R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
La Compagnia Daltrocanto è una piacevole realtà italica, forse troppo misconosciuta ma che sa raccontare storie da quasi vent’anni. La terra delle loro radici, il meridione con i suoi suoni, le sue suggestioni e le sfumature della sua umanità. Hanno all’attivo già quattro lavori: Macedonia Mediterranea (2009), Ce sta sempre nu sud (2011), Tra le pieghe di un cielo stellato (2015) e Di Terra, di mare e di Stelle (2017).
A distanza di otto anni, ecco il loro nuovo disco. Come Acqua di mare trova ora una stampa in vinile, con inediti e non, nel senso letterale della parola: canzoni nuove certamente, ma anche vecchi successi che hanno segnato a fuoco la loro carriera e che oggi trovano un nuovo suono e una nuova espressione. Un album uscito a maggio in edizione digitale ed ora a giugno/luglio fisico in vinile ben corredato nella parte grafica e nei testi presenti all’interno. Un organico che cambia un poco e si rinnova vedendo oltre alle figure di sempre quali Antonio Giordano (voce, zampogna, chitarra, chitarra battente), Bruno Mauro (chitarra), Flavio Giordano (basso) e Luca Lanzara (tamburi a cornice, mandola, mandolino), anche le new entry, ovvero Imma Barbarulo (voce, cori, tastiere), Mario Villani (batteria) ed Osvaldo Costabile (violino, tenor banjo, octave mandolin, diplocordo, tin whistle, polistrumentista). Un pop d’autore che non tradisce le sue radici popolari, dove la terra degli uomini si mescola alla fragilità dei sentimenti e il tutto diventa una narrazione leggera, pulita, fatta di paesaggi e semplicità.

Il disco si apre con Come l’acqua di mare, in cui si delinea la visione dell’onda come simbolo dello scorrere del tempo ed è un brano di Roberto Billi (I Ratti della Sabina) dove si possono notare le sonorità di un violino, il giusto mix tra influenze irish-folk e di musica popolare italiana. La denuncia politica e sociale è dentro brani storici come Ventitré maggio (pubblicata anche come singolo) in cui appare come ospite a narrare non tanto la storia professionale, quanto la vicenda (mai abbastanza raccontata) umana di Giovanni Falcone, il cantante Danilo Sacco ex Nomadi. Canzoni che si mescolano a qualcosa dal sapore balcanico, più scuro e forse più rituale come Malacqua, quest’ultima composta dalla nuova entrata Imma Barbarulo. Come sempre è un viaggio di uomini e di origini.
La Compagnia D’Altrocanto sente il bisogno di rileggere cose già scritte (due brani in questo caso) e l’esempio più lampante è Ninna Nanna ai 700, ancora oggi attualissima e che si riferisce alle migrazioni, fenomeno di cui come popolo di migranti dovremmo sapere molto ed invece continuano a mietere vittime. La spada di San Giuseppe (La leggenda del Principe Enrico) è una composizione di Ambrogio Sparagna, Mario Incudine e Giovanni Aversano. La bellissima musica fa da sfondo ad una dichiarazione d’amore alla città di Salerno e su di essa si adagia una favola, quella del Povero Enrico, che ha le sue origini nel cuore medioevale di Salerno.
In ‘O bene e ‘o male di Mario Mercede e Bruno Mauro si parla in dialetto salernitano e l’atmosfera musicale unisce i ritmi della musica mediterranea con gli strumenti tradizionali, come zampogna, ciaramella e tammorra a fare da collante tra parole, musica, luoghi e persone. Canzone per Tonino, in cui presta la voce Clara Moroni, richiama alla lotta del sindacalista Tonino Esposito Ferraioli, ucciso il 30 agosto 1978 dalla camorra ed è il necessario tributo alle storie di integrità e coraggio che anche nella piccola dimensione della provincia salernitana forniscono un chiaro esempio di lotta al malaffare. In Quante notti invece si respira aria di festa. La storia dei musicisti, vagabondi di professione e di una inesauribile passione che li tiene sempre in bilico tra la necessità dell’altrove e il bisogno di mantenere i piedi per terra e le radici (in realtà mai un luogo fisico).
Un disco attento al rispetto della tradizione e al volerla rinnovare con nuove sonorità, legate all’area mediterranea e all’Irlanda. Sensibile alla realtà e alla storia del nostro Paese con temi mai scontati anzi purtroppo sempre attuali e lo si può notare nel racconto forte ed emozionante del dramma delle migrazioni e dei morti in mare, nelle storie di uomini che hanno sfidato gruppi mafiosi e hanno trovato la morte, ma anche nel saper imparare da loro e portare avanti le battaglie, conservando il loro ricordo.
L’album si chiude con Oltre la terra che bacia il mare: è un messaggio di speranza e un augurio a conservare la capacità di andare oltre e guardare avanti, proprio come fa il mare.
Tracklist:
- Come Acqua di mare
- Ninna Nanna ai 700
- La Spada di San Giuseppe (La leggenda del Principe Enrico)
- Tra nuvole e favole
- ‘O Bene e O’ Male
- Ventitré Maggio
- Canzone per Tonino
- Quante Notti
- Malacqua
- Oltre la terra che bacia il mare





![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)
Rispondi