore in gola arruffato come un passero». La splendida e dolcissima attrice, cantante, conduttrice Chiara Buratti legge alcuni passi tratti dalla poesia Progetto un mondo di Wislawa Szymborska. Un passo molto forte che vuole evidenziare quanto il sentimento rimanga inscalfibile alla morte. Segnata anche lei dalla perdita del marito Massimo Cotto, con i suoi occhi grandi e puliti conosce la lotta, la sofferenza e il ridonarsi alla vita in tutto e per tutto e soprattutto nonostante tutto. Proprio come Massimo per lei e Deborah per Roberto vorrebbero. L’energia di chi non è più fisicamente con noi è tangibile nei nostri cuori e nelle nostre emozioni.

La notte è piena di stelle sopra Finalborgo, una di quelle brilla in maniera particolare e infonde speranza e amore ai suoi meravigliosi ragazzi Lorenzo e Francesco mentre il marito Roberto Grossi si prepara a concludere la serata con alcuni estratti del suo album Le stelle della sera che ha voluto fortemente riuscire a realizzare prima della scomparsa di Deborah affinché lei potesse goderne appieno e gioire con lui di questa splendida soddisfazione. Con Chiara Buratti, Helle, Briano, Pampararo, Rosa e Viola interpreta Neve e, con la partecipazione di Lorenzo Monguzzi, I nostri fari spenti.
La conclusione della serata è un immenso abbraccio che si spalanca tra le note di Senti che silenzio che si sente cantato da tutti i protagonisti e dal pubblico commosso. Si sprigiona il profumo di lavanda, una signora nelle ultime file ne ha un grosso mazzo sulle ginocchia. Questo è un sentimento, un segnale, un segno, c’è qualcuno di assente ma fortemente presente. Una sensazione forte mi avvolge e ricordo le parole tratte dalla Consolazione alla madre Elvia di Seneca che la sorella di Deborah ha letto con grandissimo coinvolgimento emotivo a metà serata. Pur riconoscendo il dolore come una reazione comprensibile alla perdita, Seneca incoraggia Elvia a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni negative. Il ricordo può diventare forza e ispirazione attraverso il quale noi possiamo proseguire il nostro cammino consapevoli che chi ci ha lasciato cammina sempre e comunque accanto a noi.
















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